L’osservatorio di tutela civica dell’associazione “G. Dossetti”, una ONLUS che offre servizi come la formazione, l’informazione e la difesa dei diritti dei cittadini, in ambiti quali la salute, l’alimentazione e l’ambiente, nel corso del mese di ottobre ha organizzato il webinar La ripartenza del cuore, evitare altri morti da Covid-19: morti ‘altri’, silenziosi e invisibili”. Alla base l’assunto che la pandemia non deve far dimenticare che ci sono tante altre condizioni patologiche che necessitano delle giuste cure. Questo perché, i cittadini fragili, con patologie croniche cardiovascolari, si sono visti rinviare visite e prestazioni e così hanno pagato e pagano, a scapito della loro salute, il prezzo dell’emergenza sanitaria da post Covid 19.

Da maggio, con la fase 3 che di fatto ha sancito la fine del primo lockdown, la macchina del SSN si è riavviata a rilento e a macchia di leopardo nelle venti regioni italiane. Una vera corsa a ostacoli, quotidiana, per medici e malati, che mina la salute dei cittadini e rischia di cancellare vent’anni di campagne di prevenzione per il cuore. «L’emergenza Coronavirus è importante, ma gli altri malati non spariscono e hanno il diritto di curarsi» ha dichiarato il prof. Francesco Fedele, Policlinico Umberto I di Roma e responsabile del Dipartimento cardiovascolare del Comitato scientifico dell’associazione “Dossetti”.

Salvare il cuore al tempo del Covid-19, quindi, è stato il messaggio portante di questo evento. Alla base l’assunto che la paura del contagio ha impedito e impedisce tuttora, non di rado, a tanti di recarsi al Pronto Soccorso perché intasati dai pazienti covid. Inoltre, molti pazienti cardiovascolari rischiano di sospendere le terapie perché non riescono a fare le visite di controllo programmate, o non possono sottoporsi a diagnosi strumentali o analisi cliniche specifiche, rimandate entrambi a data da destinarsi. È necessario riportare il malato cardiologico al centro del dibattito politico e programmatico, per non lasciare libero il campo a patologie letali: infarto, ictus e fibrillazione atriale, scompenso cardiaco e ipertensione.

Il dottor Damiano Parretti, responsabile dell’area cardiovascolare della SIMG (Società italiana di medicina generale), in qualità di medico di base ha tenuto a sottolineare come a inizio epidemia proprio i medici di base si siano adoperati per stanare tutti i pazienti nascosti a causa della pandemia. L’improvviso e inatteso avvento della telemedicina è servito per sensibilizzare e fornire ai pazienti più fragili strumenti adeguati di autodiagnosi. A questo riguardo, un altro dei relatori, il dottor Cricelli, ha riferito dello sforzo fatto e premiato volto a insegnare ai pazienti a fare un uso corretto del saturimetro. L’utilizzo di questo strumento, fra le altre cose, permette di monitorare in maniera costante nel tempo i parametri di pazienti affetti da malattie delle vie aeree, come la bronco pneumopatia cronico ostruttiva (BPCO), la bronchite cronica, l’asma bronchiale e la polmonite. Può essere utile averne uno in casa per controllare l’ossigenazione di pazienti con febbre, tosse e mancanza di respiro (dispnea).  La maggior parte dei saturimetri riporta anche la frequenza cardiaca. Lo sforzo, dunque, di chi presta assistenza in questo momento storico così particolare è insegnare ai pazienti e ai loro caregiver come si fa a raccogliere informazioni sui parametri che costituiscono dei campanelli d’allarme per lo stato di salute in generale e quello cardiovascolare in particolare. I dati in possesso della comunità scientifica fino a questo momento dicono che durante la prima ondata di infezioni da SARS-CoV-2 si è registrato un drastico calo di accesso nelle unità coronariche. Sul territorio, i medici di medicina generale sono stati oberati di richieste di gestione di situazioni di emergenza.

Intercettare i pazienti critici e avvalersi della telemedicina possono essere le strategie più efficaci per prestare la migliore assistenza possibile. La prevenzione degli eventi cardiovascolari per i quali nei mesi più critici della pandemia si è registrata un aumento della mortalità a causa della diminuzione degli accessi nelle Stroke Unit e nelle Unità coronariche, inizia facendo la giusta prevenzione sul territorio.

Sempre durante l’evento menzionato, il professor Raffaele De Caterina dell’Azienda Ospedaliera Pisana ha sottolineato che, da marzo in avanti, i problemi principali della cardiologia dipesi dai ritardi nell’erogazione dell’assistenza routinaria a causa dei problemi organizzativi che il Covid impone, soprattutto a livello ospedaliero, laddove la carenza di personale e di strutture e la mancanza di un coordinamento centrale e nazionale pesano parecchio.

In risposta a questi interventi il viceministro della Salute Pier Paolo Sileri, ha ricordato che l’area della cardiologia è una di quelle maggiormente colpite dalla pandemia, con una riduzione massiccia degli accessi al Pronto Soccorso e con un calo altrettanto significativo delle visite cardiologiche. Ecco perché è necessario lavorare in sinergia e razionalizzare le tempistiche delle liste d’attesa. Solo attraverso percorsi di cura semplificati, in cui professionisti sanitari sono posti nelle condizioni di collaborare al meglio, si arriverà con maggior tempestività e capillarità nell’assistenza partendo dal territorio. È questa la tesi con cui è stato chiuso il convegno.

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