Mangiare bene per salvare il pianeta. Potrebbe essere questo, in sintesi, il tema intorno al quale si è concentrata la discussione al webinar del 2 dicembre scorso ospitato da Fondazione Umberto Veronesi. Come ha ricordato il suo presidente, il professor Paolo Veronesi, durante i saluti istituzionali, la Fondazione nasce da un’idea che ebbe suo padre, a inizio del nuovo millennio, sull’importanza della divulgazione scientifica. Per Veronesi senior, divulgatore insuperato, niente più del cibo aveva un’importanza cruciale sulla salute degli individui, da qui la scelta di diventare vegetariano in giovane età, della quale ha dato pubbliche spiegazioni, sfruttando sempre l’occasione per motivarle scientificamente. Quindi, oltre a finanziare la ricerca, grazie ai contributi in denaro di sponsor commerciali selezionati per la virtuosità che manifestano lungo tutta la filiera produttiva, Fondazione Veronesi cerca poi di divulgarla, ha precisato Anna Guatri, responsabile CRS (la socialità d’impresa, n.d.r.) di Fondazione Veronesi. E, si badi, non solo la ricerca oncologica, ma una ricerca trasversale con altre discipline, fra cui spiccano le discipline che trattano le malattie cardiovascolari. Nel corso della sua presentazione, Paolo Veronesi ha ricordato  quanto il cibo e la maniera che l’uomo adotta per produrlo possono impattare negativamente sulla salute e sull’ambiente, ricordando, una su tutte, la tragedia del Covid-19 che stiamo ancora patendo, scaturita da una zoonosi, nel corso della quale un virus ha fatto il salto di specie e ha infettato l’uomo partendo dai pipistrelli, dopo che l’uomo aveva saccheggiato l’habitat di questi mammiferi alati, cosa che sembra avvenuta in una remota regione della Cina e che poi ha trovato un importante epicentro per la diffusione al mercato della carne viva di Wuhan. Nel corso della discussione, si sono succeduti a parlare professori universitari esperti di marketing ed economia, e imprenditori, anzi imprenditrici, che appartengono al circolo di aziende virtuose che abbiamo ricordato poc’anzi. Analizzando l’operato di alcune aziende che hanno fatto della sostenibilità una voce importante del loro operato, Fabio Ancarani, Prorettore della Bologna Business School, ha ricordato che il contributo del marketing è fondamentale per indirizzare il messaggio di sostenibilità. Ha quindi precisato il programma di sostenibilità del cibo che si sta imponendo a livello europeo, per il quale il cibo è sostenibile se lo è da un punto di vista economico, ambientale ed etico. Che cosa significa? Che secondo un sondaggio fatto contestualmente a “From farm to fork” (questo il nome del programma europeo) ¾ degli intervistati sono a favore di un cibo senza pesticidi, sul quale non abbia agito lo sfruttamento della manodopera e che preveda un giusto compenso ai produttori, in modo da spingerli a non mollare e rimanere a presidiare il patrimonio agricolo e il territorio, beni comuni. Come farebbero molto l’inglese Waitrose, ha puntualizzato Roberto Della Casa, docente di Marketing dei prodotti agro-alimentari all’università di Bologna. La Waitrose, oltre a essere un grande distributore è a capo della più grande farm agricola del Regno Unito, riesce a tenere il mercato con prodotti agroalimentari di ridotto impatto ambientale. Come si coniuga la qualità con la sostenibilità l’ha spiegato concretamente Laura Ferrari, presidente di Assolombarda. Essendo a capo dell’omonima azienda casearia, ha detto che la soluzione per ridurre l’impatto dei gas delle deiezioni degli allevamenti bovini ci sono, come trasformare gli escrementi in combustibile per delle attigue centrali a biomassa, che producano energia pulita «trasformando così una criticità in un’opportunità di lavoro e in una risorsa». Del resto, il consumatore non sta a guardare e a subire. «Il consumatore è sempre più demanding» – ha spiegato Francesca Priora, Direttore di Tetra Pak. Il che vuol dire che è sempre più attento a tutta la catena produttiva del cibo. Un’altra criticità di quest’ultimo sono gli sprechi. Un terzo del cibo che viene prodotto va sprecato durante la produzione, durante la distribuzione e durante il consumo. «Il che evidenzia ancora grossi limiti nella pianificazione alimentare», è stata la conclusione della manager di Tetra Pak, azienda leader nell’imballaggio dei liquidi. Per chi ancora avesse dei dubbi sull’importanza del marketing per la sostenibilità, valgono le parole illuminanti del professor Della Casa, per il quale il marketing è scienza sociale, non propaganda. Lo stesso dicasi del packaging. In India, ha ricordato Dalla Casa, il 60% del cibo che arriva dalla campagna va sprecato perché non ci sono, o se ci sono non sono sufficientemente diffuse, della modalità di conservazione e stoccaggio (di packaging, appunto) in grado di far durare il cibo più a lungo.

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