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di Angela Nanni

L’Herpes zoster è il contrassegno di eventi cardiovascolari molto seri, in percentuali tutt’altro che trascurabili fra le donne con meno di 40 anni. Ad anticipare la presenza di eventi acuti quali l’infarto e l’ictus a seguito della riattivazione del virus della varicella, vi sono l’aumento marcato di colesterolo e pressione arteriosa. È quanto si evince da uno studio coreano di recente pubblicazione

Il virus della varicella zoster è l’agente responsabile di due condizioni patologiche diverse: la varicella e l’Herpes zoster. Quest’ultimo è la condizione più comunemente nota con il nome di Fuoco di Sant’Antonio. La varicella è una malattia esantematica (si manifesta tramite la comparsa sulla cute delle caratteristiche macchie, l’esantema appunto) tipica dell’infanzia, veramente contagiosa. L’Herpes zoster, invece, è una malattia che si presenta, di solito, dopo i 50 anni a seguito della riattivazione del virus della varicella. In pratica, successivamente all’infezione primaria, il virus resta latente e torna a manifestarsi quando le difese immunitarie diventano più deboli. L’età avanzata, non a caso, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo della condizione perché l’invecchiamento determina di per sé una certa debolezza del sistema immunitario. Secondo i dati resi disponibili dall’Istituto Superiore di Sanità a riguardo delle infezioni da Herpes zoster, si stimano circa 300 mila casi l’anno. L’Herpes si manifesta come malattia cutaneo-nervosa. In pratica, inizialmente compare un’eruzione eritematosa e vescicolosa e successivamente la malattia. La patologia si caratterizza per l’intenso dolore localizzato, ovvero per la nevralgia post erpetica. Proprio dalle caratteristiche della sua manifestazione deriva il nome comune di Fuoco di Sant’Antonio, giacché è come se la pelle fosse a contatto con il fuoco. Il 4-5% dei pazienti che ha sperimentato il Fuoco di Sant’Antonio una volta nella vita può svilupparlo una seconda volta, mentre solo l’1% può sperimentare più di due episodi durante l’esistenza. L’Herpes zoster non fa, statisticamente parlando, preferenze di genere. Esso può ripresentarsi in ogni stagione dell’anno senza nessun preavviso, anche se, fra i pazienti più colpiti, destinati alla riattivazione del virus, vi sono coloro che hanno il sistema immunitario inefficiente a causa dell’età avanzata o del virus dell’HIV. Ne sono parimenti soggetti coloro che sono sottoposti a terapia immunosoppressiva, coloro che soffrono di malattie autoimmuni e che hanno subìto dei trapianti d’organo o di midollo osseo. Stesso discorso per tutti i pazienti che si sottopongono a chemio o radioterapia a causa di tumori solidi o di linfomi. Infine, tutti i pazienti in terapia cronica trattati con cortisonici.

Secondo uno studio coreano, pubblicato sulla rivista «Journal of American College of Cardiology» e condotto presso il Dipartimento di Malattie Infettive dell’Asan Medical Center di Seoul, l’infezione da Herpes zoster aumenta la probabilità di ictus e infarto del miocardio. Gli autori sono arrivati a queste conclusioni dopo aver analizzato i dati riguardanti 520 mila pazienti. Durante il periodo di rilevazione (2003-2013) ci sono stati oltre 23 mila casi di Herpes zoster. I dati relativi a questi pazienti sono stati confrontati con un numero pari di soggetti che non hanno mai sviluppato l’infezione. Dal confronto è emerso che l’infezione da Herpes eleva del 59% il rischio di attacco cardiaco e del 35% quello di ictus. Le persone più esposte sono le quarantenni e anche un po’ più giovani a meno di un anno dallo sviluppo delle vescicole. Le stesse hanno evidenziato una visibile alterazione di parametri del colesterolo e della pressione arteriosa, ovvero alcuni dei principali fattori di rischio che minacciano la salute di cuore e arterie. Per queste pazienti è stato riscontrato un rischio cardiovascolare quasi quattro volte (3,74%) più alto rispetto alle coetanee senza storia di Herpes. Da notare che si tratta di pazienti d’età in cui, solitamente, il basso rischio cardiovascolare è prevalente. I meccanismi alla base dell’intreccio fra Herpes e rischio cardiovascolare non sono al momento noti. Probabilmente l’infiammazione responsabile dell’Herpes potrebbe essere l’elemento che scatena gli effetti avversi a carico del sistema cardiocircolatorio. Più in generale, spiega il dottor Enrico Mura, cardiologo interventista, dirigente medico presso il Presidio Ospedaliero Santissima Annunziata di Sassari: «Il legame tra il virus varicella-zoster e lo sviluppo di eventi cardiovascolari rientra in una questione molto dibattuta. Sebbene tutt’oggi non sia possibile descrivere l’esatto processo fisiopatologico che determina l’incremento degli eventi cardiovascolari nei soggetti con infezione attiva, è ipotizzabile che, durante l’infezione acuta, si sviluppi una “disfunzione endoteliale”. L’endotelio è il tessuto che riveste internamente i vasi sanguigni, responsabile dei processi di vasocostrizione e vasodilatazione arteriosa, oltre che la sede in cui si sviluppano le placche aterosclerotiche. La disfunzione endoteliale promossa sia dall’infiammazione generalizzata sia dalla possibile replicazione virale nelle pareti arteriose può determinare da un lato lo sviluppo di un ambiente pro-trombotico e, dall’altro, la rottura del cappuccio che riveste le placche ateromasiche, con conseguente infarto dell’organo coinvolto».

Ecco perché, una volta fatta la diagnosi, il medico deve, specie nei soggetti a maggior rischio cardiovascolare (anziani, diabetici, ipertesi e cardiopatici), responsabilizzare il paziente sull’incremento del rischio di eventi cardiovascolari acuti che vanno poi, sempre secondo lo studio citato, scemando a distanza di un anno dall’infezione.

«In un soggetto anziano, il contesto nel quale l’infezione sviluppa l’Herpes – rileva ancora il dottor Mura –  è quello di una maggiore vulnerabilità dell’organismo e di accentuata predisposizione a sviluppare eventi cardiovascolari. I soggetti anziani sono, infatti, più spesso diabetici, ipertesi e dislipidemici rispetto alla popolazione più giovane e hanno precedenti eventi cardiovascolari più frequenti nella loro storia clinica. La riattivazione virale in un soggetto con queste caratteristiche rende meno efficaci le difese dell’organismo in termini riparativi e/o di reazione all’infezione».  È noto che l’assunzione di farmaci antinfiammatori che servono a contrastare, nello specifico, il dolore post erpetico, soprattutto se protratta nel tempo e ad alte dosi, può danneggiare lo stomaco e i reni oltre che incrementare il rischio emorragico del paziente. A causa di tutto ciò «il tasso di ictus ischemico, in questo contesto pro-infiammatorio e protrombotico, aumenta significativamente dopo la diagnosi di varicella-zoster – conclude il dottor Mura conclude –  e l’incremento più marcato del rischio (di 2,5 volte) si osserva entro la prima settimana e si riduce a 1,5 volte tra la seconda e la quarta settimana. Il rischio va poi riducendosi significativamente fino ad allinearsi a quello della popolazione generale dopo la ventisettesima settimana. Un’associazione simile ma meno marcata è stata osservata tra attivazione del virus VZ e infarto miocardico con un rischio aumentato del 68% nella prima settimana rispetto alla popolazione generale».

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