di Italo Richichi

Parlare e scrivere del cuore significa parlare della vita e di tutto quello che da essa parte e dipende. Tutta l’essenza vivente viene regolata da un adeguato organo che ne gestisce le funzioni e la durata. Anche nei tempi passati si è parlato, scritto, cantato, suonato di questo elemento centrale dell’universo. Non c’è stato scrittore che non abbia riempito romanzi e volumi parlando di cuore, non ci sono stati attori, cantanti, musicisti che sul cuore non hanno realizzato storie, costruito avventure e prodotto opere che poi sono state rappresentate sui palcoscenici più importanti di tutto il mondo. In ogni angolo della terra i poeti hanno cantato alla luna i sentimenti profondi che provenivano dal cuore e addolcivano le sofferenze umane. Al cuore gli scrittori tutti riconducevano gli stimoli più forti e più avvincenti dell’uomo. Al cuor non si comanda! Amore e passioni partivano dal cuore per sviluppare fantasie di cantori e poeti che calcavano le strade più impervie della terra. Al cuore arriva una vena particolare dalla mano sinistra, e precisamente al dito anulare, bastava legare con un cerchietto (la fede) il dito, che si imprigionava per sempre il sentimento d’amore che la persona era capace di sviluppare! Già in passato quanti innamorati hanno cantato il loro amore e decantato il sentimento vivo che sgorga dal cuore ed emana solo col battito cardiaco eccitato e concitato! Dal cuore proviene la forza per vincere tutte le lotte e battere tutti gli avversari. Infatti, il cuore manda sangue e nutrimento a ogni organo e a tutti i muscoli. Già il cuore grosso indica forza e potenza, mentre il fegato grosso rappresenta il coraggio. Di fatto, soprattutto in passato, si riteneva che nel cuore si collocassero le funzioni e le capacità nobili di ogni uomo; mentre il resto passava in second’ordine, anche il cervello! Però il progresso dell’anatomia, della fisiologia e della medicina in generale hanno dato una conoscenza più completa e più chiara del rapporto tra i vari organi.

Col crescere della scienza e della conoscenza il cuore ha perso il dominio assoluto mentre si è accrescito il valore della sua funzione, rimasta comunque e sempre nobile. Infatti, uno dei momenti più significativi è arrivato per mezzo del trapianto cardiaco portato a compimento per la prima volta dal grande cardiochirurgo Barnard, che nel 1967, a Città del Capo, trapiantava il cuore umano con quello di una scimmia prima e di un maiale poi. Così, al cuore come organo supremo di sentimento arrivava un duro colpo, se poteva essere sostituito con quello di un animale. Da allora, la cronaca si è arricchita di eventi scientifici che hanno ridimensionato il cuore a un organo che vive dentro un corpo collegato e dipendente da funzioni circolatorie, ormonali, neurologiche, alimentari, alla stessa stregua di tanti altri organi. Ormai si parla di cuore artificiale, ormai i cantanti non collegano l’amore al cuore perché la rima non serve più e perché la sede che fa nascere l’amore è ben diversa. Ma questo non basta a disperderne il fascino. Infatti, se il cuore viene tolto dal torace e lasciato libero ed isolato dal corpo umano, vive per trenta minuti e mantiene attive le sue funzioni elettriche e di pompa: nessun altro organo ha queste grandi capacità d’autonomia.  Infine, il valore assoluto del cuore consiste nel fatto che quando il cuore cessa di battere, cessa la vita. Forse è questo il grande mistero che rende ragione a tutte le storie fantastiche che circondano questo organo eccezionale.

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