di Angela Nanni

L’ipertensione arteriosa si può prevenire e trattare conl’alimentazione. Non esistono alimenti buoni o cattivi in assoluto ma solo una dieta equilibrata può intervenire efficacemente sul problema. La Dieta Mediterranea,per esempio, è in grado di indurre una significativa riduzione dei valori pressori. Il maggiore consumo di olio di oliva e di pesce, degli alimenti ricchi di fibra come frutta,verdura e legumi che la caratterizzano, prevengono e curano l’ipertensione in maniera efficace

Sono moltissime le persone che ritengono che l’ipertensione arteriosa sia dovuta a scorrette abitudini alimentari: soprattutto gli sbalzi pressori vengono percepiti come legati a eccessi alimentari o al consumo di determinati alimenti. L’ipertensione arteriosa, in effetti, è un disturbo estremamente comune fra la popolazione generale e in costante aumento: chi ne soffre, inoltre, nonostante la disponibilità di farmaci molto efficaci nel controllarla, denuncia spesso valori fuori norma, anche a causa di altre patologie concomitanti come l’obesità, un eccessivo consumo di sale da cucina e non di rado a causa di una scarsa aderenza alla terapia farmacologica prescritta, intendendo per terapia da seguire non solo la prescrizione di farmaci, ma anche i suggerimenti per un corretto stile di vita. È bene ricordare che negli adulti circa il 90-95% di casi l’ipertensione non è riconducibile a nessuna causa specifica e si parla per questo di ipertensione essenziale o primaria: la patologia tende a svilupparsi gradualmente a volte anche durante l’arco di diversi anni. Solo nel restante 5-10% di casi l’ipertensione è secondaria ad altre cause ovvero è subordinata all’instaurarsi di altre patologie come possono esserlo i disturbi renali, i tumori alle ghiandole surrenali o le malformazioni cardiache congenite. A tal proposito precisa il professor Giovanni De Pergola, Ambulatorio di Nutrizione Clinica, Oncologia Medica del Policlinico di Bari: «La pressione arteriosa non dovrebbe idealmente superare i 120 mmHg per la sistolica e gli 80 mmHg per la diastolica e le più recenti linee guida sono concordi nel ritenere che tanto più i valori di pressione si discostano da questo range tanto maggiore è la probabilità di presentare eventi cardiovascolari, anche gravi, come l’ictus cerebrale o l’infarto cardiaco. L’ipertensione, in realtà, intesa come pressione sanguigna stabilmente pari o superiore a 140/90 mmHg, è una patologia molto comune nella popolazione generale, essendo presente in più del 50% degli uomini e del 40% delle donne nella fascia di età compresa tra i 35 e i 79 anni». Le linee guida disponibili in fatto di controllo dell’ipertensione sottolineano che esistono misure non farmacologiche in grado di contrastare efficacemente gli aumenti pressori, soprattutto in caso di ipertensione lieve, ma anche in caso di ipertensione importante, che necessita inderogabilmente di un trattamento farmacologico.  Una revisione del proprio stile di vita che preveda una riduzione nel consumo di sale da cucina, il seguire una sana alimentazione, l’adoperarsi per normalizzare i valori dei lipidi nel sangue (colesterolo e trigliceridi) e lo svolgere regolare attività fisica (almeno 30 minuti per 5 giorni per settimana) giova allo stato di salute in generale e, quindi, anche all’ipertensione arteriosa. Molti studi hanno enfatizzato come, tra i vari fattori imputati, l’abuso del sale da cucina sia il fattore di rischio più importante e vi sono evidenze che indicano come le popolazioni con un basso consumo di sodio abbiano livelli pressori medi complessivamente nella norma. Si stima che ogni giorno si consumano circa 10 g di sale, mentre le linee guida raccomandano al massimo 5 g per giorno; il problema principale non è solo il sale che si aggiunge a quello che si cucina, ma anche quello presente nei prodotti che si acquistano già confezionati. Per tale motivo bisognerebbe sempre leggere le etichette dei prodotti alimentari prima di acquistarli, eliminare la saliera dalla tavola e utilizzare le spezie per esaltare il sapore di quello che si sta cucinando. Puntualizza ancora a tal proposito il professor De Pergola: «Alimenti particolarmente ricchi di sodio sono quelli conservati in barattoli o scatole di vetro o metallo, i salumi, le patatine fritte e le carni processate. Recentemente è stato evidenziato che persino le bevande zuccherate, quindi senza sale, favoriscono l’aumento dei valori pressori».

I valori pressori tendono a rialinnearsi alla norma limitando il sale da cucina, ma anche incrementando il consumo di sali di potassio: le nuove linee guida consigliano un apporto pari a circa 4.700 mg ogni giorno, non mediante l’assunzione di supplementi o integratori alimentari, ma aumentando il consumo di frutta e verdura, e in misura minore di legumi e semi oleosi. Fa notare ancora il professor De Pergola: «A tale proposito, è stato dimostrato che i soggetti vegetariani hanno un’incidenza di ipertensione significativamente inferiore rispetto a quella del resto della popolazione».

Numerosi sono anche gli studi che hanno esaminato la relazione fra la pressione arteriosa e il consumo di alcol e hanno evidenziato come i bevitori classificati come lievi-moderati (tipo 1-2 bicchieri di vino al giorno in media) hanno abitualmente valori pressori inferiori a quelli presentati dai forti bevitori e dagli astemi. È importante sottolineare che i singoli alimenti non sono capaci da soli di determinare l’andamento pressorio; per molte persone, la tentazione è quella di credere che eliminando o mangiando un cibo piuttosto che un altro si possa risolvere il problema, anche alla luce di recenti studi scientifici, come quello sul potere antipertensivo del grana padano, che potrebbero indurre a comportamenti alimentari eccessivi o non idonei. Non vi è dubbio che il modello di alimentazione nel suo insieme e lo stile di vita che si adotta sono i fattori che maggiormente condizionano i valori pressori. A tale proposito, l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), che riunisce gli specialisti che operano prevalentemente in ambito ospedaliero, sottolinea come una corretta alimentazione rappresenti una vera e propria terapia in grado di prevenire e curare l’ipertensione e che consente di convivere con i disturbi a essa correlati.

Sempre per quanto riguarda l’efficacia della dieta sul controllo dell’ipertensione, il professor De Pergola asserisce che «grande risonanza ha avuto per molti anni un modello di dieta per la prevenzione e la cura dell’ipertensione, la dieta DASH, acronimo di Dietary Approaches to Stop Hypertension, ossia Approccio Dietetico per Bloccare l’Ipertensione. Accanto alla riduzione delle calorie e degli alimenti ricchi di sodio, questa dieta prevede fondamentalmente la riduzione degli alimenti ricchi di grassi animali (colesterolo, grassi saturi e idrogenati, quindi soprattutto salumi e formaggi grassi) e di quelli che aumentano glicemia e insulina (dolci, merendine, zucchero, eccesso di pane, pasta, grissini, fette biscottate, crackers) e il maggiore consumo di frutta, verdura, frutta secca e olii vegetali. In particolare, è stato recentemente dimostrato che, rispetto al consumo di carne, il maggiore consumo di alimenti ricchi di proteine di altro tipo (come le proteine vegetali e quelle derivate dal latte) permette di ridurre i valori della pressione arteriosa; anche il consumo di acque oligominerali è una peculiarità dalla dieta DASH. La nostra Dieta Mediterranea, in realtà, è anche superiore alla stessa dieta DASH nell’indurre una significativa riduzione dei valori pressori. Il complessivo maggiore consumo degli alimenti che la caratterizzano, come l’olio di oliva, il pesce, gli alimenti ricchi in fibra come frutta, verdura, legumi, alimenti integrali, cereali a basso indice glicemico (avena, orzo e altri cerali a basso indice glicemico), la frutta secca (come noci e mandorle) e in generale tutti gli alimenti che derivano da semi prevengono e curano l’ipertensione in maniera efficace. Peraltro, indipendentemente dal modello di alimentazione (DASH o Dieta Mediterranea), che rimane il fattore più importante, oggi sappiamo che anche un maggiore consumo di alcuni specifici alimenti, quali cioccolato amaro (senza aggiunta di zuccheri e senza latte), tè verde, probiotici (yogurt e derivati), soia, aglio, barbabietola rossa può potenziare il controllo dei valori pressori».

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