Senso di affaticamento, debolezza, sonnolenza, difficoltà di concentrazione sul lavoro. In aggiunta a depressione, ansietà, irritabilità e muscoli tesi. E ancora, tremore, nausea, vomito. Questi sono i sintomi che si presentano in caso di astinenza da caffeina, o anche solo di riduzione sensibile della dose giornaliera. La caffeina non è presente soltanto nel caffè. Ne facciamo scorta anche con il tè o assumendo le bevande addizionate con la soda, fra le quali, tra gli analcolici, spiccano coca-cola e red-bull per il noto effetto energetico. Infine, la caffeina è presente negli analgesici contro il mal di testa, negli integratori che aiutano a dimagrire e pure in quelli che favoriscono la concentrazione e migliorano le prestazioni a scuola e al lavoro.

Nel suo recente audiolibro “Caffeine” (2020), disponibile solo in inglese su www.audible.com di Amazon, il noto giornalista americano Michael Pollan, famoso per le inchieste sul cibo, si è dedicato al caffè e alle altre sostanze che contengono caffeina. Fedele al motto del giornalismo partecipativo, secondo il quale tutto ciò di cui si parla è da sperimentare in prima persona, la partecipazione è diventata astinenza. Essendo, come tutti, consumatore di caffeina da una vita, stavolta Pollan non aveva altra scelta.

Per tre mesi ha rinunciato a bere il caffè della mattina e all’immancabile tazza di tè verde che, come racconta, caratterizzano i suoi lunghi pomeriggi davanti al computer. Quindi ha provato sulla propria pelle alcuni dei surriferiti sintomi da astinenza, verosimilmente nei termini fissati a livello farmacologico. Sintomi lievi nelle prime 12-24 ore, più marcati nelle successive 20-51 ore e poi di entità minore ma rimarcabile nei successivi 7-9 giorni. Da notare che i sintomi, così come il loro andamento, non sono in relazione proporzionale alla quantità di caffeina che si consuma, ma si manifestano sempre in caso di astinenza. Dal che Pollan ha dedotto quello che tutti sappiamo ma che troppo spesso tendiamo a dimenticare, da tanto che ci sembra naturale e innocuo il caffè della mattina o il tè delle cinque. E cioè che la caffeina è la sostanza dopante più diffusa fra la popolazione del pianeta. Si stima più del 90% di consumatori a livello mondiale. Neppure i bambini sfuggono alla dittatura della caffeina, a causa del consumo diffuso di bibite energetiche.

Quindi la caffeina è da evitare? In accordo con i più recenti studi scientifici, Pollan difende questa sostanza. Ricorda i benefici che arreca nella prevenzione del Parkinson, del cancro e a livello del sistema cardiovascolare. In chi è suscettibile al Parkinson, l’assunzione di caffeina rallenta la comparsa della malattia. Così come rallenta la progressione cirrotica e il carcinoma del fegato nei soggetti a rischio. Secondo altri studi, un consumo moderato di caffeina è riconducibile a una piccola ma significativa decrescita dell’aritmia. Inoltre, a dosi moderate la caffeina viene ben tollerata dalla pressione arteriosa, non incide sul battito cardiaco, sulla diuresi e sui valori di adrenalina nel plasma. Tutti questi effetti benefici in aggiunta a un apporto di calorie decisamente trascurabile. Ecco spiegato perché, tra le altre cose, gli integratori dietetici ricchi di caffeina aiutano il metabolismo a bruciare più calorie senza introdurne di nuove nell’organismo.

L’unico effetto riprorevole per la caffeina assunta a dosi moderate è che, se bevuta un’ora prima di dormire, l’eventualità di un sonno breve e agitato è assicurata. Pollan sottolinea che non è la quantità ma la qualità del sonno che la caffeina minaccia. Troppa caffeina, specie se assunta prima di coricarsi, rischia di compromettere il sonno profondo: la fase rem in cui la psiche si rigenera.

Tutto qui? No, c’è dell’altro. Le monoculture di caffè, presenti esclusivamente ai tropici, hanno una grossa responsabilità nell’inaridimento della terra, nella deforestazione e nel cambiamento climatico. Storicamente, lo schiavismo è legato all’introduzione delle piantagioni di caffè in centro e sud America. Ma è grazie al caffè se l’uomo ha ridotto il consumo di alcol. A partire dal XVI secolo, gli artisti hanno trovato l’ispirazione in questa sostanza forse e più che nell’alcol e in altre droghe. Pollan cita l’elogio del caffè di Balzac. L’autore di “Eugenia Grandet” e di altri capolavori mise in relazione la prolificità di scrittore che lo contraddistinse alle capacità di stare concentrato per più ore che gli procurava il caffè durante la giornata e di notte.

Ma non è solo una faccenda da artisti. Il caffè ha allungato i tempi di lavoro aiutando operai e impiegati a restare svegli nei turni notturni, che senza caffè erano impensabili. Senza caffè, difficile immaginare la rivoluzione industriale tout court. La bevanda ha dato una grossa mano anche al progresso scientifico. Assumendo caffeina i medici hanno imparato a mantenere alto il livello di attenzione durante un intervento chirurgico lungo e complicato. La stessa cosa vale per tutti gli altri professionisti prima di ogni performance fisica e intellettuale particolarmente intensa e stressante.

Parafrasando il sé stesso del motto che ha coniato per il cibo: mangia di tutto, meglio se in modiche quantità e preferibilmente vegetariano, per il caffè Pollan suggerisce: bevi tè e caffè, fallo con moderazione e preferibilmente decaffeinato.

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