È solo l’ultimo nell’ordine di tempo, ma sono corposi gli studi che evidenziano i benefici della vaccinazione antinfluenzale per chi soffre di problemi cardiovascolari. Secondo l’ultima metanalisi condotta presso l’Università di Toronto in Canada e pubblicata sulla rivista «Jama Network Open», vaccinarsi contro l’influenza diminuisce, per un anno, il rischio di sviluppare eventi cardiovascolari come infarto, ictus e aggravamento di un preesistente scompenso cardiaco. Essere un soggetto con problemi a livello cardiocircolatorio, notoriamente, aumenta le probabilità di sviluppare le complicanze dell’influenza: questo succede perché le infezioni del tratto respiratorio sostenute da agenti virali aumentano il rischio di sviluppare polmoniti e malattie sistemiche che possono, a loro volta, favorire l’insorgenza di complicanze cardiovascolari più o meno importanti.  Gli autori dello studio in questione hanno analizzato 6 studi clinici sull’argomento salute del cuore e vaccino antinfluenzale, arrivando a esaminare i dati relativi a 9 mila persone, età media 65 anni. Una metà di queste persone aveva ricevuto l’antinfluenzale, l’altra metà no. Nell’anno successivo, fra i pazienti vaccinati, un 3,6% di casi ha sviluppato una malattia cardiovascolare, ugualmente ravvisata nel 5,4% del gruppo non vaccinati. In pratica per ogni 56 persone vaccinate è stato possibile evitare il presentarsi di un evento cardiovascolare.  Fra i vaccinati che avevano nella loro storia clinica già un evento cardiaco, il vaccino antinfluenzale, ne ha ridotto il rischio di recidiva del 45% con un dimezzamento del rischio morte, nell’anno successivo all’inoculo. Naturalmente le conclusioni di questo studio non sono sufficienti per dare raccomandazioni alla popolazione generale, poiché alcuni dei 6 studi inclusi nella metanalisi si basavano un numero esiguo di partecipanti e in ogni studio era stato utilizzato un antinfluenzale diverso; com’è noto, infatti, la composizione di questi vaccini cambia di volta in volta per adattarsi alle caratteristiche mutanti dei virus circolanti di anno in anno. Ecco perché, per l’importanza di questo tema, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha già emanato a febbraio 2022 le raccomandazioni per la composizione dei vaccini per la stagione influenzale 2022-2023 nell’emisfero settentrionale. Nel nostro Paese, in seguito all’accordo sancito dalla Conferenza Stato-Regioni il 28 settembre 2000 (atti n. 1031), è stata istituita la sorveglianza dell’influenza (InfluNet) che viene coordinata dell’Istituto superiore di sanità (ISS) con il contributo del ministero della Salute, in collaborazione, del Centro interuniversitario per la ricerca sull’influenza (CIRI), delle Regioni, dei Medici di medicina generale (MMG) e dei Pediatri di libera scelta (PLS), dei Laboratori universitari di riferimento per l’influenza. Non guasta ricordare che il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti (da sei mesi di età) che desiderano evitare la malattia influenzale e non presentino specifiche controindicazioni. La vaccinazione viene offerta gratuitamente ai soggetti che, per le loro condizioni personali, corrono un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l’influenza come per esempio:

  • Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovano in gravidanza e nel periodo postpartum.
  • Soggetti dai 6 mesi ai 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza ovvero con:
  • malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico ostruttiva-BPCO);
  • malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite;
  • diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi gli obesi con indice di massa corporea BMI >30);
  • insufficienza renale/surrenale cronica;
  • malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
  • tumori e in corso di trattamento chemioterapico;
  • malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV;
  • malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali;
  • patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici;
  • patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari);
  • epatopatie croniche.
  • Soggetti di età pari o superiore a 65 anni.
  • Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.
  • Individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti.
  • Familiari e contatti (adulti e bambini) di soggetti ad alto rischio di complicanze (indipendentemente dal fatto che il soggetto a rischio sia stato o meno vaccinato).

Per la prossima stagione, infine, c’è una novità: nel decreto Riaperture recentemente emanato in via permanente, è stata resa possibile la somministrazione da parte di farmacisti opportunamente formati di vaccini antinfluenzali e l’effettuazione di test Covid nelle farmacie. L’articolo 8-bis prevede la somministrazione, con oneri a carico degli assistiti, presso le farmacie da parte di farmacisti opportunamente formati a seguito del superamento di specifico corso abilitante e di successivi aggiornamenti annuali, organizzati dall’Istituto superiore di sanità, di vaccini anti Sars-CoV-2 e di vaccini antinfluenzali nei confronti dei soggetti di età non inferiore a diciotto anni, previa presentazione di documentazione comprovante la pregressa somministrazione di analoga tipologia di vaccini, nonché l’effettuazione di test diagnostici che prevedono il prelevamento del campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo, da effettuare in aree, locali o strutture, anche esterne, dotate di apprestamenti idonei sotto il profilo igienico-sanitario e atti a garantire la tutela della riservatezza.

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