di Annalisa Turri

Indagini scientifiche e di marketing cercano di capire e, dove possibile, anticipare come si evolvono e cambiano i gusti dei consumatori. Da ultimo sono sotto osservazione le tendenze, i comportamenti d’acquisto e le esigenze dettate dai cambiamenti di stile di vita che fanno sì che le persone siano perennemente connesse, complice un’esistenza a dir poco frenetica. Basta fare un giro nei grandi supermercati per rendersi conto dei profondi cambiamenti nell’era digitale

Il mondo anglosassone è spesso precursore di cambiamenti e innovazioni anche nel settore dell’alimentazione. Prova ne è che negli USA sta prendendo sempre più piede il cosiddetto smart-shopping. Lo smart-shopping si fonda sul fatto che il tempo a disposizione è sempre più limitato e quel poco di cui disponiamo magari non abbiamo intenzione di dedicarlo agli acquisti alimentari settimanali. La spesa online che arriva direttamente a casa, quasi impensabile fino a pochi decenni fa, adesso rappresenta una tendenza che accomuna molti consumatori. Tra prodotti acquistati tramite il commercio elettronico, il settore “food and grocery” è quello con maggiori potenzialità: la stima del 2017 è una crescita del 43% rispetto all’anno precedente, pari a un importo di 850 milioni di euro. In particolare, lo scontrino medio di chi fa la spesa online è di 100 euro, il numero di pezzi per ogni ordine è elevato e l’acquisto risulta ricorrente. Questo può rappresentare un vantaggio competitivo per la catena.
Tra le motivazioni che spingono le persone a comprare online ci sono la comodità e il risparmio di tempo, seguite dall’importanza di avere comunque informazioni sui prodotti per scegliere con consapevolezza e la possibilità di trovare offerte che facciano risparmiare.
Il lavoro e la mancanza di tempo spingono sempre di più le persone a consumare pasti fuori casa. Per rispondere a queste esigenze, i supermercati si stanno attrezzando proponendo la vendita di prodotti già pronti all’uso e non solo destinati alla pausa pranzo, ma anche in altre occasioni come per esempio durante l’aperitivo. Tra gli esempi da citare, ci sono le carote a fiammifero cotte a vapore, le barbabietole a cubetti, e le famose insalate “agita e gusta”, mix di vegetali che possono essere lessati direttamente nel forno a microonde attraverso l’utilizzo di buste “microondabili”, tartine già pronte per l’aperitivo o sandwich già farciti.
Ma questi cambiamenti rappresentano un vantaggio positivo o negativo per la salute?
In realtà, nonostante la frenesia con cui si acquistano gli alimenti, il termometro del consumo alimentare degli italiani punta sempre più verso cibi salutari, prodotti più virtuosi e nutritionally correct, a prova di prevenzione cardiovascolare.
A svelarlo è la seconda edizione dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy che torna a evidenziare i cambiamenti avvenuti sia nell’offerta dei prodotti di largo consumo venduti in Italia, sia nella shopping list dei consumatori, identificando le nuove tendenze e i fenomeni emergenti nel mass market italiano.
Lo studio in particolare ha monitorato la variazione della composizione nutrizionale di circa 40 mila prodotti venduti nei reparti di prodotti alimentari, confezionati, freschi, surgelati o bibite. Il tutto, elaborando queste variazioni su basi statistiche, il che ha permesso di definire un “metaprodotto”, che nella realtà non esiste, ma che assomiglia molto a un “superpanino” dell’informazione alimentare con cui evidenziare la media dei valori delle principali componenti nutrizionali (carboidrati, zuccheri, proteine, grassi, grassi saturi, fibre e calorie) su 100 grammi o 100 ml.
Lo scopo della ricerca era quello di misurare come si stiano modificando gli apporti calorici del prodotto alimentare medio acquistato dagli italiani e, nel contempo, svelare come stiano cambiando le caratteristiche nutrizionali dei prodotti venduti nella grande distribuzione. Secondo i risultati dello studio, i prodotti alimentari venduti in Italia sono più virtuosi e corretti dal punto di vista nutrizionale, con una riduzione di zuccheri e di grassi saturi e un incremento di fibre e di proteine. Sostanzialmente invariato l’apporto calorico, fermo a 184,8 calorie/100 g/100 ml.
L’Osservatorio Immagino ha evidenziato, in particolare, una crescita della presenza delle fibre negli acquisti degli italiani (+2,3% nell’anno terminante a giugno 2017), elemento nutrizionale che arriva a pesare quasi per il 2% nella composizione del meta-prodotto, che per la restante parte si compone per il 20,8% di carboidrati di cui 8,5% zuccheri, per l’8,6% di grassi di cui 3,0% saturi, e per il 6,2% di proteine. Le fibre sono la tendenza più importante sul mercato in questo frangente, mentre calano i grassi saturi (-0,8% in una componente lipidica media sostanzialmente invariata) e gli zuccheri (-0,1%). Cresce anche l’apporto medio di proteine (+1,7%) elemento su cui pone attenzione un ampio target di consumatori: dagli sportivi ai vegetariani/vegani, alle prese con la sostituzione di proteine di natura animale.
Infatti, la domanda di cibi ad alto contenuto proteico continua e va in parallelo all’adozione da parte di un pubblico sempre più ampio di una dieta “flexitarian” (a basso consumo di carne). La risposta, va da sé, sono le proteine vegetali. Dalle piccole imprese nascenti alla grande industria di marca, tutti coloro che vorranno stare al passo cercheranno nuovi modi gustosi e creativi (semi, soia, alghe e così via) per aggiungere alle ricette un po’ di proteine vegetali.
Altra tendenza che prenderà sempre più piede all’interno della nostra routine, è il famoso “quarto pasto”. Non si tratta di ingordigia, ma di adattamento del nostro calendario alimentare a una quotidianità sempre più frenetica. Se abbiamo cenato presto, perché non farci un mini-toast per cena? Se stiamo per andare in palestra dopo lavoro, perché non concederci un’insalatina poco prima? Più di uno spuntino, meno di un pasto. Ovviamente per non incidere negativamente sulla nostra dieta equilibrata, dovrà essere caratterizzato da alimenti semplici, facilmente digeribili e poco grassi.
In uno scenario socioeconomico in profonda e rapida evoluzione, evidenziare i cambiamenti del valore nutritivo di quello che gli italiani acquistano, significa chiarire come i nostri connazionali reagiscono agli stimoli dei nuovi stili di vita e di consumo alimentare. Le persone sono sempre più consapevoli dell’impatto che i diversi alimenti hanno sull’ambiente e sulla salute. Da qui la necessità per le piccole e grandi imprese, ma anche per i supermercati, di essere sempre più trasparenti nei confronti dei consumatori comunicando al meglio la sostenibilità. Al riguardo sono destinate ad aumentare le cosiddette “etichette sostenibili”, certificate da istituzioni pubbliche e private che attestano un adeguamento a certi principi di carattere economico, sociale e ambientale lungo la catena di approvvigionamento. A differenza delle etichette ambientali, quelle di sostenibilità incorporano anche aspetti etici, sociali (come il benessere animale o gli aspetti legati al commercio equo e solidale).
Tra le varie tendenze sempre più in crescita e che riguardano la propensione dei consumatori a optare per il cosiddetto Healthy Food, la spirulina, l’avocado e lo zenzero hanno spopolato lo scorso anno fra i salutisti. Sebbene quest’ultimi mantengano inalterate le loro straordinarie qualità, c’è un altro “supercibo” che potrebbe scalzarli e che potrebbe diventare il trend del 2018. Si chiama “moringa” ed è soprannominato “l’albero dei miracoli” per l’enorme quantità di benefici che apporta al corpo.
Sette volte più vitamina C rispetto alle arance, quattro volte più vitamina A della carota, quattro volte più calcio rispetto al latte vaccino, tre volte più ferro degli spinaci, due volte più proteine dello yogurt, tre volte il quantitativo di potassio rispetto alle banane: sarebbero queste le straordinarie proprietà delle foglie e dei semi di questo albero.
Originaria dell’India settentrionale, grazie alla sua versatilità, sopravvive anche in condizioni di clima arido ed è quindi una risorsa preziosa per tutte quelle popolazioni che sono soggette a carestie. Per centinaia di anni la moringa è stata utilizzata da diversi popoli e in culture diverse. Ciò che è assodato è che la moringa ha davvero degli effetti positivi sul funzionamento del fegato, sugli occhi, sui reni, sulla pelle e sui capelli, sulla salute delle ossa, oltre ad avere la capacità di rafforzare il sistema immunitario e cardiovascolare.
“L’albero dei miracoli” si rivela essere un toccasana soprattutto per quelle popolazioni che vivono nelle aree più povere e che spesso soffrono di malnutrizione. Sebbene debba essere sempre consumata con moderazione e non eccedendo con le dosi, la moringa si rivela essere un ottimo integratore, consumato quasi sempre sotto forma di polvere secca. Quest’ultima ha un sapore piacevole, leggermente piccante, e può essere impiegata facilmente in cucina o nella preparazione di succhi di frutta.
Che dire, a quanto pare il 2018 sarà un anno all’insegna della salute!

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