
Un cittadino su due, convinto di essere in buona salute, nascondeva un problema cardiovascolare mai diagnosticato. È questo il dato più eloquente emerso da CV-PREVITAL, il primo grande studio di prevenzione cardiovascolare primaria della Rete Cardiologica IRCCS, che ha coinvolto oltre 27mila italiani sopra i 45 anni in un progetto multicentrico, prospettico, randomizzato e controllato, realizzato su mandato del Parlamento per valutare l’efficacia di modelli di prevenzione basati su tecnologie digitali.
Il rischio nascosto
I dati basali, presentati ufficialmente a febbraio 2026, restituiscono un quadro allarmante: più della metà dei partecipanti con ipercolesterolemia non ne era consapevole o non riceveva un trattamento adeguato. Il 13% degli ipertesi ignorava la propria condizione. Ancora più critica la situazione dei disturbi del sonno, riscontrati in circa metà del campione ma quasi sempre trascurati dal punto di vista terapeutico
“I numeri dimostrano che il rischio cardiovascolare può essere significativo anche in assenza di diagnosi”, ha commentato Roberta Baetta, project manager dello studio e ricercatrice al Centro Cardiologico Monzino, IRCCS coordinatore dell’iniziativa. “Intervenire precocemente sui determinanti modificabili consente di anticipare la malattia e ridurre eventi evitabili.”
Un’app contro l’infarto: il segnale più promettente
Il nucleo sperimentale dello studio è il confronto tra due gruppi di partecipanti: uno seguito con la pratica clinica usuale, l’altro accompagnato da un intervento digitale personalizzato attraverso una piattaforma di mobile health. I primi riscontri, diffusi nel luglio 2025, avevano già segnalato un dato di particolare rilievo: una riduzione statisticamente significativa del numero di infarti del miocardio nel gruppo che utilizzava l’app, nonostante il follow-up di un solo anno.
“Il solo fatto di aver partecipato ha migliorato i parametri cardiometabolici, a prescindere dall’uso della app”, aveva spiegato Damiano Baldassarre, responsabile dell’Area Prevenzione del Centro Cardiologico Monzino e co-principal investigator dello studio. “È il risultato dello screening: abbiamo identificato soggetti che non sapevano di essere ipertesi, diabetici o ipercolesterolemici.” Una riduzione anche minima della pressione arteriosa media, ha ricordato Baldassarre, se trasferita sull’intera popolazione potrebbe tradursi in una riduzione di decine di migliaia di morti per malattia coronarica.
Il dato sull’infarto, tuttavia, richiede ancora una validazione clinica formale da parte di un comitato di cardiologi incaricato di certificare ogni evento – un passaggio che, alla luce degli aggiornamenti più recenti, sembra tuttora in corso.
La rete che ha reso possibile lo studio
A rendere possibile una numerosità campionaria di questa portata è stata proprio la logica di rete: 14 IRCCS associati hanno operato in modo coordinato su scala nazionale – Centro Cardiologico Monzino, Istituto Auxologico Italiano, Istituto Clinico Humanitas, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, MultiMedica, Neuromed, Policlinico San Donato, ICS Maugeri, ISMETT, Fondazione Policlinico San Martino, Fondazione Ca’ Granda, Fondazione Policlinico Universitario Gemelli, Fondazione Policlinico San Matteo e Ospedale San Raffaele. A questi si sono affiancati circa 200 medici di medicina generale e 70 farmacie lombarde, che da sole hanno reclutato circa 2.400 persone con una qualità dei dati risultata paragonabile a quella degli IRCCS.
“Con CV-PREVITAL abbiamo dimostrato che una prevenzione strutturata, fondata sui dati e integrata con il territorio, è concretamente realizzabile su scala nazionale”, ha dichiarato Lorenzo Menicanti, presidente della Rete Cardiologica IRCCS. “Il passo successivo è consolidare questo modello perché diventi parte ordinaria dell’organizzazione sanitaria.”
Numeri di un progetto senza precedenti
Nato con l’obiettivo di arruolare 80mila persone, lo studio ha visto il proprio piano di reclutamento ridimensionato dai ritardi imposti dalla pandemia – che ha colpito proprio le stesse figure professionali (medici di famiglia, farmacisti, specialisti) impegnate in prima linea nell’emergenza sanitaria. I 27.560 arruolati restano comunque uno dei campioni più ampi al mondo per questo tipo di ricerca, con oltre 23mila persone che hanno completato il follow-up e più di 1.000 variabili raccolte per ciascun partecipante attraverso una piattaforma capace di inviare oltre 2 milioni di messaggi educazionali personalizzati.
Lo studio ha inoltre permesso di raccogliere campioni biologici di oltre 15mila partecipanti, confluiti nella biobanca della Rete Cardiologica, e ha già prodotto un primo output scientifico: un lavoro pubblicato sulla rivista Bleeding, Thrombosis and Vascular Biology che confronta l’evoluzione del profilo di rischio cardiovascolare a 15 anni tra i partecipanti di CV-PREVITAL e quelli dello storico studio Moli-sani.
Le differenze di genere
Con una rappresentanza femminile superiore al 50-57% a seconda delle rilevazioni, lo studio ha permesso anche di osservare differenze legate al genere: nelle donne prevalgono i fattori di rischio psico-comportamentali negativi (ansia, depressione, disturbi del sonno), mentre negli uomini risultano più frequenti i fattori di rischio tradizionali come ipercolesterolemia, sovrappeso e ipertensione.
Cosa manca ancora
Al momento, gli aggiornamenti più recenti – diffusi tra febbraio e marzo 2026 – riguardano soprattutto i dati basali, cioè la fotografia di partenza dei partecipanti, e la solidità organizzativa del modello di rete. Non risultano ancora pubblicati i risultati definitivi di efficacia dell’app sugli esiti clinici a un anno, né la conferma statistica ufficiale della riduzione degli infarti annunciata nel 2025. L’analisi statistica finale, secondo quanto riferito dai ricercatori, procede su un doppio binario: statistica convenzionale e generazione di un dataset sintetico anonimizzato tramite intelligenza artificiale generativa, pensato per accelerare i tempi di pubblicazione garantendo al contempo la piena tutela della privacy dei partecipanti.
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Fonti: Rete Cardiologica IRCCS (luglio 2025, febbraio 2026); insalutenews.it (19 febbraio 2026); Agenbio/Federazione Nazionale Ordini dei Biologi (2 marzo 2026).