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Pochi la pensano così, ma un rapporto sessuale è, dal punto di vista dell’organismo, uno sforzo fisico paragonabile a salire due rampe di scale a passo svelto. Per chi convive con ipertensione, patologie coronariche o diabete, questo significa una cosa semplice: la sessualità va trattata come qualunque altra attività fisica, da calibrare sulla propria reale tolleranza allo sforzo, non da vivere come un’eccezione sospesa dalle regole della prudenza.

Gli specialisti consigliano di partire da un test pratico e alla portata di tutti: se si riescono a salire uno o due piani di scale senza fiato corto, dolore al petto o vertigini, generalmente il cuore regge anche l’attività sessuale. In caso contrario, la parola passa al cardiologo prima di qualsiasi altra considerazione.

I segnali che il corpo non nasconde

Il report Harvard sottolinea come stress e stanchezza rappresentino le barriere più comuni al piacere sessuale – ma accanto a questi fattori “morbidi” esistono segnali fisici che non vanno ignorati:

  • dolore toracico o senso di oppressione durante o dopo il rapporto;
  • fiato corto sproporzionato rispetto allo sforzo compiuto;
  • palpitazioni o battito irregolare;
  • capogiri, sudorazione fredda, nausea.

Per gli uomini c’è un dettaglio clinico spesso sottovalutato: la difficoltà a mantenere l’erezione, quando peggiora nel tempo, può essere il primo campanello d’allarme di una malattia coronarica ancora silente – talvolta prima ancora che compaiano sintomi cardiaci veri e propri. Per le donne, il calo di estrogeni e testosterone legato alla menopausa porta spesso a secchezza vaginale e dolore durante il rapporto, ma un affaticamento anomalo che si prolunga ben oltre l’intimità merita comunque attenzione medica.

Il corpo cambia, non finisce

Gli esperti di Harvard insistono su un punto: l’invecchiamento modifica l’intensità della risposta sessuale, non la possibilità di viverla pienamente. Le aspettative “da trentenni” alimentate da certa pubblicità di farmaci per la disfunzione erettile, osservano gli specialisti, finiscono spesso per generare frustrazioni ingiustificate in persone che stanno semplicemente attraversando un cambiamento fisiologico naturale.

Anche l’alcol gioca un ruolo controintuitivo: contrariamente al luogo comune, tende a ridurre il desiderio più che stimolarlo.

Sperimentare sì, ma ascoltando il corpo

La sperimentazione – posizioni diverse, letture erotiche condivise, giocattoli e dispositivi di supporto – non solo è ammessa ma incoraggiata dagli specialisti, con un principio guida: adattare lo sforzo fisico alle proprie condizioni, prediligendo posizioni che riducono il carico su schiena e arti per chi ha limitazioni cardiovascolari o articolari. La lettura di narrativa erotica, sottolineano i ricercatori, agisce sull’organo sessuale più importante di tutti: il cervello.

Il limite non è mai “quanto ci si spinge”, ma cosa il corpo comunica durante l’attività: ai primi segnali di allarme, fermarsi non è una sconfitta ma la scelta più intelligente.

La barriera più difficile da superare

Forse il dato più significativo che emerge dal report riguarda la comunicazione: moltissime persone trovano più facile convivere in silenzio con un problema intimo che parlarne con il partner o con il proprio medico. Ed è proprio in questo silenzio, spiegano gli autori, che si annidano i disagi più duraturi – spesso più difficili da risolvere del problema fisico di partenza.


Fonte: Harvard Health Publishing, “Sexuality in Midlife and Beyond”, a cura degli editor di Harvard Medical School in consultazione con la dott.ssa Jan L. Shifren, Massachusetts General Hospital.

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