Non tutti i mali vengono per nuocere. Per quanto concerne la telemedicina, ha smosso più le acque il covid in nemmeno un anno che i tradizionali canali burocratici in sei. Le linee guida per l’utilizzo della telemedicina erano ferme a un abbozzo programmatico del 2014, con tanto di nodi ancora da sciogliere. Per esempio, quali regole darsi per la tutela della privacy. Quali le certificazioni hardware e software da richiedere ai dispositivi utilizzati nell’erogazione dei teleconsulti. Si tratta di dispositivi che vanno ben oltre gli smartphone, i pc e i tablet di comune utilizzo. E ancora, quando e come affiancare i servizi di telemedicina alle prestazioni sanitarie comunemente intese; quali i costi, come pianificare i rimborsi e le altre voci da conto economico. Tant’è che, a causa dell’emergenza creata dalla pandemia, con gli accessi negli ospedali contingentati, a dicembre 2020, la Conferenza Stato-Regioni ha buttato il cuore oltre l’ostacolo raggiungendo un nuovo, importante accordo che adesso ha valore su scala nazionale.

Le cinque prestazioni di nuova approvazione sono la televisita con medico e paziente in collegamento da remoto, il teleconsulto fra medici, quello tra medici e altri sanitari, quello fra sanitari (infermiere, fisioterapista, logopedista ecc.) e paziente e infine la telerefertazione a distanza degli esami. Si attende il via libera anche per le prestazioni di riabilitazione domiciliare, per le quali manca ancora l’intesa. I primi ad accelerare affinché si sigli presto un accordo nazionale anche per questa prestazione sono i cardiologi. Alcuni di loro vi ricorrono da anni ma in ordine sparso, per seguire h24 i pazienti più fragili.

Basti dire che al centro cardiologico Monzino di Milano, l’hub di telemedicina imperniato sulla riabilitazione domiciliare post chirurgica esiste da oltre vent’anni. Nel tempo, queste centrali operative cardiologiche hanno ampliato le proprie competenze, fino a gestire da remoto i pazienti portatori di scompenso cardiaco e che necessitano di un monitoraggio costante perché in terapia anticoagulante.

Quali sono i vantaggi di un simile approccio, lo spiega bene il professor Gianluca Piovani, che del centro di riabilitazione del Monzino è responsabile. Lo fa in un breve speach che compare sul sito del prestigioso ospedale milanese. Partendo dai servizi di prestazione, il primo rimarchevole vantaggio consiste nell’inserimento precoce in famiglia del paziente. Dal giorno della dismissione, tutte le possibili complicanze vengono gestite dall’Istituto. Il che comporta, tra gli altri benefici, quello di ridurre le complicanze di una possibile nuova ospedalizzazione e di avere un report quotidiano sullo stato di salute del paziente. La centrale operativa del Monzino, in questo caso, contatta il paziente due volte al giorno. Il paziente viene seguito con dei sistemi di telemedicina che permettono alla centrale di visualizzare qualsiasi modificazione del ritmo, comprese quelle che intervengono senza che il paziente accusi alcun sintomo. La qualità percepita di questo servizio è molto alta, di enorme soddisfazione sia per il paziente, sia per i suoi famigliari.

La telemedicina, però, come ci ricorda il nuovo accordo Stato-Regioni, va oltre la riabilitazione post operatoria (in questo caso, cardiochirurgica) a domicilio. In ambito cardiovascolare, l’affianca la gestione sul territorio dei pazienti portatori di scompenso cardiaco, la gestione di migliaia di pazienti con problemi di ritmo (fibrillazione atriale o patologie del ritmo di tipo ventricolare) e dell’altrettanto ragguardevole numero di pazienti in terapia anticoagulante orale (TAO).

A detta del professor Piovani, l’approccio è interessante perché permette di ridurre i tempi morti che il paziente sconta quando è costretto a rivolgersi al proprio medico o al 118. Lo stesso dicasi delle lungaggini che si accumulano quando il paziente è in attesa di un nuovo dosaggio della terapia, quando è necessario che egli attenda le indicazioni che la struttura di riferimento fornisce dopo ogni controllo in presenza.

Data questa cornice di interventi di sostanza, grazie ai nuovi accordi validi su scala nazionale sarà possibile migliorare la prognosi del paziente ricorrendo alle cinque nuove prestazioni. La tecnologia lo consente, tanto valeva approfittarne.

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