(recensione  a Spillover, di David Quammen, Adelphi 2015)

di Alberto Ferrari

La cronaca recente offre due ottimi agganci per recensire Spillover, facendo passare in secondo piano il fatto che il volume si trova sugli scaffali delle librerie italiane già dall’estate dello scorso anno. Scritto dal giornalista scientifico americano David Quammen, questo libro fa il punto sulle zoonosi, ovvero sulle malattie contagiose che, periodicamente, da un capo all’altro del mondo, mietono vittime dopo che il virus ha fatto il salto di specie, lo “spillover”, appunto, cioè è andato a contagiare l’uomo dopo aver dato segno di sé nel regno animale. Il fatto di cronaca più recente è il riconoscimento del premio Nobel per la medicina, assegnato ai primi di ottobre di quest’anno, a tre scienziati per le loro scoperte su particolari tipi di epidemie.  Si tratta della cinese Youyou Tu, 85 anni, che ha incassato metà del premio, circa 900 mila euro, per le sue scoperte sulle proprietà di una pianta, da cui ha ricavato uno dei trattamenti più efficaci contro la malaria, riducendo la mortalità del 20% negli adulti e del 30% nei bambini. L’altra metà del premio è stata assegnata ex-equo al giapponese Satoshi Omura, 80 anni, e all’irlandese William Campbell, 85 anni, per aver individuato un farmaco che, con 270 milioni di dosi consumate ogni anno, tiene a bada i sintomi di filariasi e cecità fluviale. Mentre la mortalità della malaria è stata dimezzata negli ultimi 10 anni, anche se uccide ancora 500 mila persone l’anno, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità confida di sradicare la cecità fluviale entro il 2025 in 31 Paesi dove oggi è endemica, e di cancellare, entro il 2020, la filariasi (detta anche elefantiasi) da 61 degli 81 Paesi del mondo in cui è presente. Queste malattie, eccetto la malaria, non sono vere e proprie zoonosi, anche se a inculcarle nell’uomo agiscono da vettori alcuni insetti. Chi volesse conoscere nel dettaglio le peculiarità di una zoonosi, ha nel libro in oggetto un’ottima occasione di approfondimento.

Fatta questa precisazione, ecco spiegato perché nel suo libro di filariasi e cecità fluviale Quammen non parla, ma di malaria sì e abbondantemente; così pure parla di Ebola, Marburg, Sars, Aids, e dei meno conosciuti virus Hendra e Nipah. Alla malaria dedica un intero capitolo in cui spiega che, fino a pochi anni fa, si pensava che non fosse una zoonosi, in quanto la trasmissione dei quattro tipi di parassiti malarici che contagiano gli esseri umani non contagiano altre specie. Ogni altra specie infetta ha la sua malaria. ‹‹La malaria umana è solo umana›› e si trasmette da individuo a individuo tramite le zanzare di un determinato genere. Poi, nel 2010, è comparso a stampa un articolo di svolta. Chi l’ha redatto ha messo a punto delle tecniche non invasive per fare test genetici sugli scimpanzé, test che sfruttano gli escrementi per individuare, fra gli altri, la presenza del virus della malaria. Così è stato più agevole verificare che il virus umano della malaria è imparentato con quello dei gorilla dell’Africa occidentale, da cui la deduzione che deve essere bastata una zanzara che ha punto un gorilla infetto e che poi è andata a pungere un essere umano. ‹‹Questa seconda puntura ha fatto entrare il parassita nel nuovo ospite e alla lunga ha causato una zoonosi che ancora oggi uccide mezzo milione di persone ogni anno››. Altri tipi di scimmie sono soggette a malaria e la trasmissione da scimmia a scimmia e da scimmia a uomo è opera delle zanzare. Queste zanzare hanno il loro habitat nella giungla e da lì non si muoverebbero, limitandosi a pungere le scimmie. Ma, per esempio, nel Borneo malese, poiché le foreste vengono abbattute a ritmi davvero preoccupanti per far posto alle colture di olio di palma, accade che queste zanzare, spinte da necessità, pungano l’uomo. È esagerato pensare che tutte le popolazioni limitrofe siano a rischio di contrarre la malaria delle scimmie? Certo che non è esagerato, spiega Quammen, invitando a riflettere sul concetto di interconnessione fra zoonosi e attività dell’uomo. «Dovremmo renderci conto che le recenti epidemie di nuove zoonosi sono conseguenze di nostre azioni, non accidenti che ci capitano tra capo e collo» conclude. Un suggerimento da non sottovalutare, visto che il prossimo Big One, altamente probabile a detta di tutti gli specialisti, se si verificherà per davvero, ‹‹sarà certamente una zoonosi››.

La seconda occasione che ha gettato una nuova luce d’attualità su Spillover è un importante premio scientifico-letterario che data a giugno di quest’anno. Con questo riconoscimento, promosso da una nota casa farmaceutica, la giuria ha omaggiato il libro di Quammen per la «fruttuosa contaminazione tra cultura scientifica e cultura umanistica».

Non ci dispiace far notare che l’altro libro premiato, con le stesse motivazioni, è stato Riparare
i
viventi
di Maylis De Kerangal (Feltrinelli 2014) che a tempo debito abbiamo recensito sulle colonne di questo giornale.

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