In un’estate minacciata dall’escalation della guerra che la Russia ha portato al centro dell’Europa invadendo un Paese sovrano come l’Ucraina, dal conseguente aumento incontrollato dei prezzi delle materie prime come ritorsione di Putin alle sanzioni europee e occidentali, non sono mancati le apprensioni legate alla crescita dei casi di Covid-19.
Nello stesso periodo in Italia è uscito a stampa un documento che fa il punto sull’importanza dei vaccini per contrastare la pandemia. A firmarlo, i membri dell’Accademia Nazionale dei Lincei, consesso di eccellenze intellettuali fin dalla sua fondazione, avvenuta a Roma ai primi dei Seicento. Il nome era riferito all’eccezionale acutezza di sguardo attribuita alla lince, un felino che nel XVII secolo non si era ancora estinto. Le linci odierne vanno identificate in Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica nel 2021, e in medici e scienziati del calibro di Alberto Mantovani, Rino Rappuoli, Giuseppe Remuzzi, Giovanni Rezza che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare negli ultimi due anni. I loro volti sono divenuti familiari grazie alle partecipazioni in tivù, nei momenti più cupi del confinamento, quando eravamo in attesa di notizie che dessero una svolta all’incubo che stavamo vivendo. Ebbene, come ricordano i menzionati autori in questo loro contributo, la svolta è arrivata grazie ai vaccini.
Leggendo questo breve testo, pubblicato sul sito dell’Accademia dei Lincei, scopriamo che nel mondo sono stati approvati e distribuiti circa 28 diversi vaccini efficaci contro il Covid-19. Di questi, fino alla data del Documento (luglio 2022) sono state somministrate circa 12 miliardi di dosi, un risultato eccezionale, raggiunto in un tempo molto breve. Un plauso particolare va attribuito ai vaccini basati sull’mRNA. Pur essendo il risultato di tecnologie molto sofisticate, concettualmente i vaccini a mRNA sono i più semplici, in quanto si tratta di nanoparticelle lipidiche che contengono al loro interno l’RNA messaggero (mRNA) che codifica una forma, variamente stabilizzata, della proteina Spike. Prima di questa pandemia non c’erano vaccini a mRNA approvati per l’uso umano anche se, da tempo, alcune ditte di biotecnologie avevano messo a punto questa raffinata tecnologia.
Dopo l’ideazione in laboratorio e alcune prove sperimentali sugli animali, i vaccini vengono studiati sull’uomo in una serie di studi clinici successivi, detti di Fase 1, Fase 2 e Fase 3. Gli studi di Fase 1 sono condotti su pochi volontari per accertare il giusto dosaggio del vaccino, gli eventuali inconvenienti suscitati e la sua capacità di attivare una risposta immunitaria. Se il vaccino supera questa fase, la sicurezza e l’efficacia vengono controllate nuovamente in studi più ampi (di Fase 2), eseguiti su qualche centinaio di persone di entrambi i sessi e di differente età. Se anche in questi studi il vaccino fornisce risultati promettenti, esso viene valutato in ampi e complessi studi di Fase 3 che arruolano da diecimila a trentamila o più persone, pescandole nelle diverse aree del mondo dove la pandemia sembra più preoccupante.
Si tratta di studi “in doppio cieco” in quanto né i volontari né il personale sanitario sanno se un volontario viene trattato con il vaccino o con il placebo.
Il destino del vaccino dipende dai risultati degli studi di Fase 3. Se gli effetti collaterali sono inaccettabili o i dati di protezione deludenti, il progetto viene abbandonato.
I dati epidemiologici dimostrano che, di fronte a nuove espansioni dell’epidemia, le persone vaccinate hanno un bassissimo rischio di sviluppare forme gravi o mortali di Covid-19. Anche a livello di intere nazioni, a parità di diffusione, la mortalità può essere drammaticamente ridotta grazie alla vaccinazione.
È interessante notare – ricordano infine i dotti estensori di questo testo – che già durante l’epidemia della “peste di Atene” del 430 AC, Tucidide osservasse che alcune delle persone guarite non si ammalavano una seconda volta, cioè erano diventate resistenti al contagio, mentre altre si ammalavano, ma di una malattia non più mortale “I guariti erano fiduciosi perché la pandemia non prendeva due volte la stessa persona, per lo meno non in modo da ucciderla”.
«Lo sviluppo e l’utilizzazione dei vaccini contro la Covid-19 non hanno precedenti nella storia della medicina per quanto riguarda l’intensità e la condivisione della ricerca scientifica, la varietà delle tecnologie utilizzate e la rapidità nella messa a punto dei vaccini e nell’implementazione delle campagne vaccinali. E ancora, non vi sono precedenti in medicina a proposito della conduzione di una campagna vaccinale durante il pieno sviluppo di una pandemia» è la conclusione promettente di questo contributo che fa ben sperare nella scienza e nelle regole che la governano.

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