
Le Feste sono finite. Natale, Capodanno, l’Epifania sono ormai alle nostre spalle, e con esse i pranzi luculliani, le cene interminabili, i brindisi ripetuti. Ora, davanti alla bilancia o allo specchio, molti di noi fanno i conti con gli eccessi di quei giorni – e si chiedono come porvi rimedio.
Compito ovvio del medico, ed in particolare del cardiologo, non è solo fare il grillo parlante e mettere in guardia preventivamente i propri pazienti, ma anche aiutarli a riparare i danni quando ormai sono stati fatti. Eccomi dunque assumermi questo ruolo, nella speranza che i miei lettori siano più ben disposti di Pinocchio, che ringraziava per i preziosi consigli con una martellata.
Un giorno di vacanza o dodici giorni di eccessi?
Qualcuno potrebbe pensare che qualche strappo alla regola sia consentito senza conseguenze, e in effetti la maggior parte dei regimi dietetici concede ogni tanto una giornata di “vacanza”, ed io stessa addirittura la consiglio ai miei pazienti, con l’idea che comunque in un giorno non si riesce a mangiare tutto quello che non si è mangiato in sette o dieci, e che d’altra parte interrompere periodicamente l’osservanza rigida del regime consente poi di tornarvi con maggiore entusiasmo e costanza.
Il problema è che, nel caso delle Feste appena trascorse, non si è trattato di un giorno, ma di diversi giorni: dai sette (il tempo che intercorre tra Natale e Capodanno) ai dodici (da Natale all’Epifania, la dodicesima notte di shakesperiana memoria).
Il rischio non è solo futuro: l’effetto acuto delle Feste
E purtroppo il vostro grillo parlante deve dirvi che il problema non è soltanto l’effetto che gli eccessi delle Feste possono determinare a distanza di tempo, contribuendo ad incrementare genericamente il rischio cardiovascolare, ma che c’è stato anche un importante aumento di rischio “acuto”, cioè proprio durante le Feste stesse – un rischio che oramai – se non è accaduto nessun evento indesiderato – per fortuna ora è passato.
La “Merry Christmas Coronary”: quando la scienza conferma
Già negli anni novanta del secolo scorso si era incominciato a notare un incremento di mortalità per cause cardiovascolari durante le festività invernali: i primi studi pubblicati erano nordamericani, e segnalavano “un aumento delle morti che iniziava attorno alla Festa del Ringraziamento, cresceva verso Natale, raggiungeva il picco a Capodanno, per poi ridiscendere”. In un primo momento si pensò ad una responsabilità delle basse temperature: il freddo, si sa, determina vasocostrizione, e può così favorire l’insorgenza di problemi cardiaci. Ma le temperature minime osservate “si mantenevano abbastanza stabili durante i mesi di dicembre e gennaio”. Si cominciò così a pensare che il fenomeno potesse essere correlato ad una combinazione di fattori, tra cui, oltre al freddo, lo stress emotivo e gli eccessi nel consumo di cibo (non solo perché semplicemente più abbondante, ma anche perché più ricco di preparazioni complesse, di grassi e di sale) e di alcoolici. Altri fattori chiamati in causa sono stati la tendenza, nel clima di festività, a sottovalutare eventuali sintomi, che porterebbe a ritardare l’accesso alle strutture di pronto soccorso, e la presenza in tali strutture di personale meno numeroso e più stressato.
Si è arrivati a parlare, in un editoriale pubblicato nel 2004 sull’autorevole rivista “Circulation”, di “The Merry Christmas Coronary and Happy New Year Heart Attack Phenomenon” (qualcosa come, “Il fenomeno delle coronarie del buon Natale e dell’infarto del Felice Anno Nuovo”) (¹).
Tornare alla normalità: la parola d’ordine del dopo-Feste
Purtroppo devo dirvi che, a tutt’oggi, tutto questo è confermato. Ma ora che le Feste sono passate, cosa fare? Naturalmente, la parola d’ordine è: tornare alla normalità, e farlo il prima possibile. Non serve drammatizzare, ma nemmeno prolungare indefinitamente gli eccessi con la scusa che “tanto ormai il danno è fatto”.
Dolci natalizi: il segreto sta nella scelta
A questo proposito, mi sembra incoraggiante e significativo un articolo pubblicato nel 2023 su un’altra prestigiosa rivista, il “British Medical Journal” (²), in cui si analizzano gli ingredienti presenti in un gran numero di dolci natalizi, in relazione al loro effetto positivo o negativo sulle patologie cardiovascolari. Si tratta, certo, di dolci della tradizione inglese, ma gli ingredienti principali dei dolci di Natale sono gli stessi in tutto il mondo: tra quelli con effetto dannoso, l’alcool e lo zucchero raffinato, tra quelli “benefici”, la frutta fresca e la frutta a guscio. Gli inglesi concludono il loro articolo strizzando l’occhio al lettore e dicendo che il segreto sta nello scegliere i dolci giusti e nel consumarli con moderazione.
Ripartire senza punizioni: equilibrio e moderazione
Ecco, questo vale anche adesso, a Feste finite. La chiave sta nel discernimento e nella moderazione – da oggi in poi. Non si tratta di sottoporsi a diete punitive o di vivere i prossimi mesi in un clima di privazioni terroristiche, ma semplicemente di tornare ad un’alimentazione equilibrata, evitando che i dodici giorni tra la Vigilia di Natale e l’Epifania diventino il preludio a mesi di abitudini sbagliate. Riprendiamo le buone abitudini, riduciamo gradualmente le porzioni, torniamo a preferire alimenti sani e leggeri. E se qualche panettone o pandoro è avanzato, limitiamoci a gustosi ma piccoli assaggi, magari a colazione, non certo come dessert dopo un pasto già abbondante.
Il messaggio è chiaro: quello che è stato è stato, ma da oggi si riparte. Il nostro cuore ci ringrazierà.
- The “Merry Christmas Coronary” and “Happy New Year Heart Attack” Phenomenon. Robert A. Kloner, MD, Circulation, Volume 110, Number 25, 2004
- Association of health benefits and harms of Christmas dessert ingredients in recipes from The Great British Bake Off. J. D. Wallach, A. Gautam, R. Ramachandran, J. S. Ross, BMJ 2023 Dec 20:383, 2023