Il tasso di mortalità negli ultimi dieci anni della Cardiochirurgia Pediatrica presso gli ospedali Riuniti di Ancona è pari 0,4%, contro il 3,7% della media europea.

C’è un luogo nelle Marche famoso non per il cibo, per il mare o per l’arte, come spesso succede. Si tratta invece di un fiore all’occhiello della sanità marchigiana, un ospedale in cui curano le cardiopatie infantili. È il reparto di Cardiochirurgia e Cardiologia Pediatrica e Congenita diretto dal professor Marco Pozzi ad Ancona. Pozzi ha trasformato quella che era una consulenza saltuaria, con un lavoro a tempo pieno nel capoluogo marchigiano. Una collaborazione avviata nel 2008. È da allora che ha preso forma e sostanza questa eccellenza italiana, che si distingue per la bassa percentuale di mortalità nei giovani pazienti. Stando a quello che si evince dai grafici che Pozzi propone, in occasione della presentazione del 6 ottobre all’hotel Four Season a Milano, il tasso di mortalità negli ultimi dieci anni della Cardiochirurgia Pediatrica presso gli ospedali Riuniti di Ancona è pari 0,4%, contro il 3,7% della media europea.  I neo-genitori sono smarriti, per non dire terrorizzati, quando scoprono le cardiopatie nei nascituri, anche perché sono tanti i ginecologi che prospettano loro l’aborto. Oggi invece esistono reali possibilità di affrontare con successo queste patologie e donare ai bambini una vita normale e in salute.
«Il 21% dei nostri pazienti è rappresentato da neonati nei primi 30 giorni di vita – aggiunge il professore, commentando il dato appena esposto – il 30% da neonati all’anno di vita, il resto da bambini e adolescenti e, in misura minore, da adulti di tutte le età. Ultimamente abbiamo ricoverato un 70enne al terzo re-intervento. Anche in questi casi più complessi, il tasso di mortalità è altrettanto basso, pari allo 0,8%».
Un esemplare del primo tipo di paziente è rappresentato dalla figlioletta di Chiara. Chiara è una giovane mamma, presente a Milano per raccontare dei suoi trascorsi, ma fatica a parlare. Ciò che vuole dire, lo articola a stento, a causa della forte emozione che il suo vissuto ancora le suscita. Stava portando avanti la gravidanza di due gemelline, quando le dicono che c’è qualcosa che non va al cuoricino di una delle due. Quel organo, pur così piccino, è affetto da una grave malattia congenita; fatto sta che le prospettano un aborto selettivo. Poi la cardiologa vuole andare più a fondo della questione. Sente Pozzi e le spalanca una nuova possibilità. È convinta che sia possibile portare a termine la gestazione di tutte e due le bambine, a patto che Pozzi operi il cuore della neonata malata. «La gioia più bella per una mamma è vedere entrambi i propri figli fare le stesse cose – riesce a dire Chiara prima di congedarsi fra gli applausi di sostegno del pubblico – al punto che nessuno direbbe quale delle due gemelline è quella che ha subito l’intervento». Più sicura nell’eloquio ma non meno vivida di emozioni la testimonianza di Valentina, sarà perché ormai Valentina s’è calata nel ruolo. È la presidente della Onlus Un Battito di Ali e, in questo ruolo ufficiale, ha imparato a gestire l’emozione e ad andare dritta per la strada che lei e altre mamme dell’Associazione si sono scelte. Con le loro iniziative vogliono dare manforte ai bambini e alle famiglie che passano nel Reparto di Ancona. «Il primo progetto sul quale ci siamo concentrati è stato quello della “cartella gioiosa”. Due volte a settimana uno dei volontari dell’associazione dalle sorprendenti doti istrioniche, si traveste da dottor Pupozzi e passa in reparto coadiuvato dai suoi assistenti, che sono i tirocinanti in medicina, per suscitare un po’ di ilarità fra i bambini, con il pretesto, appunto, della cartella giocosa». Un Battito di Ali s’è fatta carico della battaglia legale finalizzata a introdurre la figura dell’osteopata in reparto, in attesa che i decreti attuativi lo rendano obbligatorio. «Senza i decreti attuativi, la nuova legge che riconosce il ruolo di professionista della salute per l’osteopata, non dà potere agli ospedali di assumerli a tempo pieno», ha ricordato Paola Sciomachen, presidente del Registro Osteopati Italiani (ROI) nel suo intervento. L’osteopata è una figura sanitaria professionale che ha competenze specifiche per lenire i dolori del post-intervento. Occupandosi in questo caso di bambini, riesce a far formazione ai genitori, aiutandoli a interpretare correttamente i sintomi di dolore e gestire l’ansia e la paura, di concerto con quanto propone un’altra figura professionale centrale nell’équipe di Pozzi, la figura dello psicologo. «Abbiamo creduto da subito che un approccio multidisciplinare fosse quello giusto – ha aggiunto il professor Pozzi – Non è possibile limitarsi a riparare i cuori dei bambini, lasciando poi alle famiglie tutto il carico d’ansia che il trauma della malattia e dell’intervento sono in grado di suscitare».

Il professor Pozzi (prima fila, al centro) e alcuni fra i colleghi e i volontari dell’associazione Un Batitto di Ali a Milano, in occasione della presentazione del 6 ottobre.

Di seguito, tutte le iniziative che Un Battito di Ali ha creato:
– La Cartella Giocosa, l’attività giocosa attraverso la quale il bambino prende consapevolezza della sua malattia e dei trattamenti necessari per affrontarla. In reparto un professionista Clown Dottore, Il “Dottor Pupozzi”, affianca Medici e Infermieri nel compito di spiegare la malattia e le cure (https://unbattitodiali.it/progetto-la-cartella-giocosa/)
– Progetto Osteopati, il primo progetto in Italia per garantire ai pazienti trattamenti osteopatici per i bambini post operati (https://unbattitodiali.it/progetto-osteopatia/)
– Cuori In Movimento, per favorire l’avvio o il ritorno all’attività fisica e sportiva di soggetti cardiopatici sia in età pediatrica che in età adolescenziale e adulta (https://unbattitodiali.it/progetto-cuori-in-movimento/)
– Telemedicina, progetto innovativo che grazie a innovativi micro-device permette di controllare e monitorare costantemente l’andamento clinico dei piccoli pazienti (https://unbattitodiali.it/progetto-telemedicina/).
– Progetto Macroregione, creazione di un network transnazionale per la diagnosi precoce ed il trattamento di cardiopatie congenite pediatriche nella Macroregione Adriatico-Ionica (https://unbattitodiali.it/progetto-macroregione/)
– Morti improvvise degli atleti, acquisto di una ecosonda 3D, un gioiello tecnologico sofisticato che consente di migliorare l’accuratezza diagnostica delle patologie cardiache attraverso ecografie tridimensionali (https://unbattitodiali.it/progetto-morti-improvvise-degli-atleti/).

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