
Uno studio pubblicato a marzo 2026 sull’European Heart Journal da ricercatori di due grandi sistemi sanitari statunitensi propone un approccio innovativo per colmare uno dei gap più persistenti nella medicina cardiovascolare: la sotto diagnosi delle malattie cardiache nelle donne.
La ricerca ha analizzato le mammografie di screening di 123.762 donne appartenenti a una popolazione multietnica e multi-istituzionale, per quantificare automaticamente le calcificazioni arteriose mammarie (BAC, breast arterial calcification) – depositi di calcio nelle pareti delle arterie del seno, già noti come possibile spia di aterosclerosi sistemica.
Dose-risposta chiara e statisticamente robusta
Le calcificazioni sono state classificate in quattro livelli di gravità: assenti, lievi, moderate e severe. I risultati mostrano una relazione dose-risposta netta con i MACE (eventi cardiovascolari avversi maggiori, come infarto e ictus): rispetto alle donne senza calcificazioni, quelle con BAC lieve presentavano un rischio aumentato del 28-32%, quelle con BAC moderata del 75-79%, e quelle con BAC severa fino al 229-329% in più. Ogni millimetro quadrato aggiuntivo di calcificazione corrisponde a un incremento del 2-3% del rischio cardiovascolare.
Essenzialmente, questo potere predittivo si è dimostrato indipendente dal PREVENT score, il puntatore di rischio sviluppato dall’American Heart Association, aggiungendo quindi informazioni prognostiche che i modelli clinici tradizionali non catturano.
Il vantaggio: nessuna radiazione extra
Il punto di forza dell’approccio sta nella sua natura opportunistica: la mammografia di screening è già parte della routine preventiva femminile. Analizzarla con un algoritmo di IA per estrarre informazioni cardiovascolari non richiede ulteriori esami né esposizione aggiuntiva alle radiazioni, abbattendo costi e barriere all’accesso.
Implicazioni cliniche
Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nelle donne, ma storicamente vengono riconosciute e trattate in ritardo rispetto agli uomini. Uno strumento automatico integrato nei normali percorsi di screening mammografico potrebbe permettere di indirizzare prima le pazienti a rischio verso interventi preventivi –modifiche dello stile di vita, terapie farmacologiche, approfondimenti cardiologici con potenziale impatto su una popolazione vastissima.
Lo studio, per ora retrospettivo, apre la strada a sperimentazioni prospettiche per validare l’integrazione clinica di questo approccio su scala più ampia.
Glossario
MACE – Major Adverse Cardiovascular Events, ovvero eventi cardiovascolari avversi maggiori: una categoria che raggruppa tipicamente infarto del miocardio, ictus e morte per cause cardiovascolari (a volte include anche ricoveri per scompenso cardiaco o rivascolarizzazione coronarica, a seconda della definizione adottata nello studio).
BAC – Breast Arterial Calcification, ovvero calcificazioni arteriose mammarie: depositi di calcio nelle pareti delle arterie del tessuto mammario, visibili sulla mammografia. Sono distinte dalle più note calcificazioni del parenchima mammario (legate al rischio oncologico) e riflettono un processo di mineralizzazione vascolare associato all’aterosclerosi sistemica.