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Giuseppe Musumeci (Cardiologia, Ospedale Mauriziano di Torino).

Dimissioni più sicure per i pazienti cardiopatici cronici. È quanto sta accadendo negli ospedali del Servizio sanitario nazionale di Piemonte, Lombardia e Liguria stando ai dati raccolti dal Registro Jet LDL, un progetto osservazionale che ha coinvolto 36 Ospedali di Piemonte, Lombardia e Liguria e che ha avuto lo scopo di valutare la tendenza alle dimissioni di pazienti colpiti da infarto e trattati con angioplastica coronarica in queste tre Regioni del Nord Italia. Gli ospedali di queste tre regioni si posizionano così all’avanguardia nel controllo del colesterolo contro la recidiva da infarto.
I risultati del progetto sono stati presentati dal Dott. Marco Ferlini (Università di Pavia, Policlinico San Matteo) al Congresso “Change in Cardiology 3.0” che si è tenuto al Centro Congressi Lingotto di Torino, fra giovedì 30 marzo e sabato 1° aprile 2023.
Il Registro Jet LDL è stato promosso daMarco Ferlini, Luigi Oltrona Visconti (Cardiologia, Casa di cura Città di Pavia, Pavia), Giuseppe Musumeci(Cardiologia, Ospedale Mauriziano di Torino)Ferdinando Varbella (Cardiologia, Ospedale di Rivoli – AslTo3)e Giuseppe Patti (Università Piemonte Orientale e Direttore Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare, AOU Maggiore della Carità di Novara).
Il progetto ha osservato circa 1˙100 pazienti, di età media di 67 anni, in un arco di tempo compreso fra gennaio e marzo 2022.
L’approccio clinico si è basato su una particolare attenzione al controllo del colesterolo LDL, partendo già in fase di dimissione con una terapia farmacologica intensiva con gli anticorpi monoclonali: entro un mese dall’infarto i livelli di colesterolo erano sotto controllo nel 60% dei casi, un risultato molto al di sopra della media europea, e gli anticorpi sono stati utilizzati in quasi il 10% dei pazienti dimessi.
«Il colesterolo LDL rappresenta il fattore causale più importante nei pazienti con infarto del miocardio – ha ricordato Giuseppe Musumeci, in occasione di“Change in Cardiology 3.0” – e una sua riduzione dopo l’evento aumenta la sopravvivenza e riduce il rischio di recidive».
Le statistiche dicono che, se anche a oggi non esiste un livello ritenuto troppo basso per dare un beneficio, dopo l’infarto è raccomandata una riduzione del 50% dell’LDL con un obiettivo di portarlo sotto i 55 mg/dl. I dati europei dimostrano tuttavia che l’obiettivo è raggiunto in meno del 20% dei pazienti.
«Anche se i risultati indicano che in questi 36 Centri gli investigatori hanno lavorato meglio dei colleghi Nord Europei sul controllo del colesterolo – ha aggiunto Giuseppe Musumeci – c’è ancora da lavorare per ottimizzare i risultati, in particolare occorre ampliare la platea di pazienti a cui somministrare i farmaci più potenti (usati solo nel 10% dei casi e che potrebbero esserlo in quasi il 30%) e partire con una terapia il più aggressiva possibile già in fase di dimissione sembra la strategia vincente».
Il fatto che il colesterolo abbia un ruolo importante nel contribuire a provocare le malattie di cuore è ormai arcinoto anche fuori della comunità scientifica, tanto da potere sembrare addirittura scontato, ma in realtà si tratta di una scoperta recente, che risale alla metà del secolo scorso.
Attorno al 1950, infatti, fu avviata una serie di studi epidemiologici che si proponevano di individuare le cause più probabili delle principali malattie. Da allora, molte idee si sono chiarite. Per esempio, sappiamo che il colesterolo totale è frutto del rapporto che sussiste fra colesterolo LDL, il colesterolo HDL e i trigliceridi. E sappiamo anche che il colesterolo LDL è quello “cattivo”, mentre l’HDL viene definito “buono”. Una differenza di sostanza, che incide anche sulle attenzioni da riconoscere al colesterolo totale. Ammalarsi di eccesso di colesterolo nel sangue significa che i valori del colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL) sono saliti oltre i livelli di guardia. Il che significa che vi può essere un accumulo di colesterolo nelle pareti arteriose con il conseguente sviluppo di aterosclerosi, ovvero la presenza di placche ostruttive di colesterolo, cellule e altro, che impediscono il normale deflusso del sangue e che sono alla base dei fenomeni di ischemia. È per questo motivo che il colesterolo LDL troppo alto diventa uno dei maggiori fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.


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