Cristina Cavalletti, Unità Coronarica Policlinico Umberto I,
Università “La Sapienza” di Roma.

Colpa degli acufeni 
Buongiorno da due anni uso Triplian 10/2.5/10 con risultati ottimi per la pressione; devo sospenderlo in quanto mi sono aumentati in modo esponenziale degli acufeni al lato sinistro. A volte bilaterali soprattutto il mattino…. insopportabili! Mi sono documentato e la causa sembrerebbe riconducibile ad alcuni componenti definiti acufenici di classe, che sono: Perindropil Indapamide Amlodipina e Arginina non rilevata dalla mia ricerca ma comunque sospetta. Chiedo al cardiologo, dato che il mio medico di base non ha l’esperienza e la specializzazione di consigliarmi, altra terapia per la ipertensione che sia valida e non contenga altri componenti acufenici. Ringrazio anticipatamente! Cordiali saluti.

Gentilissimo, gli acufeni sono un disturbo assai diffuso e fortunatamente benigno, nel senso che non ha nessun tipo di conseguenza, ma che senza dubbio è fastidiosissimo, talvolta addirittura invalidante, senza che nella maggior parte dei casi si riesca ad individuarne la causa. Anche l’attribuzione a questo o quel farmaco è una mera ipotesi, e quasi tutte le molecole impiegate in medicina ne sono prima o dopo state considerate responsabili. Dunque, se lei assume il Triplian da due anni, e se i suoi acufeni non sono chiaramente iniziati subito dopo, credo sia improbabile che proprio il Triplian sia responsabile del disturbo. Temo che, sospendendo il farmaco, lei rischi di perdere gli “ottimi risultati per la pressione” senza peraltro che gli acufeni scompaiano. Ad ogni buon conto, potrebbe valer la pena di effettuare un tentativo di terapia alternativa, ad esempio con beta bloccanti e diuretici. Ma deve essere comunque il medico di base ad effettuare la prescrizione ed a valutarne insieme a lei gli effetti.

Interazioni fra farmaci note ai cardiologi         
Gentile Dott.ssa, ho 70 anni e ho avuto un episodio di fibrillazione atriale un mese fa. Sono stata ricoverata per 3 giorni. I valori sono tornati normali già il giorno dopo. Mi hanno ordinato una cura con Eliquis 5 mg da assumersi due volte al giorno, Bisoprololo 1,25 mg, uno alla mattina. Olmetec di 10 mg, Crestor da 5 mg. Ho letto che ci sono interazioni del Crestor con anticoagulanti (Eliquis). Le ultime analisi del colesterolo sono: totale 212, HDL 60, LDL 121. Sino ad oggi contro il colesterolo prendevo un integratore a base di riso rosso fermentato e monacolina più lecitina di soia a colazione. Vorrei chiederle un suo parere in merito.
Potrò prendere ugualmente il Crestor o esiste un altro farmaco che non interagisce con Eliquis? Grazie per una Sua risposta.

Gentilissima signora, la terapia che le è stata prescritta mi sembra perfettamente adeguata alla situazione. Quanto alle interazioni del farmaco anticoagulante (Eliquis) con i farmaci che regolarizzano i livelli di colesterolo, queste non riguardano solamente il Crestor, ma tutte le statine, cioè la classe di farmaci anticolesterolo più utilizzata, e presente, in bassa dose, anche all’interno dei preparati a base di riso rosso. Del resto, tali interazioni sono ben note ai medici cardiologi che prescrivono abitualmente sia gli anticoagulanti che le statine, e che dunque adeguano la posologia delle prescrizioni alle interazioni stesse. Si attenga quindi con fiducia alle prescrizioni che le sono state fornite, limitandosi a segnalare eventuali problemi ai colleghi che l’hanno in cura.

Il tarlo dello streptococco  
Buongiorno ho 31 anni e ho un dubbio. Talvolta in passato ho sofferto di mal di gola (come tutti) ma essendosi sempre risolti da soli nel giro di qualche giorno, non mi sono mai allarmata e mi sono sempre curata da sola, senza andare dal medico, con fans o paracetamolo nel caso ci fosse associazione con febbre e influenza (parlo in età adolescenziale e adulta; in età pediatrica mi seguiva il pediatra e non mi ricordo se mi abbia mai prescritto antibiotici ma suppongo di sì, in caso di necessità; ricordo che era molto scrupoloso come pediatra).
C’è da dire che, comunque sia, è molto raro che io soffra di mal di gola. Ora, ho casualmente letto che il mal di gola può essere causato da streptococco beta emolitico e che questo streptococco può causare danni cardiaci se non si cura con l’antibiotico.
Io non ho mai preso antibiotici per i miei mal di gola (almeno, non negli ultimi 15 anni, prima non ricordo) né mai mi sono fatta visitare dal medico di base in caso di faringiti, proprio perché, nel giro di qualche giorno, sono passate autonomamente (anche quando associate a influenza o febbre) Adesso ho paura che se per caso uno di questi mal di gola fosse causato da streptococco, potrei avere danni cardiaci senza saperlo o potrei svilupparli in futuro se non eradico il batterio.
Preciso che tre anni e pochi mesi fa ho effettuato ecocardiogramma transtoracico con il risultato che era tutto ok. Questo esame può escludere danni al cuore? A questo punto dovrei fare (anche in assenza di sintomi) un tampone per vedere se ho lo streptococco e se ce l’ho prendere un antibiotico per eradicarlo? Anche se ora sto bene? Dovrei far controllare anche mia figlia di due anni? Che non ha mai avuto mal di gola. Grazie.

Gentilissima, lo streptococco beta emolitico può in effetti essere responsabile di danni cardiaci, come anche di nefrite, del reumatismo articolare acuto e di tonsilliti. Queste ultime però di solito si manifestano non come un semplice mal di gola, ma con febbre alta, dolore violento e placche molto vistose. In altri casi, la presenza dello streptococco può essere alla base di febbricola prolungata e malessere. Si tratta dunque di condizioni che ben difficilmente passano inosservate per un pediatra “molto scrupoloso” come era il suo. Se poi all’ecocardiogramma era “tutto ok”, non c’è proprio nessun dubbio. Quanto a Sua figlia, se non ha mai avuto nessuna manifestazione, stia tranquilla e la lasci tranquilla.

Pericardite che preoccupa 
Salve, sono un ragazzo che ha la pericardite infiammatoria con abbondante liquido pleurico e, vorrei delle informazioni (nessuno mi ha saputo dirmele chiare). In questo momento vi sto scrivendo dalla terapia intensiva cardiologica. Sono monitorato e mi hanno messo un affare sul cuore per appunto monitorarmi meglio e poi un affare al dito. La mia domanda è la seguente: sono allergico alla cardioaspirina e, vorrei sapere se esistono altri farmaci efficaci contro questa malattia per fare assorbire il liquido. Poi un’altra cosa: il fatto che mi hanno messo in terapia intensiva cardiologica è pericoloso per la mia vita? Non si muore di pericardite, anche se è grave? Aspetto vostre risposte chiarissime. Grazie. Sono molto preoccupato.

Gentilissimo, come Lei ha correttamente immaginato, la ragione per cui è stato ricoverato in terapia intensiva cardiologica è proprio tenere sotto continuo monitoraggio quelle che i medici chiamano “funzioni vitali”: pressione arteriosa e venosa, frequenza cardiaca, temperatura, ossigenazione del sangue (a questo serve l’aggeggio che le hanno messo sul dito).  Nel caso in cui tali funzioni dovessero mostrare alterazioni importanti, si può intervenire in modo opportuno molto rapidamente, prevenendo ulteriori aggravamenti. Cerchi perciò di essere sereno. Quanto all’allergia per la Cardioaspirina, non è un problema: le terapie contro la pericardite non si basano su quel farmaco, ma piuttosto su cortisonici, colchicina, ed in qualche caso antibiotici. Peraltro sono certa che se chiederà ai colleghi responsabili della struttura dove è ricoverato, le confermeranno quanto le ho appena scritto, anche con spiegazioni più dettagliate, che io non sono in grado di darle un quanto non ho informazioni dirette sul suo caso specifico.

Capogiri dopo il sesso, quando è lui ad accusarli           
Illustre dottoressa, il mio compagno ha 63 fa il muratore carpentiere, un lavoro pesante. Due anni fa poche, ore dopo che siamo stati intimamente assieme, ha avuto una sincope di tachicardia con 200 battiti al minuto: diagnosi fibrillazione. Ora prende regolarmente un betabloccante, da 1.25. Il suo cardiologo gli ha consigliato di evitare i rapporti intimi perché molti rischiosi. Per un po’ c’eravamo allontanati. Da 6 mesi ci stiamo rifrequentando e purtroppo, puntuale, dopo l’intimità, a distanza di qualche ora, si lamenta di un forte mal di testa. A volte anche capogiri. Lui non soffre di mal di testa se non dopo che stiamo assieme. Sono molto preoccupata, è davvero possibile che chi soffre di fibrillazione non possa avere intimità o forse c’è qualcosa di più grave della fibrillazione che non è stato riscontrato?

Gentilissima Signora, ho l’impressione che con il cardiologo non vi siate capiti. L’attività sessuale comporta un impegno fisico e psichico piuttosto modesto, non certo superiore a quello del lavoro di muratore e carpentiere. Se il suo compagno, nonostante la non tanto verde età (posso ben dirlo, perché è la stessa mia), riesce a lavorare nei cantieri non può avere alcun problema nelle cose d’amore. Oltre tutto, lei mi dice che il famigerato episodio di fibrillazione atriale si verificò, due anni fa, non durante l’attività sessuale o subito dopo, ma “poche ore dopo”, dunque non c’entra proprio niente.  E il “mal di testa” o i “forti capogiri” di cui il paziente si lamenta ora non sono sintomi che facciano pensare alla fibrillazione atriale.
L’idea che mi sono fatta è che il Suo compagno sia rimasto comprensibilmente molto spaventato dall’episodio di fibrillazione atriale, lo abbia messo in relazione (probabilmente a torto) con l’attività sessuale di qualche ora prima, e ora sia angosciato ogni volta che riprova ad avvicinarsi a lei, temendo di avere nuovamente problemi.
Vi consiglierei di effettuare un nuovo controllo cardiologico (peraltro, dopo un episodio di fibrillazione atriale, è opportuno sottoporsi periodicamente a controlli), in modo da avere consigli aggiornati alla situazione attuale sulle terapie da assumere e sui comportamenti da seguire.

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