Secondo i report aggiornati al 2020 dell’American Heart Association sulla mortalità per malattie cardiache e ictus, le morti riferibili a queste patologie a livello mondiale sono quasi 20 milioni ogni anno. Un numero importante di questi decessi è causato da arresto cardiaco. Solo negli Usa si stima quasi 380 mila persone perdano la vita ogni anno per questa causa. Una chance in più per garantire la sopravvivenza in tali circostanze dipende dalla rianimazione cardiopolmonare (RCP). Se viene praticata correttamente, le chance di sopravvivenza aumentano, ma imparare l’esecuzione a regola d’arte di questa tecnica è cosa tutt’altro che semplice. Alla base vi è la frequentazione di corsi di formazione gestiti da personale adeguatamente formato e dotato di buone attrezzature. La preparazione, però, non finisce qui. Gli strumenti didattici tradizionali riproducono solo in parte la vasta gamma di sensazioni che un soccorritore prova in una reale situazione di emergenza. Ecco perché, grazie a un progetto frutto della collaborazione fra l’Università degli studi di Udine e l’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, è stato messo a punto un sistema in realtà virtuale per formare al meglio nelle procedure salvavita. «La collaborazione è nata nel contesto del programma EASY-NET – racconta Francesca Valent, responsabile della parte medica della ricerca – che mira a studiare l’efficacia di interventi di audit & feedback in vari ambiti sanitari e che in Friuli-Venezia-Giulia si concentra proprio sull’emergenza-urgenza».  

Di che cosa si tratta? Audit e Feedback sono strategie finalizzate a migliorare la qualità delle cure. Il loro scopo è quello di misurare le prestazioni di un clinico, confrontarle con uno standard e restituire i risultati al clinico affinché questi migliori la pratica. In Friuli-Venezia-Giulia, grazie alla rete EASY-NET, stanno monitorando sul territorio l’esecuzione di progetti finalizzati a disegnare e attuare interventi di audit e feedback di diversa complessità nel contesto dell’emergenza. Lo scopo è valutarne l’efficacia relativamente alla pratica dei professionisti sanitari e alle conseguenze sui pazienti, con particolare attenzione a patologie il cui esito dipende dalla velocità di risposta clinica: trauma, infarto acuto del miocardio ed ictus.

 «Il sistema di rianimazione cardiopolmonare – spiega Luca Chittaro, direttore di HCI Lab – è il più recente di una lunga serie di simulatori in realtà virtuale creati negli ultimi vent’anni dal nostro laboratorio. Questi spaziano su numerosi tipi di emergenze, dagli incidenti aerei agli attacchi terroristici. Per l’apprendimento della RCP, abbiamo  integrato il mondo virtuale con un manichino fisico. Gli utenti possono eseguire le azioni fisicamente sul manichino, mentre vedono dentro il casco la riproduzione di un essere umano, animata e sincronizzata con la posizione fisica del manichino».

«Lo studio che ne è scaturito e che abbiamo pubblicato sulla rivista specializzata “Journal of Biomedical Informatics”, si basa sul reclutamento di due gruppi di persone – spiega Fabio Buttussi, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università di Udine – A entrambi i gruppi è stato chiesto di provare il sistema di addestramento totalmente immersi nella realtà virtuale grazie a un casco e dei sensori che servono per il tracciamento dei movimenti delle mani, tuttavia, solo uno dei due gruppi ha usato il sistema con manichino integrato». Entrambi i tipi di addestramento in realtà virtuale hanno avuto effetti positivi sulla conoscenza della procedura RCP e «sulle abilità manuali utili a eseguirla sia con sia senza manichino – aggiunge Buttussi – Quest’ultimo si è rivelato utile per comprendere la corretta pressione da esercitare sul torace della persona da soccorrere».

«La realtà virtuale –conclude Francesca Valent – si sta rivelando uno strumento eccezionale per valutare in maniera oggettiva e standardizzata la capacità di gestire situazioni d’emergenza come l’arresto cardiaco, e registrare indicatori chiave della performance, quali frequenza e profondità delle compressioni».

La collaborazione proseguirà valutando quali modalità di feedback stanno avendo il maggiore impatto sul miglioramento delle performance dei soccorritori. Gli autori dello studio hanno in programma di lavorare con un campione di professionisti sanitari con specialità mediche diverse da quelle della medicina d’urgenza.  Un esperimento che servirà a valutare il reale grado di apprendimento di una tecnica, quella di rianimazione cardiopolmonare, che questi operatori devono conoscere, ma che si trovano ad utilizzare raramente non appartenendo alla branca della medicina d’urgenza.

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