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Meno sale si mette nell’insalata, più il rischio di malattie cardiovascolari si riduce. L’assunto non è nuovo ma a riproporlo con una particolare chiave di lettura ci ha pensato uno studio apparso a novembre 2022 «Journal of the American College of Cardiology». Stavolta i ricercatori non hanno monitorato la presenza generica del sale utilizzato nella preparazione degli alimenti, ma quello che ogni individuo aggiunge nel piatto, sia che dentro vi sia dell’insipida insalata sia una succulenta bistecca con accanto una montagna di patatine fritte: vale a dire, tutto ciò che più ci piace. Segnatamente gli autori si sono affidati a dei questionari per monitorare la proporzione fra sale addizionato nei cibi di ogni tipo e l’incidenza di malattie cardiovascolari in oltre 176 mila soggetti (176˙570) che hanno preso parte all’indagine epidemiologica conosciuta come UK Biobank, che, come suggerisce il nome, s’è svolta nel Regno Unito. Questo perché recenti studi avevano individuato nella frequenza con cui si aggiunge il sale nei cibi il fattore predittivo del consumo quotidiano di sale da cui stilare le previsioni di ipertensione e di altre cause di malattie cardiovascolari. Laddove viene adottata la dieta DASH che, come suggerisce il nome, è finalizzata al consumo di cibi a basso contenuto di sodio proprio per combattere l’ipertensione (l’acronimo tradotto significa: approcci dietetici contro l’ipertensione) gli interventi volti a ridurre il consumo di sale aggiunto avrebbero migliorato ulteriormente la salute di cuore e arterie. La dieta DASH è stata ideata per prevenire l’ipertensione grazie a consumo ridotto di carni rosse e lavorate compensato da un apporto sostanzioso di verdura, frutta, cereali integrali, latticini a basso contenuto di grassi, noci e legumi. Se la dieta DASH ha dato benefici in relazione alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, la combinazione fra dieta DASH e riduzione delle aggiunte di sodio è risultata più vantaggiosa per determinati biomarcatori cardiaci come il danno coronarico, la lesione del miocardio e l’infiammazione del muscolo cardiaco. Fatto sta che dall’indagine estrapolata da UK Biobank, è emerso che i partecipanti meno propensi al sale aggiunto erano in numero maggiore donne di etnia bianca, con un indice di massa corporea meno pronunciato, un consumo di alcol ridotto, fumatrici in numero minore, e fisicamente più attive. Il fatto di avere, all’opposto, valori alti di ipertensione aveva preventivamente spinto alcuni di questi soggetti, uomini e donne, a adottare una dieta in stile DASH e a limitare le aggiunte di sale nei piatti. Due fattori che hanno incoraggiato a ridurre il consumo di sale in chiave di prevenzione cardiovascolare, facendo proprio l’assunto che gli effetti benefici passano dal calo dell’ipertensione a quello di colesterolo e trigliceridi dal momento che la riduzione di sale si combina con gli alimenti a ridotto apporto di grassi saturi propri del regime alimentare DASH.  DASH è sinonimo di apporto ridotto di carne rossa e grassi saturi, a favore di più frutta e verdura e di un apporto più ricco di grassi insaturi presenti nelle noci, nei legumi e in altri alimenti di origine vegetale.
Come ricorda una nota informativa presente sul sito dell’Istituto Superiore di sanità italiana, la dieta DASH è stata formulata sulla base di una serie di evidenze scientifiche accumulate nel tempo, riguardanti l’effetto dei diversi tipi di alimenti sui fattori di rischio cardiovascolare. L’effetto benefico derivante dal consumo di frutta e verdura sul rischio cardiovascolare si somma al ruolo che questo consumo ha nell’abbassare la pressione arteriosa e i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue. Non solo, il consumo di frutta e verdura, diminuisce anche il pericolo di sviluppare diabete, tumori e altre malattie dell’età avanzata. Anche sostituire nella dieta i grassi saturi (tipicamente di provenienza animale, quindi contenuti nel burro, nel formaggio e nella carne grassa) con grassi insaturi (contenuti nell’olio di oliva, nelle mandorle, nelle noci e in altri semi), ha un effetto positivo sulla pressione arteriosa e riduce trigliceridi e colesterolo. Al contrario, è noto che grassi saturi, zucchero e alcol peggiorano non solo i fattori di rischio cardiovascolari ma anche quelli per altre malattie cronico-degenerative. Il che significa che una dieta come la DASH se combinata con un apporto di sale aggiunto più limitato, non solo migliora le performance cardiache ma allontana anche il rischio di diabete, di cancro e di altre affezioni cronico-degenerative.

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