A rigor di logica, le domande da porsi sulle sigarette elettroniche sono due. A quale rischio per la salute va incontro chi le fuma, dal momento che contengono più di una sostanza che concorre a determinarne il gusto e dal momento che l’aspirazione polmonare avviene dopo che vi è stato un processo di riscaldamento di queste sostanze? Questo il primo quesito. Il secondo, se sono utili come alternativa alla sigaretta tradizionale. Cioè se ricorrervi funziona come strumento di disaffezione nei confronti del vizio del fumo. Sembra più una questione di lana caprina una terza domanda. Ovvero se chi non ha mai fumato sigarette e decida di cominciare con quelle elettroniche, deve mettere in conto di passare dalle sigarette elettroniche a quelle di tabacco tradizionale? Se così avvenisse, in che percentuale a livello di popolazione? Se parlassimo di numeri importanti, allora sarebbe consigliabile evitare la sigaretta elettronica a priori in termini di prevenzione per la salute.
In questi giorni si è avuta notizia di uno studio che fa chiarezza proprio sugli ultimi due di questi tre punti. Si tratta di uno studio prospettico condotto in Italia su un campione di oltre 3 mila partecipanti d’età compresa fra i 18 e i 74 anni, ai quali sono state poste domande per investigare il loro rapporto con il fumo e il ricorso a sigarette elettroniche. Dai risultati è emerso che le sigarette elettroniche hanno spinto molti non fumatori, soprattutto fra i più giovani, a incominciare con le sigarette tradizionali. Il rischio paventato di cui dicevamo, in questa circostanza si è avverato. Ma non era scontato che avvenisse così? Chi si gingilla con la sigaretta elettronica non sta temporeggiando in maniera un po’ ipocrita con quello che realmente avrebbe voglia di fare, ovvero di fumare le sigarette di tabacco?
Ci piacerebbe sentire su questo punto uno dei ricercatori che ha partecipato a questo studio, condotto dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Università di Pavia, dell’ISPRO di Firenze e che ha goduto di un finanziamento AIRC, l’associazione che finanzia e promuove la ricerca sul cancro Giriamo. Così, abbiamo girato la domanda al dottor Silvano Gallus dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS. «È esattamente così, e lo dice il miglior studio che abbiamo a disposizione in Europa: nel nostro campione, tra coloro che non hanno mai fumato, quasi il 20% degli utilizzatori di sigaretta elettronica e di tabacco riscaldato iniziano a fumare sigarette tradizionali contro un 2-3% tra coloro che non fanno uso di questi prodotti. E questo in un periodo di osservazione di soli 7 mesi».
Non di meno, stando sempre ai dati di questo studio, apparso ai primi di ottobre sulla rivista scientifica «Tobacco Control», sì è visto che le sigarette elettroniche non sono di grande aiuto a smettere di fumare. Ma prima di dire che non servono a nulla, i ricercatori suggeriscono di aspettare nuovi studi che allarghino il campione della popolazione da mettere sotto investigazione, per avere dei numeri più rappresentativi su cui ragionare. Abbiamo chiesto al dottor Gallus di sintetizzare di che numeri stiamo parlando. «Tra i fumatori che non consumano i nuovi prodotti, il 15% ha smesso di fumare nel periodo di osservazione. Questa proporzione calava al 7% fra i consumatori di sigarette elettroniche e addirittura allo 0% tra i consumatori di prodotti a tabacco riscaldato».
Infine, al dottor Gallus abbiamo chiesto se conferma o meno il suo commento che ha rilasciato in occasione della presentazione dello studio di cui è stato coordinatore. Se sì, se potevamo riportarlo in calce a questo nostro articolo. Se del caso, corredato di eventuali modifiche. Ebbene, l’autore ci ha dato il permesso di trascriverlo senza cambiare una virgola. Quanto dichiarato è ancora conforme alla lettera al suo pensiero. «Non è giusto – commenta Silvano Gallus– che questi dispositivi godano di benefici fiscali e regolatoririspetto alle sigarette tradizionali, quando è chiaro che non aiutano a ridurre il numero di fumatori. Se sotto controllo medico, infatti, alcune sigarette elettroniche potrebbero anche aiutare a smettere di fumare, l’ampia accessibilità a tutti, anche ai più giovani, è un ostacolo al controllo del tabagismo e una minaccia per la salute della popolazione». 

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