
Il videogioco è ormai una delle attività ricreative più diffuse a livello globale, ma la sua relazione con la salute è tutt’altro che semplice. La narrative review pubblicata su Nutrients nel 2026 da Deric e colleghi offre un quadro articolato di questa relazione, mettendo in luce come gli effetti del gaming sulla salute siano bidirenzionali e dipendenti dal contesto: non si tratta, insomma, di un’attività semplicemente “dannosa”, ma di un fenomeno che va letto nella sua complessità.
Il problema della sedentarietà
Il punto di partenza più evidente è quello fisico. La stragrande maggioranza dei videogiochi è di natura sedentaria, e il tempo dedicato al gaming tende a sostituire quello che potrebbe essere dedicato al movimento – un meccanismo che i ricercatori chiamano “effetto di spiazzamento”. Le conseguenze di questo stile di vita non sono banali: la sedentarietà protratta si associa a un rischio aumentato di malattie cardiovascolari, ipertensione e diabete mellito.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla pressione arteriosa e ai lipidi nel sangue. Uno studio condotto su adolescenti in sovrappeso ha rilevato che il gaming sedentario era la sola forma di comportamento sedentario associata in modo indipendente a pressione sistolica elevata e a un peggior rapporto colesterolo totale/HDL, anche dopo aver corretto i dati per variabili come età, BMI, alimentazione e attività fisica. Un risultato che suggerisce qualcosa di specifico nel gaming, al di là della semplice immobilità.
Stress, arousal e cuore
Un secondo percorso di rischio passa attraverso l’attivazione fisiologica. Il gaming – soprattutto quello competitivo o violento – genera uno stato di eccitazione (“arousal”) del sistema nervoso simpatico che, se ripetuto e prolungato nel tempo, può tradursi in un carico cardiovascolare significativo. L’assorbimento cognitivo e l’arousal fisiologico tipici del gaming influenzano la regolazione dell’appetito, l’inizio del sonno e le risposte allo stress, creando un circolo in cui stress e gioco si alimentano a vicenda.
Sonno, dieta e il ruolo delle energy drink
A peggiorare il quadro contribuiscono due fattori spesso sottovalutati: la qualità del sonno e le abitudini alimentari. I dati mostrano una relazione chiara tra un numero maggiore di ore di gaming e una più marcata frammentazione del sonno – e il sonno insufficiente è un fattore di rischio cardiovascolare indipendente, legato a ipertensione, infiammazione e alterazioni metaboliche.
Sul fronte alimentare, il gaming prolungato si associa a pattern alimentari alterati e a una peggiore qualità complessiva della dieta. A questo si aggiunge l’esposizione massiccia al marketing delle energy drink: bevande ad alto contenuto di caffeina e zuccheri il cui consumo è direttamente collegato a rischi cardiovascolari documentati.
Un quadro d’insieme
Tutti questi fattori – sedentarietà, stress cronico, sonno disturbato, dieta scadente – non agiscono in isolamento ma si rinforzano reciprocamente, concorrendo allo sviluppo di obesità, ipertensione e dislipidemia. L’obesità, favorita proprio da questi comportamenti, è una delle principali minacce alla salute pubblica e contribuisce in modo sostanziale al burden di malattie non trasmissibili come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e l’ipertensione.
Va detto che non tutto è negativo: i videogiochi attivi, basati sul movimento fisico, possono aumentare la frequenza cardiaca e il dispendio energetico a livelli paragonabili all’esercizio fisico moderato, rappresentando un’eccezione interessante. Tuttavia, rimangono una quota minoritaria del gaming globale.
Conclusione
In definitiva, la review propone un framework biopsicosociale integrato che descrive i percorsi attraverso cui il videogioco può influenzare la salute, intrecciando arousal biologico, immersione psicologica e contesto ambientale e sociale. Il messaggio clinico più importante è che il gaming non è intrinsecamente pericoloso per il cuore, ma lo diventa quando si inserisce in uno stile di vita caratterizzato da inattività, alimentazione scorretta e sonno insufficiente – ovvero, purtroppo, lo stile di vita di molti giocatori abituali.