Florente-Claude, il protagonista di “Serotonina”, il penultimo romanzo di Michel Houellebecq (2019), a 46 anni è convinto di essere un uomo finito. Lo crede fin dalla prima riga del racconto autobiografico che sta scrivendo. Il sipario si apre con il ricordo di un incontro casuale. Florente-Claude sta conversando con due ragazze nelle quali s’è imbattuto per puro caso a una pompa di benzina. Dopo che Florente-Claude le ha aiutate a gonfiare le gomme, le due giovani spariscono a bordo della loro utilitaria.  A distanza di tempo, il lampo di desiderio provato quel giorno affiora sotto una nuova luce. Gli sguardi e i corpi avvenenti delle due ragazze gli tornano in mente per diventare la sua madeleine proustiana. Lo riportano a tutte le ragazze che gli hanno sorriso e con le quali ha sperimentato la complessità di una relazione. È un’emozione che non viveva da tempo a causa della depressione e delle pillole a base di serotonina che assume, le quali hanno nell’apatia, nell’azzeramento del desiderio sessuale e nella compromissione delle capacità di relazione i principali effetti collaterali. Insomma, tengono a bada le pulsioni suicide di una depressione conclamata, dalle cui maglie fitte di una vita senza più desideri è tuttavia spuntato il ricordo elettrizzante delle due ragazze incontrate un giorno.
Verso la fine del racconto, scopriamo che il mix composto da queste pillole, dalle serate insonni trascorse davanti alla tivù e dall’alcol che trangugia quotidianamente lo stanno facendo ingrassare. Come gli prospetta il neurologo al quale si rivolge per la prescrizione dei farmaci, Florente-Claude sta accumulando livelli di cortisolo preoccupanti, a causa dei quali il medico cerca di metterlo in guardia prospettandogli che di questo passo ingrasserà, con tutti i rischi connessi all’obesità, il primo dei quali è di schiattare all’improvviso per infarto, oppure di ammalarsi gravemente di diabete. D’accordo per alcol e pillole, ma che la mancanza di sonno faccia ingrassare ci giunge nuova, così pure il fatto che l’insonnia si associ a valori sopra la media di cortisolo. Per questo motivo abbiamo deciso di saperne di più e ci siamo rivolti a un esperto del sonno e di tutti le sue complicazioni, tra cui, come ovvio, l’insonnia, il professore Luigi De Gennaro, Ordinario di Psicologia e Direttore del Laboratorio del sonno all’Università La Sapienza di Roma.

Professor, De Gennaro, è vero che il cortisolo od “ormone dello stress” aumenta negli insonni e che un giovane che ha dormito la metà del solito, se dovesse fare un esame del sangue il giorno dopo, avrebbe valori di cortisolo il doppio degli abituali, simili a quelli di settantenne?
«Confermo. In generale la deprivazione di sonno o la condizione di insonnia si associa (per certi versi, non sorprendentemente) a un incremento dei livelli di cortisolo. Eviterei il confronto con gli anziani».

Che cosa fa pensare che ci siano relazioni fra la perdita di sonno e l’aumento ponderale?
«Si parte da una conoscenza consolidata che due ormoni centrali legati all’alimentazione, la leptina, che favorisce il senso di sazietà, e la grelina, che promuove invece l’appetito, sono associati strettamente al sonno. Alterazioni e decurtazioni del sonno hanno un impatto negativo sull’equilibrio di questi due ormoni, diminuendo la leptina e aumentando la grelina. Più in generale, esiste una relazione bidirezionale tra sonno e alimentazione. Nella pratica clinica, psicologica e psichiatrica, persone con disturbi del comportamento alimentare hanno spesso anche problemi legati al sonno, ma vale anche il contrario: chi ha alterazioni nel ritmo sonno-veglia in certi casi può sviluppare una disfunzione legata al comportamento alimentare.
Uno studio recente pubblicato su JAMA Internal Medicine (cfr. allegato) è andato anche oltre, dimostrando che la relazione suggerita valga anche “in positivo”: dormendo meglio e di più si possono ottenere dei benefici anche nell’alimentazione. Con grande semplificazione, lo studio ha dimostrato che estendere la durata del proprio sonno (almeno un’ora in più, passando da 6 ore e mezza circa a 7.5-8 ore), si associava a una diminuzione dell’introito calorico in media 270 di calorie».
Un suggerimento, questo di dormire di più, che poteva aiutare Florente-Claude a vivere meglio? Vista la china tragica che ha comunque preso la sua esistenza, ne dubitiamo. D’altro canto, il cortisolo non gli sta lasciando scampo. Giorno per giorno lo sta trasformando nell’obeso che il medico gli aveva anticipato. Noi però che viviamo un’esistenza forse meno simbolica di quella di Florente-Claude ma reale, che nessuno ha immaginato in vece nostra, forse possiamo ricavarne un monito per migliorare il nostro stile di vita.

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