A tutti coloro che sono abituati mangiare appena prima di coricarsi per andare a dormire. A chi lavora di sera e fra una mansione e l’altra è solito mandar giù qualcosa. A chi apre il frigo di notte perché è bulimico o per chissà quale altro bisogno affettivo. A chi si espone ai rischi del jet lag. Insomma, a tutti coloro che per i più svariati motivi non ce la fanno a rispettare i ritmi di sonno e di veglia e a consumare il pasto serale non meno di quattro ore prima di andare a letto va il rispetto e l’umana comprensione da parte di tutti. Tuttavia, stando a quanto scrive uno studio appena pubblicato sull’argomento, va altresì ricordato che per loro il rischio di diabete è maggiore che nella controparte virtuosa.
Nei soggetti affetti da diabete, il controllo della glicemia è influenzato da vari fattori. Uno di questi dipende dall’orario in cui si cena in rapporto a quello in cui si va a dormire. Ciò accade perché gli orari dei pasti hanno un’azione diretta sui livelli di melatonina che l’organismo produce durante il sonno. La melatonina è l’ormone che regola i cicli sonno-veglia. Succede che chi cena tardi, a un orario ravvicinato rispetto a quello in cui si corica, abbia livelli di melatonina più alti del normale. A valori borderline di melatonina ne subentrano di alterati della glicemia, come ha ricordato pubblicamente Richa Saxena, genetista e autrice senior del gruppo che ha condotto la ricerca edita su «Diabetes Care» a gennaio di quest’anno. Partendo da questo assunto, la squadra di ricercatori, composta da membri del Massachusetts General Hospital (USA), del Brigham and Women’s Hospital (USA) e dell’Università di Murcia in Spagna, hanno messo a punto uno studio per confrontare i dati delle connessioni tra melatonina e glicemia. A tale scopo, hanno arruolato 845 spagnoli adulti. Perché proprio persone di questa nazionalità? Al di là di probabili ragioni contingenti – una delle tre équipe di ricercatori lavorava stando in Spagna – è noto che gli spagnoli hanno l’abitudine di cenare tardi, al pari di molte altre popolazioni mediterranee. Per questa ragione, forse, è sembrato più semplice rivolgersi agli spagnoli per la cena a ora tarda. Si fossero rivolti a degli americani o a dei nord europei, i quali hanno l’abitudine di cenare non più tardi delle 19,00, probabilmente avrebbero avuto più difficoltà a parametrare l’orario di cena “tardi” in rapporto all’ora in cui ci si corica, la quale doveva essere quella solita. Infatti, tutti i partecipanti sono stati invitati ad andare a dormire come d’abitudine, ovvero alla solita ora. Ognuno dei partecipanti doveva alternare due sere di cena “presto” con due sere di cena “tardi”. I ricercatori hanno anche analizzato il codice genetico di ciascun partecipante all’interno del gene del recettore della melatonina-1b (MTNR1B). In base a ricerche precedenti, è emerso che esiste una variante (chiamata allele G) in MTNR1B a rischio elevato di diabete di tipo 2. In alcuni dei mangiatori tardivi abituali, l’orario della cena anticipata e tardiva è stato simulato tramite la somministrazione di una bevanda a base di glucosio allo scopo di misurare gli effetti sulla glicemia nell’arco di due ore. Inoltre, l’incrocio dei dati è avvenuto fra gli individui che erano portatori o meno della variante genetica nel recettore della melatonina a rischio di diabete.
I ricercatori hanno così scoperto che i livelli di melatonina nel sangue dei partecipanti erano 3,5 volte più alti dopo la cena tardiva. L’orario della cena tardiva ha anche comportato livelli di insulina più bassi e livelli di zucchero nel sangue più elevati. Questa connessione ha senso perché l’insulina agisce per ridurre i livelli di zucchero nel sangue. A fine cena, i partecipanti con l’allele G MTNR1B avevano livelli di zucchero nel sangue più elevati rispetto a quelli senza questa variante genetica.
«Abbiamo scoperto che mangiare tardi disturbava il controllo della glicemia nell’intero gruppo – ha dichiarato Marta Garaulet, professore di fisiologia e nutrizione presso il Dipartimento di Fisiologia dell’università di Murcia – Nel dettaglio, i valori alterati del glucosio sono stati osservati principalmente nei portatori di varianti di rischio genetico, che rappresentavano circa la metà della coorte».
Gli esperimenti hanno altresì rivelato che gli alti livelli di melatonina e l’assunzione di carboidrati associati al consumo tardivo alteravano il controllo della glicemia a causa di un difetto nella secrezione di insulina.
«I risultati del nostro studio potrebbero essere importanti nello sforzo verso la prevenzione del diabete di tipo 2 – è il parere di un altro co-autore, Frank A.J.L. Scheer, direttore del programma di cronobiologia medica presso il Brigham and Women’s Hospital, che così conclude – I nostri risultati sono applicabili a circa un terzo della popolazione nel mondo industrializzato che consuma cibo prima di coricarsi, così come ad altre popolazioni che mangiano di notte, compresi i turnisti, coloro che soffrono di jet lag o che hanno problemi alimentari notturni, così come quelli che usano abitualmente integratori di melatonina vicino all’assunzione di cibo».

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