Cristina Cavalletti, Unità Coronarica Policlinico Umberto I,
Università “La Sapienza” di Roma.

Meno autocontrollo e più fiducia negli altri
Salve vorrei chiedere un consiglio. Non facevo sport da anni. Ho deciso di allenarmi da sola a casa e penso di essermi sforzata troppo. Mi sono ammalata, non ho mangiato abbastanza e ho preso lo sport più come un dovere e una fissazione che come una cosa bella e antistress. Ora non so come uscirne; ho un’infezione che non passa, una sinusite forte, difese basse e sono sottopeso. Per 173 centimetri di altezza peso nemmeno 50 kg, e ho 37 anni. Sto cercando di mangiare, assumere integratori. Ho assunto antibiotici. I medici dicono che sono troppo sciupata e debole. Cosa posso fare per recuperare? Grazie mille.

Gentilissima, tra tutti i problemi che elenca, non mi pare di trovare nulla di specifica competenza cardiologica. Cercherò allora di risponderle da medico. Mi sembra che lei abbia individuato bene il suo disagio quando ha scritto «ho preso lo sport più come un dovere e una fissazione…». Il suo approccio mi pare “malato” perché lei tende ad organizzare e controllare la sua salute e la sua vita in ogni aspetto. Anche ora, che evidentemente le cose sono sfuggite al suo controllo, pensa di dover prendere in mano la situazione («Sto cercando di mangiare, assumere integratori…»), e d’altra parte fa riferimento ai medici, i quali «dicono che…».
I medici, di solito, oltre a «dire» danno delle prescrizioni. Provi a non sentire troppi pareri, ma a sceglierne qualcuno in cui abbia davvero fiducia, e a seguirlo, affidandosi.
Potrà essere uno specialista, o il medico di base, in ogni caso qualcuno che la conosca bene e che possa tenere le fila dell’intera situazione, senza limitarsi ad andar dietro a questo o quel problema. Prenda anche in considerazione la possibilità di sentire uno psicoterapeuta, che l’aiuti a conquistare un rapporto più sereno con il suo corpo e con la sua salute.

Convivere con la dispnea
Mia madre, 77 anni, ha subito un intervento a cuore aperto per la sostituzione della valvola aortica e la riparazione dell’associato aneurisma. Prima di fare l’intervento aveva il fiato corto nel fare le scale o una salita o nel camminare in pianura a passo sostenuto. Ora la situazione non è migliorata nonostante tutti i parametri siano nella norma e anche la dilatazione del ventricolo sinistro è rientrata nei valori considerati normali. Ci chiedevamo se la dispnea è destinata a ridursi con il passare del tempo, come ci aspettavamo, oppure no. Saluto cordialmente.

Gentilissima signora, lei omette un’informazione importante: da quanto tempo la sua mamma è stata operata? Come Lei giustamente immaginava, il recupero dopo un simile intervento richiede parecchio tempo. Peraltro, lei scrive che “tutti i parametri” sono rientrati nella norma, compresa “la dilatazione del ventricolo sinistro”, e credo di poterne dedurre che siano trascorsi già diversi mesi. A questo punto, se dal punto di vista cardiologico tutto è a posto, la fatica che la Signora avverte potrebbe essere attribuita semplicemente alla non più giovanissima età, o magari allo scarso allenamento fisico: accade spesso che i cardiopatici riducano moltissimo la loro attività, e dunque avvertano poi affanno e palpitazioni al minimo sforzo. Al contrario, un’attività fisica costante è assai benefica per il sistema circolatorio, a patto naturalmente che non ci siano controindicazioni e che, almeno all’inizio, tale attività venga condotta sotto la guida di specialisti cardiologi e riabilitatori. Credo che a questo punto la cosa migliore che possiate fare, se non lo avete già fatto recentemente (diciamo negli ultimi trenta-quaranta giorni) è un controllo cardiologico completo, se possibile presso il Centro dove la Signora è stata operata, o comunque presso uno specialista che la conosca bene, così da fare il punto della situazione e da farvi consigliare sul tipo di attività fisica più opportuna, eventualmente anche programmando un ciclo di riabilitazione cardiovascolare.

Dieta Mediterranea, cosa se no?
Quali sono gli alimenti migliori per evitare depositi di calcio nelle arterie? Grazie.

Gentilissimo, tranne che in particolari – e poco frequenti – malattie del metabolismo, il calcio come tale non forma depositi all’interno delle arterie. Le apposizioni di calcio si determinano piuttosto all’interno e al di sopra delle placche di aterosclerosi, che in effetti spesso presentano una sorta di capsula che le riveste, detta “cappuccio fibroso”, formata da tessuto connettivo contenente anche sali di calcio. È soprattutto per questo che le placche di aterosclerosi, che sono costituite da cellule dell’infiammazione e da materiale grasso (colesterolo e trigliceridi), e dunque di per sé hanno una consistenza molle, tendono col tempo ad indurirsi ed irrigidirsi, rendendo dure e rigide le arterie entro cui si formano (ed infatti si parla di “arteriosclerosi”, che significa letteralmente “indurimento delle arterie”). Per evitare, o almeno rallentare, la deposizione di calcio nelle arterie bisogna dunque combattere l’aterosclerosi. Dal punto di vista alimentare si tratta di limitare il più possibile l’introduzione di grassi di origine animale: poca carne, e preferibilmente carne bianca; pochissimi formaggi, burro, salumi e insaccati; via libera a pesce, verdura, legumi, frutta e – se non vi è obesità o diabete – carboidrati. Quanto alle preparazioni, privilegiare quelle semplici, crude o cotte ai ferri, bollite o a vapore, e condite preferibilmente con olio d’oliva di buona qualità, preferibilmente usato a crudo, limitando fritti e soffritti. 
L’ha riconosciuta? È la Dieta Mediterranea, mai abbastanza raccomandata, buona per noi e buona per l’ambiente.

Vivere con la paura
Vi contatto perché vorrei avere l’opinione da uno o più esperti in materia.
Ho 47 anni, 169 cm di altezza, 54 kg, di professione impiegato. Non fumatore, esami del sangue in ordine, colesterolo nei limiti, pressione tendente al basso. A giugno di quest’anno mi sono recato al PS per dei fastidi ai muscoli del petto e senso di formicolio nell’anulare e nel mignolo della mano sinistra.
Mi hanno fatto ECG, RX Torace, esami del sangue, tutto per fortuna con esito negativo.
Circa una settimana dopo ho fatto, su indicazione del medico (che sospettava bicuspidia), EcoColorDoppler che ha invece evidenziato che c’è tricuspidia normale e non ha mostrato parametri fuori dalla norma. Faccio presente che non ho familiari con infarto, salvo uno zio, fratello di mio padre, venuto a mancare all’età di 70 anni.
Tuttavia, ho sempre gran paura che mi possa accadere un infarto (cosa che è successa al fratello di mia moglie, un ragazzo di 42 anni, venuto a mancare nel sonno).
Ad esempio, giorni fa mi sono capitati fastidi al petto sia destro che sinistro, dopodiché in zona sterno e, in questi giorni al torace, alla parte superiore del petto, su entrambi i lati. È un indolenzimento leggero. Un bruciore che si ripropone.
Ho una paura terribile che dietro l’angolo ci sia sempre quell’evento.
Ribadisco, non sono dolori forti, piuttosto un indolenzimento, come se avessi fatto “flessioni” e sollevamenti con le braccia. Ma non faccio mai queste cose, non faccio più sport da una decina/quindicina d’anni.
E non mi spiego come possa accadere se non faccio sforzi fisici particolari.
Due anni fa ho fatto ecografia completa alla pancia, per visionare i vari organi, così come una gastroscopia, visto che avevo perso inspiegabilmente peso. Per fortuna tutto con esito negativo. Vi chiedo: a vostro parere c’è qualche altro esame cardiaco da fare? Questi fastidi al petto mi mettono tanta paura.
Avendo fatto tutti questi esami dovrei stare tranquillo eppure non lo sono. Ho due bambini e ho paura che mi capiti quello che è successo a mio cognato.
Mi date la Vs opinione e/o mi consigliate qualche altro esame? Vi ringrazio.

Egregio signore, tutti gli accertamenti che lei riferisce sono in effetti del tutto normali, e lei non presenta nessun fattore di rischio per malattie cardiovascolari: non ha ipertensione, non ipercolesterolemia, non è sovrappeso, non fuma, non ha familiarità. Anche i dolori – o piuttosto l’indolenzimento – che lamenta non hanno le caratteristiche dei dolori di origine cardiaca. Le direi pertanto di stare tranquillo. Ma, mi par di capire, lei non sta tranquillo affatto. Le suggerirei allora di sottoporsi a un elettrocardiogramma da sforzo: si tratta di registrare l’elettrocardiogramma e misurare la pressione arteriosa durante uno sforzo fisico d’intensità crescente, realizzato pedalando su una cyclette o camminando velocemente su un tapis roulant.
Se durante tutto lo sforzo, effettuato sotto costante monitoraggio e controllo da parte di un cardiologo, non compaiono disturbi soggettivi né alterazioni elettrocardiografiche, si può concludere con ragionevole certezza (in medicina non esistono certezze assolute) che non ci sono problemi alle coronarie.
Il mio consiglio dunque è farsi prescrivere tale esame. Se poi, come è molto probabile, si dovesse confermare che lei non è a rischio d’infarto, mi sembrerebbe una buona idea ricominciare a praticare un poco di sana attività fisica, per contribuire a conservare la sua buona salute.

Sintomi e disturbi che preoccupano
Buonasera, ho il diabete di tipo 1 da 7 anni, compenso discreto 7 hba1c, con diversi sbalzi. Mio nonno è morto di infarto. Ipercolesterolemia da 5 anni: 210 colesterolo totale, 60 HDL. Sovrappeso di 5-7 kg e poca attività fisica (intrapresa regolarmente da poco). Ho sviluppato difficoltà erettile, l’andrologo ha ipotizzato una problematica dovuta al diabete. Ho dolori al torace durante la giornata, da 3-4 mesi. Ho anche una costocondrite, ma non mi si presenta sempre coi movimenti il dolore. Ho fatto ECG 24h, risultato nella norma (qualche extrasistole); Ecodoppler cuore, nella norma, tranne aorta ascendente: 39,3 mm. Mi sto ponendo la domanda se valga la pena fare un angiotac, oppure se basti un calcium score, oppure se fermarmi qui con gli esami; attendo un consiglio, grazie.

Gentilissimo, data la familiarità e la presenza di diabete ed ipercolesterolemia, mi sembra prudente effettuare qualche accertamento in più, al fine di evidenziare l’eventuale presenza di una cardiopatia ischemica. Le consiglierei di sottoporsi ad una TC coronarica e a un test ECG sotto sforzo. Qualora tali accertamenti risultassero negativi, la cardiopatia ischemica potrà ragionevolmente essere esclusa; in caso contrario, si dovrebbe procedere con una coronarografia.

Forma a pera, da migliorare con lo sport
Buongiorno, e innanzitutto grazie per questa opportunità di confronto. Scrivo per chiedere qualche consiglio sul miglior utilizzo di un’ellittica che mi è stata fortunatamente regalata. Sono una ragazza di 27 anni, sono alta 1,58 m e peso circa 62 kg. Anche se tecnicamente non dovrei essere sovrappeso, vorrei dimagrire un po’, dare una tonificata generale al mio corpo e aumentare la resistenza: sono sempre stata piuttosto sedentaria, e sotto sforzo mi affatico troppo velocemente. Il mio corpo ha una forma “a pera”: il busto è piuttosto snello ma cosce e fianchi sono molto morbidi, con accumulo di cellulite. Mi rendo conto di avere gli addominali molto poco allenati e che le braccia si stancano facilmente. Un paio di settimane fa uno zio mi ha regalato un’ellittica che lui non usa più. Ho cominciato con 10 minuti al giorno alla resistenza minima, e ora sono arrivata a 20 minuti. Durante le sessioni non mi stanco eccessivamente ma sudo davvero molto, e il cardiofrequenzimetro integrato nell’ellittica in genere segna circa 150 bpm. Non faccio un allenamento a intervalli, ma cerco di mantenere una “pedalata” costante, andando un po’ più veloce nella parte centrale/finale. La mia idea era di continuare così, aumentando gradualmente la durata delle sessioni e poi della resistenza. Questo tipo di allenamento può essere efficace per i miei obiettivi (dimagrire, tonificare e aumentare la resistenza), oppure c’è qualcosa che potrei fare meglio per aumentare l’efficienza dell’esercizio? Grazie ancora per l’attenzione, spero di non essere stata troppo prolissa!

La ringrazio molto per la fiducia, che temo però sia piuttosto mal riposta. Io sono una povera cardiologa, e la mia competenza professionale mi porta a essere consapevole – ed a istruire in tal senso i miei pazienti – dell’importanza di una sana attività fisica, però le modalità precise con cui tale attività viene effettuata mi sono quasi del tutto sconosciute. In particolare devo confessarle che prima di leggere la sua lettera per me “ellittica” era un concetto astronomico (la forma della maggior parte delle orbite dei corpi celesti) oppure grammaticale (una proposizione in cui alcuni elementi restano impliciti). Sono andata a documentarmi, e ho appreso trattarsi anche di un complicato attrezzo ginnico.
Cosa posso dire? Da quel che mi racconta, capisco che lei è giovane e non presenta malattie che possano controindicare l’attività fisica. Dunque una frequenza cardiaca attestata attorno a 150 durante lo sforzo può andare benissimo, ed anche il fatto che lei sudi molto è perfettamente normale.
A parte gli scherzi, e a parte gli obiettivi di dimagrire e tonificare la muscolatura (che, torno a dire, esulano dalla mia competenza professionale), per quanto riguarda gli effetti cardiocircolatori dell’esercizio, consideri che in generale gli esercizi più salutari sono quelli condotti ad un livello di sforzo non eccessivo ma prolungato nel tempo, perché questi alla lunga agiscono dilatando i vasi, riducendo i valori di pressione arteriosa e di frequenza cardiaca a riposo, e quindi migliorano la tolleranza allo sforzo senza sovraccaricare il cuore. Invece gli esercizi “a strappo” e “a scatti” determinano sul cuore un sovraccarico più dannoso che benefico. Per fare qualche esempio, no a sollevamento pesi e a corsa veloce, sì a camminate, corsa di resistenza, nuoto, bicicletta in pianura. Quindi, se la sua tecnologicissima ellisse le consente di «mantenere una pedalata costante…» per quanto io posso capire credo che sia una buona cosa. Ma per i dettagli si rivolga ad un istruttore in palestra.

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