L’attività fisica sta diventando una terapia imprescindibile per molte malattie. Non passa giorno che non c’imbattiamo in una notizia su questo tema. Tutto vero o c’è qualcosa di esagerato che s’approfitta della moda del momento, sfruttando e ingannando la credulità della popolazione in vista dei lauti guadagni che si fanno se la platea dei consumatori, come in questo caso, fa numeri importanti?

Le statistiche, al solito, parlano un linguaggio da interpretare. Per esempio, chi dichiara di fare attività sportiva con regolarità in Italia è, come numero, inferiore ai totalmente inattivi. L’ultima proiezione ISTAT, aggiornata al 2015, parla infatti del 39,1% di popolazione sedentaria, rispetto al 34,3% di sportivi, con l’avvertenza che fra quest’ultimi, e cioè 20 milioni di persone, solo ¼, 5 milioni (il 24,5%), pratica sport in modo continuato, il restante 9,8% lo fa quando capita. Per arrivare a 100 manca il 26,6%, il numero di coloro che fanno movimento occupandosi delle cose di casa. Giardinaggio e pulizie per mantenersi tonici.

20 milioni di sportivi, fra abitudinari e saltuari, sono tanti o pochi? Rispetto ad anni fa, quando la gente si ammazzava di stanchezza perché faceva lavori come l’operaio o il muratore e non aveva certo tempo, voglia e denaro per andare a fare sollevamento pesi? Ovvio, sono diventati tantissimi. Va detto che, nel frattempo, i “Pantani” della domenica hanno cambiato mestiere, sono diventati un esercito di impiegati; ma che senso ha questa comparazione? Nessuna.

Oppure, se vi sono popolazioni che fanno meglio? Potrebbe darsi, ma in concreto a chi interessa?

Lasciamo perdere i numeri e veniamo al nocciolo della questione. Di prassi i cardiologi, così come i diabetologi, non entrano nel merito di quale attività scegliere. Uno dei consigli che danno, è di orientarsi fra le attività che non siano controindicate, lasciandosi trasportare dalla passione e dalla curiosità, nella speranza che, in questo modo, l’impegno duri. Piuttosto, si limitano a dare indicazioni di massima sulle regole sulle quali conviene sempre fare affidamento. Questo perché, se le mode cambiano, le buone abitudini restano.

 Per esempio, in caso di diabete o di altra malattia cronica che c’entra con i fattori di rischio cardiovascolare, fare esercizio fisico permette di perdere peso, abbassare nei limiti desiderabili la pressione arteriosa e i valori di lipidi, colesterolo e trigliceridi. Questi ultimi due valori sono particolarmente importanti perché si combinano: i trigliceridi fanno da mezzo di trasporto per le particelle di colesterolo cattivo (LDL).

Nello specifico dei diabetici, lo sport tiene a bada i livelli di glucosio e contrasta la resistenza all’insulina. Inoltre, la corsa, il giro in bici non meno della sessione di pesi servono a mantenere l’emoglobina glicata nella norma: ovvero mantenere la curva glicemica sotto controllo a ogni bimestre. Un benefit garantito da tutti i tipi di esercizi. A detta degli esperti, praticando attività aerobica e/o di forza (o resistenza, che dir si voglia) il risultato non cambia. Piuttosto, è meglio scegliere secondo i propri gusti, per evitare di stufarsi presto. Entrambi i tipi di esercizi aiutano ad abbassare l’insulino-resistenza, in special modo nelle persone sedentarie, in sovrappeso e già in là con gli anni. Chi ha il diabete e cammina almeno due ore a settimana, riduce le probabilità di morire d’infarto. Se questo tempo dedicato a delle sane passeggiate a passo sostenuto, meglio se in un’ambiente con po’ di verde intorno, dovesse raddoppiare, anche gli effetti benefici si potenzierebbero in egual misura. I ricercatori hanno notato che i benefici vari si riscontrano anche in presenza dei classici fattori di rischio come sovrappeso e obesità, e di cattive abitudini comportamentali come fumare e alzare il gomito.

Nelle donne, in particolare, s’è visto che coloro che praticano attività fisica da moderato a vigoroso riducono del 40% il rischio d’infarto rispetto alla controparte di sedentarie. Camminare è un ottimo esercizio, ma anche correre non è da meno. Forse un po’ più ostico da praticare a causa dei molti inconvenienti per le articolazioni. L’importante, se si corre, è fare le cose per gradi. Superare i momenti in cui si è in debito d’ossigeno riducendo l’andatura al minimo, fino a camminare. L’importante, suggeriscono gli esperti, è sforzarsi di introdurre la respirazione diaframmatica. In questo modo si pompa ossigeno dal basso ventre, liberando la parte alta del corpo da sforzi e pressione eccessivi. Respirando con il diaframma si alleggerisce la tensione sulle spalle e tutta la postura ne beneficia.

Un piccolo segreto, a quanto pare, è quello di aiutarsi con la musica. La musica è ritmo che si trasforma in energia allo stato puro. Basta sintonizzarsi sul tempo di battuta dei brani in ascolto e il gioco è fatto. Non esiste una musica meglio di un’altra da questo punto di vista, garantiscono gli esperti. La musica deve innanzi tutto piacere per essere stimolante. Ecco perché ciascuno di noi può tranquillamente ascoltare la propria anche quando corre o cammina. Addirittura, c’è chi non vi rinuncia neppure in piscina, grazie alle cuffiette resistenti all’acqua.

Alla fine di una giornata in cui ci s’è lavorato e tribolato per quello che ci compete ma senza risparmiarsi sul versante sportivo, succede che il consumo di energie predisponga a un riposo notturno più completo. Da un sonno ristoratore riparte sempre un fisico più tonico e una mente più sgombra da stati d’ansia e da cattivi pensieri, grazie alla stanchezza “sana” che si è accumulata, nell’arco della giornata, facendo movimento.

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