Mangiare sano per ridurre le emissioni di CO2 e contribuire in questo modo a salvare il pianeta e a tutelare la salute degli individui impendendo che si ammalino di cancro e di malattie cardiache? La connessione non è affatto peregrina. Più volte dalle pagine di questo giornale abbiamo messo in guardia dal forte impatto che la produzione industriale di carne ha sul pianeta, ricordando che due terzi dei disboscamenti che avvengono in Amazzonia sono per le monoculture di mais e soia che servono per alimentare bovini, pollame e suini negli allevamenti intensivi. Che l’enorme quantità di gas serra che le deiezioni di questi animali producono hanno un impatto sull’ambiente non diverso di quelli delle ciminiere delle fabbriche. Ma non è questo il punto, non sono questi gli argomenti sui quali vogliamo tornare. Alla luce del vertice mondiale delle Nazioni Unite che si è tenuto a New York lo scorso 23 settembre, incentrato sul problema di sfamare il pianeta nel rispetto della riduzione delle emissioni di CO2 che l’agenda mondiale s’è posta come obbiettivo entro il 2030, è emerso un altro nervo scoperto nella filiera alimentare. Ne parliamo sulla scorta di quello che la nutrizionista statunitense Marion Nestle, già professoressa emerita alla Università di New York, ha ribadito alla vigilia del summit mondiale, reperibile nel suo blog. Qui, in un colloquio con un giornalista della Stampa Estera, la professoressa Nestle ha ricordato i danni che, a suo giudizio, sono imputabili ai cosiddetti ultra-processed food. Di che cosa si tratta? Cominciamo con il dire, in accordo con uno scritto divulgativo reperibile sul sito della BBC, che più della metà delle calorie che una persona mediamente accumula provengono da alimenti ultra-elaborati o industriali che dir si voglia. Gli alimenti industriali contengono ingredienti che nessuno si sognerebbe mai di aggiungere quando cucina. Possiamo non riconoscere i nomi di questi ingredienti, ma si tratta di sostanze chimiche, di coloranti, dolcificanti e conservanti utili a rendere il gusto più gratificante, l’aspetto più allettante e la commestibilità spostata più in là come data di scadenza. Ebbene, è da tempo che studiosi come Marion Nestle mettono in guardia dai rischi per la salute che i cibi così addizionati causano quando vengono consumati con regolarità. Diverse ricerche scientifiche sull’argomento hanno collegato questi alimenti a morte prematura e a cattive condizioni di salute. Nello speech che abbiamo menzionato, Marion Nestle, citando una stima per difetto, sostiene che al mondo ci sono almeno due miliardi di individui affetti da diabete alimentare, obesità e altre malattie croniche causate dal consumo continuo di cibi industriali. Tra questi prodotti spiccano gli zuccheri o, meglio, quelli addizionati con dolcificanti, come le bevande gassate che tutti conosciamo, responsabili di denti guasti e obesità nei bambini.

Seguendo l’articolo della BBC, gli alimenti industriali più comunemente noti sono il pane confezionato, le pietanze precotte, i cereali per la colazione, gli insaccati e tutti i preparati ripieni, come pasta al forno e ravioli. Seguono a un dipresso i prodotti di pasticceria, i biscotti, le torte salate, le pizze e le focacce. Tra le bevande analcoliche, i succhi di frutta e i già menzionati soda drinks. Infine, gli snack salati, comprese chips e patatine confezionate, passando per salse, condimenti e per tutti i sughi precotti. Ci sono diversi studi che collegano il consumo di alimenti industriali alla mortalità complessiva  – ha chiosato Marion Nestle – in particolare merita attenzione uno studio clinico controllato commissionato dall’Istituto Superiore di Sanità degli Stati Uniti, nel quale s’è visto che il gruppo di soggetti nutriti con cibi industriali ha immagazzinato qualcosa come 500 calorie extra in più al giorno rispetto al gruppo di controllo, che invece ha seguito un dieta più bilanciata, ripulita dal cibo-spazzatura. 500 calorie extra al giorno portano presto al sovrappeso, altrettanto presto all’obesità e alle malattie del metabolismo a esse riconducibili. Sul versante opposto dei cibi industrializzati, vi sono quelli che non lo sono affatto e che mantengono l’organismo in equilibrio grazie all’apporto bilanciato fra i nutrienti, grazie al giusto apporto di fibre, di vitamine e di grassi a basso contenuto di colesterolo. Di quali alimenti si tratta? Della frutta e della verdura, ovviamente. Ecco perché se mangiamo meno cibi industriali, meno carni ma più frutta e verdura, facciamo del bene al pianeta e alla salute dei suoi abitanti.

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