Uno panoramica delle conseguenze del cambiamento climatico sulla salute cardiovascolare. È l’assunto dal quale gli autori di uno studio di revisione, apparso di recente su «Natural Reviews Cardiology», sono partiti per dimostrare come l’esposizione diretta a eventi meteorologici estremi, fra i quali le ondate di calore, le ondate di freddo e un’ampia gamma di inquinanti, abbiano la capacità di esacerbare la malattia di cuore e arterie nei fragili e contribuire allo sviluppo della malattia nei soggetti che nominalmente rientrano tra i sani, ovvero senza pregressa malattia cardiovascolare.
In base a un’analisi globale del 2021, si è stimato che più di 5 milioni di decessi l’anno sono associati a temperature non ottimali. Le temperature estreme potrebbero influenzare il rischio di sviluppare il diabete rallentando la frequenza del controllo della glicemia nei pazienti a rischio.
Una metanalisi del 2020, invece, pone l’accento sul fatto che vi sia un’associazione significativa tra incrementi di PM 2,5 e l’incidenza e la prevalenza del diabete di tipo 2. Numerose revisioni sistematiche e narrative hanno evidenziato l’associazione tra pressione sanguigna e livelli di inquinamento atmosferico. L’esposizione a breve termine a incrementi di PM 2,5 è stata collegata ad aumenti di 1-3 mmHg sia della pressione arteriosa sistolica che diastolica. È stato altresì dimostrato che le strategie personali (l’uso di maschere per il viso e dei purificatori d’aria indoor) per limitare l’esposizione all’inquinamento atmosferico riducono i livelli di pressione sanguigna.
A riguardo dell’associazione tra altri inquinanti e mortalità cardiovascolare, una metanalisi del 2021 che ha valutato i dati di 398 città in 22 paesi, con un totale di 19,7 milioni di decessi cardiovascolari tra il 1973 e il 2018, dimostrando che un aumento di 10 µg/m3 nell’esposizione al biossido di azoto (N02) era associato a un aumento dello 0,37% della mortalità cardiovascolare il giorno successivo all’esposizione. Allo stesso modo, in una metanalisi del 2021 di 42 studi, un aumento di 10 µg/m3 dell’esposizione a lungo termine al PM 2,5 è stato collegato a un aumento del 13% del rischio di ictus e del 24% del rischio di morte cerebrovascolare. Infine, che l’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di fibrillazione atriale.
A livello globale, il rischio relativo di morte per tutte le cause e morte cardiovascolare aumenta notevolmente se la temperatura media giornaliera supera o scende al di sotto della temperatura ottimale.
Un’analisi condotta in Inghilterra e Galles durante i mesi estivi per il periodo 1993-2006 ha dimostrato un aumento della mortalità cardiovascolare dell’1,8% per ogni aumento di 1 °C al di sopra della soglia di calore regionale. Uno studio condotto in Kuwait, paese dal clima caldo, ha rilevato un aumento di tre volte della mortalità cardiovascolare nei periodi con la temperatura più estrema fra 2010-2016.
L’aumento della temperatura corporea interna può portare ad un aumento della cristallizzazione del colesterolo nelle placche aterosclerotiche e aumentare il rischio di rottura della placca in individui vulnerabili.
Vi sono poi le implicazioni sociali. Durante l’ondata di caldo nei mesi estivi del 2003 in Europa, i residenti in vecchi edifici privi di isolamento termico avevano un rischio di morte raddoppiato rispetto ai residenti che vivevano in edifici ben isolati.
Negli Usa, gli afroamericani hanno un aumento della mortalità per tutte le cause durante eventi meteorologici estremi rispetto agli individui bianchi. Si tratta di un effetto che è in relazione a risorse socioeconomiche inferiori e a numerose altre circostanze socialmente svantaggiose tra la popolazione afroamericana. In uno studio che ha esaminato gli effetti delle disparità legate all’etnia sulla mortalità per tutte le cause da eventi di caldo estremo in quattro città degli Stati Uniti ha mostrato un aumento significativo della mortalità tra i neri americani rispetto ai bianchi, che è probabilmente correlato al numero inferiore di condizionatori d’aria nelle famiglie afroamericane rispetto a quelle bianche.
Fra le raccomandazioni per ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico si citano l’evitare l’attività fisica all’aperto nei giorni con livelli di inquinamento elevati, l’uso di maschere che trattengono il particolato fine (PM 2.5), l’uso di purificatori d’aria interni e l’installazione di riscaldamento, ventilazione e condizionatori con filtro antiparticolato ad alta efficienza. I pazienti vulnerabili dovrebbero altresì stare lontani dai fornelli a gas, dai caminetti e dalle candele d’incenso, che possono aggravare l’inquinamento dell’aria negli spazi chiusi.
Per mitigare i rischi di calore, i pazienti dovrebbero essere consigliati di evitare attività all’aperto nei giorni di caldo estremo e su come mantenere una corretta idratazione corporea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code