di Alberto Ferrari

I problemi di erezione sono quasi sempre una spia di malessere cardiovascolare, da non sottovalutare in nome di una pruderie che può diventare davvero dannosa e controproducente. D’altro canto, sembra che fare sesso nel post infarto sia meno pericoloso di quanto i pazienti temono; e di cui è segno manifesto l’atteggiamento di chiusura e difesa che costoro assumono all’indomani dell’evento acuto

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La prassi è quella dello struzzo. Testa sotto la sabbia e sperare che la tempesta passi. Complice questo atteggiamento di chiusura, può essere che nessuno faccia domande imbarazzanti sulla tua vita sessuale. Nessun cardiologo ti interroga se a letto hai problemi di erezione, se non sei tu a sollevare la questione, neppure durante i controlli periodici che fai perché sei reduce da un evento cardiovascolare maggiore, come un infarto del miocardio, oppure un ictus cerebrale oppure ti è stato applicato un stent coronarico.

“Riferendomi alla mia pregressa esperienza all’interno di un centro ospedaliero di andrologia – racconta il dottor Stefano Angelini, psicologo sessuologo – posso dire che i pazienti in trattamento cardiovascolare il più delle volte mi hanno confidato di non avere ricevuto alcuna indicazione in merito alla sessualità. Credo che il cardiologo eviti di affrontare l’argomento per una mancanza di formazione specifica, delegando il compito ad altre figure, per esempio l’andrologo o l’urologo. Nulla di male, se non fosse che non tutti i pazienti decidono di fare un consulto con questi medici specialisti”. In questo modo il problema sembra proprio dover rimanere a lungo sotto la sabbia, inespresso prima ancora che irrisolto.

Inoltre, l’atteggiamento oscurantista è destinato a prevalere anche a casa, in presenza di problemi cardiaci o equivalenti. Pare che chi sta a fianco del cardiopatico sia propenso a giustificare il partner se costui a letto ci va solo per dormire. È come se le mogli, o chi per esse, tendessero a procrastinare l’intera faccenda, perché si preoccupano per i mariti e non vogliono creargli ulteriori fastidi, così aspettano che la prima mossa di riavvicinamento siano i mariti a farla.

“A livello generale, dopo un infarto o un ictus, o comunque dopo una problematica cardiovascolare acuta, – dice Angelini – si assiste all’instaurarsi di un atteggiamento di timore verso tutte quelle attività che possono prevedere una certa fatica di tipo fisico, sessualità compresa. Le persone sono impegnate a comprendere quali modificazioni sta comportando nella loro vita l’evento cardiologico, oltre a essere concentrate sul recupero dello stato di salute. In questi casi, la scala delle priorità generalmente si modifica, spostando in basso la sessualità”.

Eppure l’atto sessuale ha un impatto blando sull’organismo, come dimostrano alcuni studi scientifici le cui conclusioni in rapporto al post infarto – discusse in un recente congresso di cardiologia tenutosi ad Amsterdam – inducono a un cauto ottimismo. Fare sesso con il proprio partner è paragonato a un esercizio fisico di intensità moderata, e come tale, in teoria, alla portata di tutti, malati cardiopatici compresi.

Pare, infatti, che, quando si fa l’amore, la pressione sanguigna aumenti, con la sistolica (“la massima”) che raggiunge i 150/180 mg/Hg e il cuore che sale a 120-130 battiti al minuto, con un picco più acuto durante l’orgasmo, fase che però non supera i pochi minuti. Un impegno sostenibile, come andare in bicicletta di buona lena, fare una passeggiata a passo sostenuto o, al limite, darsi da fare in qualche attività domestica che preveda un certa fatica, tipo passare lo strofinaccio sui pavimenti, oppure togliere il calcare dalle piastrelle della doccia. L’unità di misura del dispendio energetico umano è espressa in Met e viene calcolata in rapporto al metabolismo basale. Il Met è utilizzato per determinare l’intensità di una qualsiasi attività di tipo fisico. Il Met corrisponde all’energia spesa ogni minuto da un soggetto, ed equivale a un consumo di 3.5 ml di ossigeno per kg di peso corporeo per minuto. Dormire = 1 Met, guidare = 3 Met, una partita a tennis = 6 Met, giocare a basket = 7 Met ecc. Ebbene, fare sesso rimanda a valori più bassi. Per esempio: stimolazione del partner 1,7 Met, masturbazione 1,8 Met, se si fa l’amore nella posizione del missionario (uomo sopra) 3,3 Met, se è invece la partner a star sopra 2,5 Met.

Se osserviamo il problema dell’impotenza in quanto tale, scopriamo “che gli uomini con un disturbo dell’erezione – afferma il dottor Giovanni Beretta, andrologo – hanno un rischio 1,6 volte maggiore di avere un importante problema cardiovascolare”.

È noto da tempo che un disturbo dell’erezione è spesso associato a una disfunzione dell’endotelio vascolare, che a sua volta è un problema tipico delle patologie cardiovascolari, dell’ipertensione e del diabete. “Il consiglio immediato, sia in presenza di un disturbo dell’erezione che di una patologia cardiovascolare – è sempre Beretta che parla – è quello di cambiare stile di vita e quindi di mangiare meglio, controllare il colesterolo, smettere di fumare, aumentare con giudizio la propria attività fisica e sentire sempre in diretta i consigli del proprio medico di fiducia e naturalmente anche dell’andrologo”.

Dello stesso avviso anche lo psicologo. “Per la medicina è sempre più evidente che una disfunzione sessuale è un sintomo di un disturbo cardiovascolare – sostiene il dottor Angelini – e di conseguenza vengono avviati gli accertamenti del caso. Difficile intervenire con quelle persone che non raccontano, neanche al medico di base, le loro difficoltà. Credo che una campagna di sensibilizzazione a questo riguardo potrebbe essere molto utile”.

Il rapporto disfunzione erettile e problematica cardiovascolare è stato studiato e refertato di recente sulla rivista ‹‹Circulation››, giornale dell’American Heart Association. In particolare, lo studio, condotto su quasi 1600 uomini affetti da cardiopatia e provenienti da 13 paesi, è andato a indagare e problematiche legate alla sessualità. Tramite un questionario si è voluto scoprire chi fra costoro avesse problemi di erezione, ripetendo la domanda a distanza di 2-5 anni. “La conclusione è stata che i cardiopatici con disturbi di erezione – dice ancora il dottor Beretta, che ci ha fornito i dati dello studio in questione – tendono ad avere una più alta percentuale di gravi crisi ipertensive, diabete e infarti rispetto a quelli che non lamentano disturbi erettivi; le morti, poi, per le cause più varie, sono presenti nell’11,3% dei pazienti con deficit dell’erezione riferito all’inizio dello studio e nel 5,6% di soggetti senza problemi”.

Lo studio citato ha il merito, tra gli altri, di aver riproposto sotto l’attenzione della comunità scientifica il problema delle disfunzione erettili nel post infarto.Orbene, se il problema della ripresa dell’attività sessuale, dei rischi e delle problematiche connesse è minacciata dalla paura, talora esagerata e irrazionale del paziente, cosa devono fare i medici per alleggerire loro il fardello, tanto da indurre i pazienti ad aprirsi senza timori a riguardo della sessualità? “Credo che sarebbe fondamentale, prima (ove possibile) e dopo l’intervento – dice il dottor Angelini – che il medico illustri ai pazienti quali modificazioni possano e debbano avvenire nello stile di vita e quale atteggiamento sia da ricercare alla luce dell’intervento subito. Sarebbe ancora più utile, che gli aspetti psicologici legati alla malattia e alla sua cura siano trattati da uno psicologo”.

In attesa di leggere nuovi e interessanti dati sulla sessualità del post infarto e di avere nuovi indicatori per la cura dell’impotenza come disfunzione sessuale e cardiovascolare, ci auguriamo che questi argomenti delicati e spinosi diventino sempre più di dominio pubblico fra i pazienti, spingendoli a vincere antiche e ingiustificate paure, in nome di una salute cardiovascolare fondata sulla prevenzione. Un piccolo sforzo per traguardi importanti.

di Alberto Ferrari

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