Cacao o cannella? È questa la domanda che il barista rivolge all’avventore che ordina un cappuccino. Da lì a pensare che dietro questo automatismo ormai consolidato, finalizzato a rendere ancora più gustoso il cappuccino del bar, si adombri una sostanza che, oltre a essere deliziosa per il palato, al punto da competere con l’insuperabile cacao, sia in predicato di affermarsi come un alimento benefico per l’organismo di persone con problemi cardiovascolari, ce ne corre. Almeno, noi che scriviamo, non lo sapevamo. Non sapevamo dei poteri curativi della cannella fino a quando non ci siamo imbattuti in uno studio recente, condotto dai ricercatori di un’università iraniana e pubblicato sulla stampa specializzata nel 2021. La premessa è che in Iran, come nel resto del Medio Oriente e del Sud Est asiatico, la cannella viene consumata come spezia e rientra in alcuni protocolli curativi della medicina tradizionale. Nella medicina ayurvedica e nella medicina tradizionale cinese, a quanto dicono, viene utilizzata per curarei geloni e altri disturbi legati al freddo. Nelle donne, per combattere i dolori mestruali. A tacere di altre proprietà, alcune delle quali tutte da dimostrare, quantunque sono secoli che vengono contrabbandate. Una di queste è che la cannella abbia poteri afrodisiaci: una nomea che questa spezia aveva in dote già presso i romani e che poi, durante il Rinascimento, è rifiorita, ma che oggi, salvo errore, viene considerata alla stregua di una fake news.
Inoltre, alla cannella vengono riconosciuti capacità antiossidanti dovute alla presenza di polifenoli, che avrebbero effetti benefici contro i lipidi del sangue, il diabete di tipo 2 e l’ipertensione. Ma su questi aspetti che ineriscono agli effetti antiossidanti dei polifenoli veniamo ai giorni nostri e al contesto dello studio iraniano.

Stando a questo studio, l’assunzione giornaliera di 1500 mg/die in capsule a base di cannella ha favorito una diminuzione moderata della pressione arteriosa in soggetti mediamente ipertesi, e ha migliorato in maniera più marcata il loro profilo lipidico. A quanto risulta, gli interessati hanno registrato dei valori di colesterolo confortanti: un aumento degno di nota del colesterolo “buono” (HDL) e un calo non secondario di quello “cattivo” (LDL). Pertanto, stando alle conclusioni di questo studio, la cannella potrebbe essere considerata un trattamento complementare nei soggetti con valori di ipertensione appena sopra della media, visto che la metà dei pazienti arruolati, ai quali è stato somministrato il farmaco estratto dalla cannella, ha evidenziato questi risultati, non disponibili nell’altra metà di pazienti trattati con un placebo.
Tutto vero, senonché i pazienti analizzati, fra chi ha assunto la cannella e chi il placebo, erano 40 in tutto. Inoltre, la durata dello studio clinico è stata di soli 90 giorni. Non siamo degli esperti, ma 40 pazienti controllati per 90 giorni non sembrano una premessa metodologica sufficiente per trarre delle conclusioni solide da una sperimentazione clinica. Prova ne è che gli stessi autori auspicano per il futuro studi più approfonditi e circostanziati.

Spigolando ancora nella letteratura sull’argomento, ci siamo imbattuti in una metanalisi di qualche anno fa che, passando in rassegna gli studi sugli effetti benefici della cannella, esponeva le proprie perplessità a riguardo delle proprietà che questa spezia avrebbe nel traghettare verso la norma i valori di glicemia a digiuno nei soggetti affetti da diabete alimentare. Chi s’è espresso in maniera critica, fra gli altri, è stata Marion Nestle, la nota alimentarista, docente di Nutrizione all’Università di New York, che nel suo blog invita a ridimensionare la cannella come sostanza da assumere per tenere sotto controllo il diabete. La Nestle fa notare che le calorie che la cannella contiene sono tante, troppe per far pensare a un alimento dietetico dalle proprietà antiossidanti. I numeri le danno ragione. In 100 grammi di cannella ci sono, su per giù, le stesse calorie che si riscontrano in 100 grammi di cioccolato, tanto per restare in tema con il quesito del cappuccino dal quale siamo partiti. 100 grammi di cannella contengono 248 Kcal, 100 di cioccolato fondente in polvere, 227. Sarà un caso ma 248 Kcal per 100 gr. di alimento sono le stesse che si trovano in 100 grammi di manzo. Quasi il triplo di quelle presenti in 100 grammi di riso bollito. Ciò nonostante, capita ancora di leggere in qualche sito di medicina naturale che la cannella è ideale per combattere la fame nervosa, e che, quindi, «è un condimento perfetto per chi segue diete dimagranti».

Quanto al resto, la cannella è una spezia disponibile sia in forma polverizzata che in piccoli cilindri di corteccia essiccati (chiamati cannelli). I ben informati sanno che ciò che conosciamo col nome di cannella (o cinnamomo) in realtà identifica piante diverse della famiglia delle Lauraceae, la più nota delle quali è la Cinnamomum zeylanicum dello Sri Lanka, seguita dalla Cinnamomum cassia. Quest’ultima è originaria della Cina, il suo aroma è più aspro ed è più economica della variante che si coltiva nell’ex colonia inglese.

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