di Fulvio Massini

Quale sport per i nostri figli, e soprattutto a che età farli iniziare? Nel valutare l’attività fisica del bambino bisogna adattare i carichi di lavoro alla normale evoluzione del corpo, onde evitare rischi ed effetti collaterali che possono subentrare anche molto più in là negli anni

Quando si parla di bambini e sport, il primo pensiero che ci passa per la mente è: non saranno troppo piccoli per fare attività agonistica? In questo campo la letteratura sportiva si è molto evoluta, dando delle linee guida e dei percorsi su base medico-scientifica. Si vede spesso, soprattutto all’interno delle piscine, piccoli, anzi piccolissimi bebè di soli quattro/cinque mesi con tanto di costumino, giocattolo e mamma al seguito, vicino al bordo vasca pronta per entrare. In questo caso, si parla solo di acquaticità, cioè percezione del proprio corpo nel mezzo acqua. È solo uno dei tanti esempi in cui il bambino viene sottoposto a un primo approccio, sotto la presenza rassicurante dei genitori, con un’attività legata alla pratica sportiva seppur in maniera periferica.  Altro punto cardine è il tipo di attività e di proposta che può essere fatta al nostro giovane sportivo. Proprio in questo settore ci sono state delle notevoli evoluzioni passando da modelli unilaterali di attività fisico-motoria a modelli multilaterali che hanno permesso uno sviluppo più armonico ed equilibrato del bambino. Il rapporto tra attività fisica e bambino va strutturato già dai primi anni.

Facciamo un passo indietro, cerchiamo di capire quali sono le modificazioni a cui è sottoposto l’organismo durante la fase di crescita. Soltanto così possiamo avere una visione chiara su eventuali proposte e attività a cui possono avvicinarsi i nostri figli e i benefici che ne trarrebbero negli anni futuri.

Crescere significa evoluzione delle caratteristiche morfo-funzionali e della personalità: l’attività fisica può aiutare questa evoluzione che vede il bambino trasformarsi in preadolescente, in adolescente, in adulto e in anziano. Quindi subito dopo il concepimento, dopo che è avvenuta la fecondazione, iniziano i processi di accrescimento. Questi processi sono influenzati da due cause. Le primarie sono caratterizzate dall’ereditarietà, dall’azione endocrina e dal sistema nervoso. Le cause secondarie dipendono oltre che dal sesso e dalla razza, anche dai fattori ambientali, in diretta dipendenza i fattori nutrizionali e l’attività fisica. Diverse ricerche hanno dimostrato come i fattori ambientali possono modificare l’espressione genica dell’individuo. Abitudini alimentari errate e uno stile di vita sedentario del bambino possono essere condizionanti per il percorso di vita nell’adulto. La cultura alimentare e sportiva va insegnata da subito. Negli ultimi anni il numero dei bambini obesi nei Paesi industrializzati è stato in continua crescita. Esiste una stretta relazione tra il bambino obeso, l’adulto obeso e le malattie cardiovascolari. Il nostro compito è quello di informare e proporre ai nostri figli delle attività che ben si sposano con la loro crescita.

Ad alcuni di voi sarà sicuramente capitato di portare il figlio di circa 9-10 anni a una corsetta domenicale e vederlo correre più veloce di voi e senza mai fermarsi. Sicuramente la mamma si sarà preoccupata, ma state tranquilli, se consideriamo il bimbo un’automobile il suo motore (cuore) è ottimo e reagisce bene ma la carrozzeria non è ancora pronta. Sicuramente il bambino, nei giorni successivi alla corsa, avrà avuto dolori di carattere generale a livello muscolare e articolare. Le sue strutture sono in fase di crescita e non sono ancora pronte a sopportare dei carichi di lavoro intensi. Se consideriamo che il massimo consumo di ossigeno, espressione della potenza aerobica, è in funzione a età e sesso, si può rilevare che tra gli 8 e i 12 anni non vi è differenza tra i due sessi, e i valori non sono molto differenti dall’adulto sedentario. Questo indica che il bambino è fisiologicamente portato verso le attività a base aerobica e spiega il perché gli viene semplice riuscire a correre anche per un tempo più o meno lungo.

Un altro elemento molto interessante e che non deve preoccupare i genitori è la tachipnea. Il bambino possiede un limitato volume di ventilazione e di conseguenza anche una minore profondità di respiro. Questa limitazione lo porta, a seguito di un esercizio fisico intenso, a un aumento del numero degli atti respiratori. Potrà accadere di sentire il bambino con un respiro molto affannato ma, non preoccupatevi, è solo la normale reazione al movimento sportivo o al gioco intenso.

Si comprende bene che durante questa prima fase della vita, l’organismo è sottoposto a una interminabile sequenza di cambiamenti, sia a livello fisico sia psicologico, che vanno a incidere su tutto ciò che li circonda. Noi non possiamo certo tralasciarli. Solo attraverso la conoscenza di ciò che realmente avviene possiamo interagire positivamente con loro in un’azione costruttiva.

Nel cercare di proporre un’attività fisica adatta ai nostri figli bisogna considerare tutte queste informazioni per essere in grado di dare delle risposte a determinati tipi di comportamento e intervenire in modo adeguato. La pratica costante di una attività sportiva mette il bambino al riparo da una futura sedentarietà e lo prospetta lontano dai rischi di un eventuale malattia cardiovascolare.

(Scritto con la collaborazione di Giovanni Lorusso)

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