Quando ti arriva la notizia di un evento che parla di nuove frontiere per il trattamento dell’insufficienza tricuspidalica il rischio è di fare copia e incolla dal comunicato stampa. Come se in questi casi non ci fosse mai niente da aggiungere a livello di divulgazione. Il tema è troppo tecnico, con che cosa si può allungare il brodo giornalisticamente parlando? È quello che avremmo fatto anche noi, senonché quando ci siamo decisi a prendere in mano il comunicato stampa, l’evento centrale, attorno al quale ruota la notizia, era già avvenuto.  L’appuntamento era sabato 15 ottobre 2022 in Piazza Martiri della Libertà, presso il Palazzo della Borsa di Novara. Nell’ambito del convegno “La valvola Tricuspide si presenta” ha avuto luogo un’iniziativa dedicata alla prevenzione del cuore. I cittadini che lo desideravano potevano sottoporsi a degli screening ecocardiografici gratuiti, sotto la guida del Prof. Patti, il promotore del convegno, e della sua équipe dell’AOU Maggiore della Carità di Novara, screening volti a intercettare i sintomi inerenti alla presenza di una patologia della valvola tricuspide, così chiamata perché, vista in sezione, sembra composta da tre lembi. Come spiega fra gli atri il sito italiano della casa farmaceutica che ha sponsorizzato l’evento novarese, l’americana Edwards Lifesciences, la valvola tricuspide e mitrale, posizionate rispettivamente sul lato destro e sinistro del cuore, controllano il passaggio del flusso sanguigno dagli atri ai ventricoli. Si tratta della cosiddetta fase di sistole, ovvero quando il muscolo cardiaco si contrae e pompa sangue in tutto l’organismo. Le restanti due valvole, aortica e polmonare, controllano l’uscita del flusso dai ventricoli, ovvero presiedono alla fase di diastole. Quando nascono le complicazioni? Seguendo la sezione che la Edwards dedica ai pazienti, scopriamo che se una valvola cardiaca si apre completamente e in modo omogeneo, il sangue fluisce attraverso di essa in modo regolare e armonioso. Se invece l’apertura non è completa o è disomogenea, il flusso sanguigno diventa caotico e turbolento. «Quando una valvola si restringe o non si apre completamente, viene definita “stenotica”. Sia il rigurgito (perdita) sia la stenosi (restringimento) aumentano il carico di lavoro del cuore». Problematiche tipiche della terza età, come ricorda il comunicato stampa dal quale siamo partiti: «Il 5,6% delle donne e l’1,5% degli uomini al di sopra dei 70 anni soffrono di insufficienza tricuspidalica di grado moderato o severo». Se non correttamente trattata, l’insufficienza tricuspidalica comporta un aumento in termini di mortalità.

Il prof. Giuseppe Patti, direttore della Struttura complessa a direzione universitaria di Cardiologia 1 dell’azienda ospedaliero-universitaria di Novara

A parere del professor Patti, «lo screening ecocardiografico consente di individuarne i segni critici e di identificarne la gravità [dell’insufficienza tricuspidalica], in modo da intraprendere il percorso terapeutico più opportuno ed efficace. Sono stati sviluppati vari dispositivi per la terapia transcatetere dell’insufficienza tricuspidalica. In particolare, sono adesso disponibili sistemi che permettono di eseguire l’innovativa tecnica percutanea “edge-to-edge”, altri invece che consentono di ridurre meccanicamente le dimensioni dell’anello tricuspidalico».
L’ecocardiografia consente l’osservazione della funzione delle valvole cardiache e le contrazioni del muscolo cardiaco. Attraverso delle onde ultrasoniche proiettate sul cuore, un trasduttore cattura queste immagini e le proietta sul computer. La maggior parte degli ecocardiogrammi è eseguita posizionando la sonda a ultrasuoni sul torace del paziente. Si tratta dell’ecocardiogramma “transtoracico” o “di superficie”, un esame non invasivo che dura solo pochi minuti – ricordano alla Edwards.
Per concludere allo stesso modo in cui chiude il comunicato dell’evento novarese, si può ricordare che la riparazione percutanea transcatetere della valvola tricuspide «ormai rappresenta un’importante alternativa terapeutica all’intervento cardiochirurgico tradizionale, principalmente nei soggetti che presentano comorbidità, età avanzata o scompenso cardiaco. In queste specifiche tipologie di pazienti si associa ad un elevato livello di efficacia, presenta minori rischi rispetto all’intervento chirurgico a cuore aperto e consente un decorso post-operatorio più rapido».
L’alternativa “tradizionale” è l’intervento chirurgico cosiddetto a cielo aperto che, se si può evitare, forse è meglio.

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