Nel 2018, l’EMA ha stabilito che tutti i prodotti a base di insetti per il consumo alimentare vanno presi in considerazione. Con cicale, vermi e cavallette non è più il caso di tergiversare ma è bene che anche l’Europa inizi a darsi delle regole di sicurezza alimentare e di commercio per questi prodotti che a oggi vengono consumati in oltre 140 paesi fra asiatici e africani. Qualcosa del genere, sempre in Occidente, sta facendo anche l’omologo americano di questo ufficio europeo, la cui missione è rafforzare la sicurezza, la qualità e l’efficacia dei medicinali e dei cibi prodotti o importati sul territorio sovrano. Per l’FDA americana, tutti gli insetti commestibili o le parti di essi che si considerano tali rientrano tra le priorità da porre sotto sorveglianza attiva. Al momento, però, non esiste ancora una regolamentazione che ponga dei limiti ai rischi per la salute e per le misure di controllo che regolano produzione e commercio di cibi a base di insetti. In Canada sono un passo più avanti ma solo per l’alimentazione animale. Gli insetti vengono già utilizzati come ingredienti del pet food e come tali sono reperibili in tutti gli store che vendono prodotti alimentari per cani e gatti.

La sicurezza alimentare deve stabilire delle regole a riguardo dei rischi biologici dopo aver investigato la presenza di batteri, virus, funghi e parassiti. Poi vi sono i rischi chimici, per la presenza di pesticidi, metalli pesanti, antimicrobici. Infine, i rischi fisici. A riguardo di questi ultimi, vi è un dato ormai passato in giudicato. Che vi sono dei rischi allergenici che dipendono dai singoli insetti. Chi non può mangiare i crostacei e i frutti di mare non può neppure cibarsi di cavallette, perché rischia di sviluppare la medesima reazione allergica. Si ha quindi notizia di casi di botulismo in Africa dovuti al consumo generalizzato di insetti e di intossicazione da istamina in Tailandia per aver mangiato insetti fritti. Due rischi ancora da approfondire, non vi è dubbio.
Sul versante delle buone notizie, che spingono a prendere in considerazione questo tipo di alimentazione, i benefici non sono pochi. A maggio di quest’anno è uscita la notizia che dei ricercatori danesi hanno dato vita a uno studio nel quale sostengono che le proteine dei vermi della farina sono le stesse reperibili nel latte. E non è tutto, questi vermi sottopongono l’organismo alle stesse performance di digeribilità, assorbimento e rigenerazione muscolare riconosciute al latte vaccino.
Inoltre, e stavolta sono dei ricercatori olandesi ad averlo dimostrato, il minor apporto di colesterolo sia nel fegato sia nel sangue, rispetto a quello dei prodotti caseari, è altrettanto indubitabile. I vermi hanno le stesse eccellenti performance dei cibi migliori ad alto impatto calorico. Ma non solo, sono anche più ecosostenibili.

L’impatto ambientale è decisamente favorevole a questi piccoli insetti, rispetto, per esempio, ai gas serra che scaturiscono dalle deiezioni vaccine. È stato stimato che i vermi della farina, in proporzione, producono un quantitativo di CO2 14 volte inferiore a quello degli allevamenti vaccini, indicati da tempo fra le fonti meno ecosostenibili. Per cui allevare insetti sarebbe più ecosostenibile che allevare mucche, galline o maiali? Senza ombra di dubbio! Segundo il ragionamento che fanno gli esperti, le cicale – insetti ad alta commestibilità – producono un quantitativo di proteine 11 volte maggiore rispetto a quello del normale bestiame a parità di sostentamento in solido ma 1000 volte meno come sostentamento in liquido. Il che significa che un allevamento di cicale ha bisogno 1000 volte meno acqua per produrre la stessa quantità di cibo.
Un allevamento di cicale, dunque? Pare proprio di sì. Per rientrare tra i cibi commestibili, gli insetti dovrebbero essere allevati. Non possiamo pensare di cibarci di quelli reperibili allo stato brado. Troppi sarebbero le varianti legate alla loro contaminazione biologica e chimica che lo sconsiglierebbero. Con l’avvertenza che ogni allevamento di specie non autoctone o comunque con forti capacità di colonizzazione e di adattamento spontaneo, potrebbero costituire un serio pericolo per l’ambiente circostante in caso di incidente o di dismissione incontrollata.
Poi ci sono i pericoli rappresentati dalle frodi. Contrabbandare insetti ricavati chissà dove, aggirando le regole future di questa nuova catena alimentare, potrebbe esporre a seri rischi la salute degli ignari consumatori, a causa delle surriferite contaminazioni chimiche e biologiche, alle quali gli insetti sono esposti per la presenza di pesticidi e di altre sostanze tossiche sparse nell’ambiente.

Un altro aspetto curioso o, perlomeno, ancora da chiarire, lo suggerisce la nota nutrizionista americana Marion Nestle nel suo blog. Mettendo i fila i pro e i contro dell’alimentazione a base di insetti, la Nestle ricorda che, di regola, gli esperti vagliano le proprietà nutrizionali di un cibo considerando i classici 100 grammi di alimento. Ora, date le minuscole dimensioni degli insetti, non è facile approntare 100 grammi di insetti se non ipotizzando volumi decisamente eccedenti rispetto alla norma. E, secondariamente, non è neppure facile immaginare di mangiarli questi voluminosi 100 grammi di insetti. Data appunto la mole esorbitante, c’è il rischio di doversi interrompere a metà razione, anche nell’ipotesi di essere riusciti a vincere l’orrore che, almeno in Occidente, sembra ancora legato al consumo di questa nuova fonte proteica.

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