Camminiamo, ci sediamo e ci rialziamo in piedi. Ci giriamo e, all’occorrenza, ci pieghiamo. E non ci pensiamo due volte a farlo, a compiere tutti questi movimenti, magari in sequenza continua, come accade durante gli esercizi della palestra. Facciamo tutto fino a che un ginocchio non si blocca, o fino a che il dolore l’anca è sopportabile, o la rigidità e l’indolenzimento in una di queste due articolazioni non diventa paralizzante.
Tra gli inconvenienti che impediscono la pratica dell’attività fisica ci sono gli infortuni. E tra gli infortuni, i più frequenti sono causati da ginocchia e anche dolenti. Entrambe le articolazioni sono fondamentali per il movimento. Il ginocchio è ad alto rischio d’infortunio a causa del notevole impatto articolare previsto da un’attività fisica “di gamba”. È il caso di calciatori, rugbisti, maratoneti ecc. Tuttavia, diventa un punto debole anche per le persone d’età avanzata, quando le articolazioni sono più suscettibili all’artrosi. L’anca ha due funzioni: serve a sostenere il peso della parte superiore del corpo e a consentire i movimenti dell’arto inferiore. Anche l’anca delle persone di una certa età può diventare motivo di fragilità a causa dell’artrosi. Meno frequenti sono gli infortuni dell’anca tra gli sportivi. Essi rappresentano meno del 10% degli infortuni agli arti inferiori. Uno degli infortuni più frequenti dell’anca fra gli sportivi si verifica giocando a golf, o facendo un’altra attività fisica che, come il golf, contempla il movimento detto swing, ovvero la rotazione del busto basata sulla rotazione dell’anca.
Secondo uno studio apparso sulla stampa specializzata nel 2021, che ha esaminato gli obiettivi terapeutici dei pazienti che si sottopongono a interventi chirurgici all’anca o al ginocchio, oltre il 50% degli oltre duecento (226) intervistati si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti, giudicandoli conformi alle aspettative, al punto che 79% si è spinto oltre, chiedendo al medico curante di voler entrare nel merito del processo decisionale che porta all’assistenza postoperatoria. «Chiedere ai pazienti di identificare i loro risultati personalizzati potrebbe aggiungere valore sia per i pazienti che per i chirurghi nell’assistenza clinica, facilitando un coinvolgimento più solido del paziente nel processo decisionale condiviso», è la conclusione a cui sono pervenuti gli autori, un gruppo di ricercatori dell’università St. Paul di Minneapolis, Minnesota (USA). Da tempo, sulle pagine della nostra newsletter abbiamo sollevato l’importanza dell’ascolto del paziente, allo scopo di renderlo partecipe del processo di cura. Così facendo, oltre a far sentire il paziente meno solo ma più addentro e in maniera attiva a quello che gli sta capitando, la tesaurizzazione della sua esperienza diventa una voce importante nelle linee guida condivise. Questa pratica, volendo vedere, ha un nome, si chiama medicina narrativa, una medicina che si basa sulle evidenze scientifiche ma che si arricchisce di continuo dell’esperienza diretta di tutti coloro che, oltre al medico, prendono parte al processo di cura: gli infermieri, i caregiver e/o i famigliari e i pazienti stessi.
Tornando ai disturbi di anca e ginocchio, a parere dei relatori di un manuale sull’argomento, una delle tante pubblicazioni divulgative a cura della Harvard Medical School (USA), ci sono alcuni aspetti che – l’esperienza dei pazienti insegna – bisogna tenere sempre presenti quando si rischia la compromissione della deambulazione e l’inattività fisica forzata.
Il primo è che, quando le ginocchia o i fianchi fanno male, non si tratta solo di un fastidio ma di un problema che rischia di diventare parecchio scoraggiante. Lesioni e disturbi articolari minacciano la nostra capacità di fare le cose che vogliamo, andare dove desideriamo, persino di rimanere indipendenti come speravamo.
Ecco perché è importante comprendere i fattori di rischio e le chiavi per una diagnosi accurata. Entrare nel merito delle strategie di trattamento, comprese le ultime opzioni terapeutiche e chirurgiche è il modo più idoneo di porsi il problema. I suggerimenti e le tecniche più collaudate, a parere di medici della prestigiosa università americana cha hanno curato il volume, servono a promuovere il recupero e a prevenire le ricadute.

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