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Le extrasistoli, come il nome suggerisce, sono delle sistoli extra, cioè dei battiti “aggiuntivi”, in più, che vengono a disturbare il ritmo di base del cuore.

Sono l’aritmia più frequente, al punto che, se si registra un elettrocardiogramma abbastanza lungo, ad esempio quando si effettua un ECG dinamico (Holter), è comunissimo incontrare extrasistoli anche in persone completamente sane, ed il loro numero aumenta con l’età: dopo i 60 anni si riscontrano l’80% dei casi. Ne deriva quindi che la presenza di extrasistoli in un soggetto peraltro sano non richiede alcuna terapia.

Ma di cosa si tratta esattamente? Cosa vuol dire “battiti in più”? In più rispetto a che cosa?

La contrazione dei muscoli avviene per il passaggio attraverso le cellule che li compongono di una corrente elettrica, la quale determina degli spostamenti di ioni che a loro volta provocano l’accorciamento delle fibre. Nel caso dei muscoli scheletrici la corrente elettrica si genera quando arriva l’impulso nervoso motorio. Nel cuore invece il sistema nervoso agisce solo nella regolazione della frequenza e della forza di contrazione, mentre l’impulso si genera all’interno del cuore stesso, in particolari cellule muscolari specializzate, organizzate a formare il cosiddetto “nodo senoatriale”, che si trova nell’atrio destro; da qui, attraverso altre cellule specializzate, disposte in fasci, l’impulso viene distribuito alle cellule muscolari del cuore, in modo che la loro contrazione possa avvenire in modo ordinato ed efficiente, come “spremendo” i ventricoli dalla punta verso la base del cuore, dove si trovano i grandi vasi – aorta ed arteria polmonare – nei quali dev’essere pompato il sangue.

Tutte le cellule miocardiche, cioè le cellule muscolari del cuore, non solo sono capaci di trasmettere l’impulso elettrico, ma anche di generarlo autonomamente; poiché la velocità con cui riescono a generare l’impulso è, in condizioni normali, molto più bassa di quella con cui lo generano le cellule specializzate di cui abbiamo parlato, di norma sono quelle cellule specializzate che prendono il comando della situazione, determinando il ritmico succedersi di contrazione e rilassamento – sistole e diastole – che costituisce il ciclo cardiaco, grazie al quale il cuore svolge la sua funzione di pompa.

In particolari condizioni può accadere che alcune zone di miocardio, sia negli atri che nei ventricoli, diventino più eccitabili, e dunque possano generare un impulso elettrico e trasmetterlo alle cellule circostanti, che a loro volta lo ritrasmettono, prima che arrivi quello trasmesso dalle cellule specializzate: ecco l’extrasistole. Di solito, subito dopo l’evento avviene una sorta di “resettaggio” del sistema, per cui la pausa che segue l’extrasistole è un po’ più lunga della normale pausa tra due battiti cardiaci successivi.

Le ragioni per cui certe zone di miocardio comune possono diventare foci extrasistolici sono le più svariate: a volte esiste una malattia cardiaca, di tipo degenerativo oppure ischemico,  ed in effetti le extrasistoli possono complicare il quadro di molte malattie di cuore, come le cardiomiopatie o le patologie delle coronarie; ma molto più spesso il miocardio che genera extrasistoli è perfettamente sano, e semplicemente reso più eccitabile dall’azione di svariate sostanze (vedi diversi farmaci, ma anche caffeina o nicotina), da squilibri ormonali (in particolare, disturbi della tiroide), da riflessi a partenza dall’apparato gastroenterico (per esempio, in risposta a dilatazione dello stomaco), o semplicemente da situazioni di stress, affaticamento, perdita di sonno.

Il soggetto che presenta le extrasistoli può esserne del tutto inconsapevole – e queste allora potranno essere un riscontro occasionale ad un elettrocardiogramma effettuato per controllo, per idoneità sportiva o in preparazione ad un intervento chirurgico  – oppure può avvertirle come battiti aggiunti o irregolari, come una sensazione di “sfarfallio” nel petto, o un “tuffo al cuore”; talvolta, più che l’extrasistole, si avverte la pausa prolungata successiva, e dunque la sensazione non è tanto quella di un battito in più quanto quella di un colpo perso, come se il cuore si fosse fermato un istante e poi fosse ripartito. Tali sensazioni possono essere localizzate al petto, di solito al centro, dietro lo sterno, oppure trasmettersi al collo o alla testa, specie alle tempie, e possono, soprattutto nel caso di extrasistoli ripetute, associarsi a vertigini o senso di instabilità.

Tutto questo, evidentemente, allarma di solito chi ne è colpito, e lo porta a consultare un medico.

Compito del medico sarà, prima di tutto, obiettivare la presenza delle extrasistoli attraverso la registrazione di un elettrocardiogramma, meglio se prolungata (elettrocardiogramma dinamico, o Holter) per almeno 24 ore. Contemporaneamente bisognerà indagare sulle cause delle extrasistoli, e soprattutto individuare i casi in cui queste siano spia di una malattia cardiaca. In questo, già il racconto fatto dal paziente sulle circostanze in cui il disturbo si manifesta può essere molto utile: sono particolarmente sospette per una patologia cardiaca le extrasistoli che compaiono o si accentuano sotto sforzo; mentre quelle, assai più comuni, che sono presenti anche o soprattutto a riposo, che sono avvertite in particolare quando il soggetto si trova in posizione sdraiata, o che compaiono preferibilmente dopo mangiato, fanno pensare piuttosto ad un disturbo su base neurovegetativa o riflessa.

Nella raccolta dell’anamnesi è naturalmente importante anche il racconto da parte del paziente di eventi stressanti e di abitudini che possono aumentare l’eccitabilità delle cellule miocardiche, come il fumo, l’uso di farmaci, l’assunzione di sostanze stupefacenti, ma anche semplicemente di quantità abbondanti di caffè, bevande alcoliche o gassate.

Un’accurata visita cardiologica ed un ecocardiogramma, che consente di evidenziare eventuali alterazioni delle valvole cardiache, di misurare le dimensioni di atri e ventricoli, e di valutare l’efficienza della contrattilità miocardica, permetteranno di individuare i casi in cui le extrasistoli sono sintomo di una malattia cardiaca, da approfondire e da curare.

In tutte le altre situazioni – che, torniamo a ribadire, sono le più comuni – si dovrà eventualmente modificare lo stile di vita, mentre un trattamento specifico delle extrasistoli non è necessario, a meno che il paziente non ne sia particolarmente infastidito. La scelta terapeutica cade allora di solito sui beta-bloccanti, farmaci che riducono l’eccitabilità delle cellule miocardiche.

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