Michel Houellebecq, “Estensione del dominio della lotta”, La nave di Teseo, Milano 2022.

Uno dei primi romanzi di Michel Houellebecq s’intitola Estensione del dominio della lotta. Lo si legge nella nuova edizione della Nave di Teseo, la casa editrice che Elisabetta Sgarbi ha fondato nel 2015 con l’appoggio di Umberto Eco e che Houellebecq ha fatto propria per la pubblicazione italiana dei suoi libri, scegliendo di rimanere fedele alla Sgarbi, con la quale ha un rapporto privilegiato fin dai tempi in cui la Sgarbi lavorava in Bompiani, il primo editore italiano dei romanzi, delle poesie e dei saggi del noto scrittore francese. Ne parliamo per suggerirne la lettura. Nel farlo segnaliamo il pezzo in cui il protagonista trentenne di questo romanzo che Houellebecq diede alle stampe a metà degli anni Novanta, diventa l’ingegnere sistemista che la ditta informatica per la quale lavora ha scelto da mandare in trasferta fra i dipendenti del Ministero dell’Agricoltura. Suo compito è insegnare a usare meglio il loro software gestionale che sta incontrando non poche resistenze da parte degli interlocutori, recalcitranti e forse un po’ timorosi per il cambiamento totale che il computer all’epoca stava per introdurre nelle mansioni lavorative di tutti. Da qui al succo del romanzo il passo è breve. All’ingegnere la ditta assegna un collega, un informatico di poco più giovane con la caratteristica di essere terribilmente brutto. Il suo aspetto è così repellente che ogni tentativo che egli mette in atto per piacere alle ragazze sembra destinato al più miserabile degli insuccessi. La sconfitta perenne di questo poveraccio viene vista come un’estensione della lotta di classe, del dominio della lotta di classe, come suggerisce il titolo, in cui chi nasce svantaggiato è destinato più di tutti gli altri a sperimentare la sconfitta nella lotta per la vita.  Il brutto anatroccolo in questione è come l’africano nullatenente e privo d’istruzione che sbarca in Europa alla ricerca di una vita più degna e si ritrova a spezzarsi la schiena in un campo di pomodori per due soldi, una capanna di lamiera per casa e molto astio e animosità tutt’intorno. L’ingegnere alter ego dell’autore, o per lo meno in sintonia come temperamento decadente a tutti i protagonisti dei romanzi di Houellebecq, osserva la metamorfosi che sta portando il collega all’autodistruzione. In un momento di lucida follia cerca di facilitargli il percorso. In che modo ciò avvenga lo lasciamo scoprire al lettore. Qui diciamo che l’ingegnere sembra anch’egli votato a farsi del male. Nel suo caso è l’incapacità di vivere a tiranneggiarlo, una sorta di spleen di cui si intuiscono le origini in un’infanzia infelice, tratto comune di tutti i personaggi di Houellebecq. Fatto sta che l’ingegnere fuma e beve senza requie. Quando arriva a quattro pacchetti di sigarette al giorno, una sera avverte una fitta al petto, dolori a un braccio e alle spalle che lo spingono a credere che sta per avere un infarto. I sintomi sono da manuale. In Pronto Soccorso scopre che non si tratta di infarto ma di pericardite. Com’è noto, questa infiammazione della membrana che riveste il muscolo cardiaco ha sintomi molto simili all’infarto e fra le cause scatenanti può avere l’innesco nello stress psico-fisico. La pericardite si distingue in acuta e cronica. Nel primo caso, la manifestazione dolorifica si manifesta all’improvviso ma ha una durata limitata. Quando invece si cronicizza, significa che sta avendo uno sviluppo più lento e richiede più tempo per la remissione. Sia acuta che cronica la pericardite ha origine idiopatica, il che significa che non si sa con esattezza quale ne sia la causa.
Sappiamo che quando il corpo è debilitato e le difese immunitarie si abbassano i casi di pericardite sono tutt’altro che rari. «Certi segni clinici di pericardite – ci spiega Cristina Cavalletti, specialista in cardiologia e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Cardiovascolari, Università La Sapienza di Roma – come il dolore toracico diffuso, la presenza all’auscultazione di sfregamenti pericardici, le alterazioni dell’elettrocardiogramma e dell’ecocardiogramma, la presenza di febbre e l’elevazione di alcuni parametri ematologici, primi fra tutti la VES (velocità di eritrosedimentazione) e la PCR (proteina C-reattiva), orientano decisamente verso un’origine infettiva/infiammatoria».
Se Houellebecq ha assolto il suo compito presentando questa malattia con tutti i crismi della scienza medica, crediamo che anche noi stiamo per assolvere il nostro, che in questo caso consiste nel suscitare interesse verso un’opera letteraria traguardandola dalla specola della medicina che si prende cura del cuore.

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