Lo spunto per ritornare a parlare di sostanze psichedeliche ce lo offre un lettore mentre l’aggancio con l’attualità è in un libro. Ma andiamo per ordine. Un paio di mesi fa è arrivata in redazione una lettera nella quale il cortese signore che si firma con nome e cognome ci chiede lumi su come deve comportarsi, dopo aver letto un nostro articolo su un tema a lui caro: sugli psichedelici, appunto. Ha da poco interrotto degli «incontri mensili» nei quali era prevista la somministrazione di psichedelici («MDMA, LSD, Psilocibina»), che assumeva per «curarsi da una depressione post-traumatica». La sospensione sopraggiunge a causa di un infarto del miocardio che peraltro egli supera bene, grazie ai sanitari che lo trattano subito come si deve, con una «coronorografia in urgenza, in cui veniva eseguita un’angioplastica con stent». Il lettore ci (e si) chiede se può ritornare a fare quelle sedute, vincendo così «la paura e il disorientamento sugli effetti che gli psichedelici possono avere sul mio stato attuale di salute e la compatibilità con i farmaci che prendo». I cardiologi che abbiamo interpellato si sono tutti trincerati dietro un onesto no comment, asserendo che degli effetti benefici e dei rischi legati alla assunzione di sostanze enteogene (alle quali appartengono l’LSD e gli altri preparati dagli effetti psicotropi, di laboratorio o naturali che siano) non sanno nulla. C’entra anche il fatto che queste sostanze sono tuttora proibite ovunque nel mondo, sia per l’uso ricreazionale sia per l’uso terapeutico, quantunque sono centinaia, se non migliaia, gli studi conclusi o che sono tuttora in corso. Studi per i quali i ricercatori chiedono e ottengono deroghe per l’uso delle sostanze alle autorità sanitarie competenti di ciascun paese coinvolto nei trial.  Gli studi che finora hanno superato tutti i trial scientifici sono quelli sull’uso della ketamina per la cura della depressione e dei disordini psichiatrici da abuso di sostanze.
Inoltre, nella cultura alternativa e underground la moda del trip (così comunemente si chiama “il viaggio” fatto con gli psichedelici) non è mai tramontata, nonostante le pene per i trasgressori. Sulle sostanze psichedeliche grava il divieto, che risale agli inizi degli anni Settanta, che le classifica come fuorilegge. In Italia tali preparati rientrano nella tabella 1 degli stupefacenti, insieme a oppio e derivati, foglie di coca, anfetamine e cannabis.
Gli unici che hanno accettato di rispondere sono i due curatori dell’antologia “Verso la maturità psichedelica” (AnimaMundi edizioni, Bari 2021, € 15,00), Alessandro Novazio e Bernardo Parrella. La nuova antologia raccoglie il meglio degli interventi che si sono tenuti in occasione delle edizioni 2019 e 2020 degli Stati Generali della Psichedelia in Italia. Il volume, in libreria dai primi di dicembre, viene presentato alla terza Edizione degli Stati Generali, che si è tenuta a Torino il 10-12 dicembre. Per Novazio, che di Psy-Co-Re è coordinatore, chi è affetto da una qualche patologia cardiovascolare è bene che si astenga dall’ approcciarsi agli psichedelici. «Il nesso fra gli psichedelici come DMT o LSD e il recettore 5 HT2B che agisce da principale mediatore delle anomalie cardiache c’è, anche se non sono del tutto chiari i termini di questa interazione. Inoltre, bisogna tenere conto dei lievi effetti adrenergici tipici dei dosaggi intensi come tachicardia, cambiamenti nella pressione, ecc. che potrebbero scatenare una crisi acuta, quantunque non siano pericolosi di per sé. Al massimo, valutare un dosaggio ridotto, tenendo conto del tipo di patologia del soggetto e delle sue condizioni specifiche. È tuttavia improbabile che un uso non intensivo degli psichedelici possa avere qualche effetto detrimentale su chi è sano e, alla luce del largo uso e della mancanza di casi di cardiotossicità documentati tra gli utenti, anche in quel caso non è detto siano davvero pericolosi». 
Quello che invece non solo non è dannoso ma neppure proibito dalle leggi internazionali è il ricorso speculativo agli psichedelici. Sì, perché, come l’evento di Torino insegna, la legge proibisce il consumo e la diffusione di queste sostanze, ma nulla può contro il parlarne, anche in forma ufficiale, con tanto di relazioni ecc. come sta avvenendo in occasione dell’evento piemontese. «Pur se è un fatto che gli psichedelici siano assai meno dannosi di altre “droghe” (inclusi alcol e tabacco) – aggiunge Bernardo Parrella, giornalista e attivista – né creino dipendenza (come eroina e oppiacei), si sono avuti casi di rallentamento del ritmo cardiaco, arresto cardiaco e morti, in particolare con ibogaina e ayahuasca, o altri danni con MDMA, che non sono gli psichedelici “classici” (LSD, psilocibina, DMT, mescalina). Invece, con questi ultimi, un recente studio riporta la diminuzione di malattie cardiache e diabete. I potenziali ma generici danni al cuore derivano per lo più da usi prolungati e dosi elevate, oltre come conseguenza di stati ansiosi dovuti ai rari “bad trip”. Per chi ha precondizioni cardiache, è comunque sempre un rischio da verificare a livello medico individuale. Sicuramente servono studi clinici più ampi e approfonditi sul tema».
Ciò detto, entrambi i curatori sono d’accordo sul fatto che l’eccessiva medicalizzazione di queste sostanze sia sbagliata. Controproducente. «La prima finalità è ovviamente fare rete – ha dichiarato Novazio nel corso di un’intervista – quindi unire le forze e dare una casa comune a chi è interessato, da diversi punti di vista, a questi argomenti». Per fare breccia nella società civile, affinché l’auspicato cambio di passo a livello legislativo abbia luogo, sembra necessario che nessuna delle esperienze che fanno capo a queste sostanze vada sprecata o si perda per strada. In conclusione, andare verso una “maturità consapevole” pare che significhi proprio questo.
«Vogliamo garantire pari spazio e attenzione anche agli ambiti non strettamente medicali – è ancora Parrella a interloquire – informando correttamente e seguendo i percorsi specifici che molti hanno aperto e continuano ad esplorare. Ricordando, infine, come spiegava una ricercatrice norvegese qualche anno fa, che le policy degli organismi nazionali e internazionali (Onu) devono rispettare i diritti umani delle persone che decidono di usare gli psichedelici a scopo spirituale, per lo sviluppo personale o come attività creativa o sociale».
E il nostro lettore? «Sarebbe interessante sapere dove ha fatto esperienza con gli psichedelici» aveva commentato Novazio. Dopo avergli girato la domanda insieme alle conclusioni di cui sopra, non ci ha risposto. Non si è più fatto vivo. Le ragioni di questo silenzio possono essere tante. Banalmente, può aver trovato le risposte che cercava altrove. Prima delle nostre.

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