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La sindrome cardio-reno-metabolica (CKM) descrive l’intreccio tra fattori di rischio metabolici, malattia renale cronica e malattia cardiovascolare, condizioni che secondo le società scientifiche produttrici della linea guida si influenzano reciprocamente aumentando morbilità e mortalità. Le nuove linee guida congiunte di American College of Cardiology (ACC), American Heart Association (AHA), American Diabetes Association (ADA) e American Society of Nephrology (ASN) sulla sindrome cardio-reno-metabolica (CKM) introducono una classificazione in quattro stadi (da 0 a 4), pensata per intercettare il rischio prima che diventi danno d’organo conclamato, e la raccomandano non solo per gli adulti ma anche per gli adolescenti sotto i 18 anni.

Il cambiamento più concreto: uno screening di routine per tutti

Il punto centrale del documento è la sistematicità del controllo. Le linee guida raccomandano di valutare regolarmente in tutti gli adulti: pressione arteriosa, glicemia, profilo lipidico, funzione renale (eGFR) e rapporto albumina/creatinina urinaria (UACR), oltre a peso corporeo e circonferenza vita – non solo l’indice di massa corporea, considerato da solo insufficiente a fotografare il rischio legato all’adiposità addominale.

Per stimare il rischio cardiovascolare a 10 e 30 anni, il documento adotta le equazioni PREVENT (Predicting Risk of Cardiovascular Disease EVENTs), che diventano lo strumento guida sia per la stadiazione della sindrome sia per decidere quando iniziare una terapia farmacologica: una soglia di rischio a 10 anni pari o superiore al 20% colloca il paziente nello stadio 3, mentre il 7,5% orienta già la scelta dei farmaci.

Le famiglie di farmaci al centro della strategia

Il documento conferma il ruolo di due classi di farmaci nate per il diabete ma ormai riconosciute come strumenti di protezione cardio-renale a tutto campo:

  • gli inibitori SGLT2, raccomandati nei pazienti con malattia renale cronica e diabete di tipo 2, o con albuminuria significativa anche in assenza di diabete, per ridurre la perdita di funzione renale e il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco;
  • le terapie basate su GLP-1, indicate nei pazienti a rischio cardiovascolare elevato o con albuminuria persistente nonostante le terapie di prima linea.

A queste si affiancano gli inibitori del sistema renina-angiotensina (RASi) e gli antagonisti non steroidei del recettore dei mineralcorticoidi (MRA non steroidei), da utilizzare in combinazione progressiva quando la proteinuria persiste nonostante le terapie di base.

Obesità: non più un fattore di contorno

Le linee guida dedicano ampio spazio al trattamento del sovrappeso e dell’obesità come leva centrale, non accessoria, nella prevenzione della sindrome CKM. Viene raccomandato un obiettivo di perdita di peso tra il 5 e il 10% rispetto al peso basale, da perseguire prima di tutto con modifiche dello stile di vita, ma con il ricorso, quando necessario, a farmaci per l’obesità e alla chirurgia bariatrica.

Un “punto di coordinamento” per pazienti complessi

Tra le raccomandazioni più innovative sul piano organizzativo c’è l’indicazione a costituire team multidisciplinari attorno ai pazienti che presentano contemporaneamente diabete di tipo 2, malattia renale cronica e malattia cardiovascolare, con l’individuazione di una figura di riferimento che coordini le cure tra le diverse specialità – un tentativo esplicito di superare la frammentazione che oggi caratterizza la gestione di questi pazienti tra cardiologo, diabetologo e nefrologo.

Anche i determinanti sociali entrano in cartella clinica

Il documento raccomanda inoltre di valutare sistematicamente i determinanti sociali di salute – condizioni socioeconomiche, accesso alle cure, contesto abitativo – riconoscendoli come fattori che incidono direttamente sullo sviluppo e sulla progressione della sindrome CKM, e non come variabili accessorie da considerare solo nei casi più difficili.

Scompenso cardiaco: indicazioni differenziate per fenotipo

Per i pazienti con scompenso a frazione di eiezione ridotta (HFrEF), le linee guida confermano l’uso di RASi e SGLT2i all’interno della quadruplice terapia già consolidata. Per i fenotipi a frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata (HFmrEF/HFpEF), gli SGLT2i diventano terapia di prima linea, con l’aggiunta di farmaci GLP-1 nei pazienti obesi o con altri fattori di rischio CKM.


Fonte: American College of Cardiology, American Heart Association, American Diabetes Association, American Society of Nephrology — “Cardiovascular–Kidney–Metabolic Syndrome: Prevention, Detection, Evaluation, and Management”, pubblicata su Medscape il 23 giugno 2026 e su JACC (Ndumele C, Rodriguez F, Dixon D et al., 2026).

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