Ripartire dal museo dell’auto. Sta accadendo a Torino, e dove se no? Sì, ma si riparte non solo varcando la soglia del museo per cadere in contemplazione – fra le varie collezioni – della mostra permanente, aggirandosi sovreccitati fra le oltre 200 vetture di ottanta, differenti marchi provenienti da tutto il mondo. A scaldare i motori e con essi la curiosità dei visitatori quest’anno ci ha pensato il Jaguar Driver Club d’Italia che, in collaborazione con il Mauto (Museo nazionale dell’automobile di Torino), ha ideato una ripartenza con al centro la salute. Senza salute non c’è storia, neppure quella glamour e blasonata dell’industria dell’auto torinese. «In un momento in cui, a causa della pandemia Covid – si legge nel comunicato stampa – molte visite specialistiche vengono rimandate, ci facciamo promotori di un’iniziativa importante, come quella di sensibilizzare alla prevenzione e allo screening cardiovascolare aprendo le porte a un’équipe di tre medici cardiologi che effettueranno la misurazione della pressione e un elettrocardiogramma». I visitatori interessati sono avvisati. Tuttavia, per beneficiare del servizio di domenica 13 febbraio serve la prenotazione via e-mail (prenotazioni@museoauto.it) inserendo nell’oggetto la dicitura CUORE GIAGUARO. Termine massimo per mettersi in lista d’attesa, venerdì 11 febbraio ore 17,00.
Del resto, fra auto declinata come guida e salute cardiovascolare il rapporto è molto stretto. Di recente anche il nostro Paese, nell’ambito degli obblighi europei, ha recepito la normativa che regola la guida per chi soffre di una qualche malattia cardiovascolare. La guida di per sé non richiede un grande sforzo. Guidare la macchina presuppone un dispendio energetico minimo, pari a quello che si consuma cucendo, scrivono gli autori di un editoriale sul tema apparso nel 2018 sulla «Revista Española de Cardiología», aggiungendo che il camion o la corriera richiedono uno sforzo minimo in più, simile a quello di una passeggiata in bici a 10 km/h. Nello stesso articolo sono riassunti i limiti europei alla guida in base alle patologie. Prima di entrare nel dettaglio del rapporto fra malattia e limitazioni al volante, d’accordo con i legislatori che si sono occupati del problema, va precisato che i “driver” sono sostanzialmente divisi in due gruppi. C’è il Gruppo 1, composto dai conducenti di auto, moto e altri piccoli veicoli purché senza rimorchio; e c’è il Gruppo 2, al quale appartengono i conducenti di camion, furgoni di peso superiore alle tre tonnellate e mezzo o guidatori di pullman con più di otto posti escluso il guidatore. Orbene, a seconda del gruppo, scattano le limitazioni. Per esempio, chi ha impiantato un defibrillatore, se guida un’auto privata può farlo ma a partire da 14 gg dopo il primo intervento e salvo complicazioni, mentre l’autista di professione del Gruppo 2 non potrà più guidare. Chi è affetto da un aneurisma alle grandi arterie (aorta) può pensare di cedere la macchina o il camion o la corriera. Per lui/lei la guida non è più consentita, sia che rientri tanto nel Gruppo 1 quanto nel Gruppo 2.
In generale, i criteri ispiratori sono i seguenti. Le patologie a rischio di arresto cardiaco e sincopi affacciano la sospensione permanente della patente. Questo perché chi corre questo rischio, rischia di mettere a repentaglio la propria vita e quella degli altri. Nel caso in cui il rischio è gestibile con la cura, allora la patente viene mantenuta ma l’interessato ha l’obbligo di sottoporsi a controlli cardiologici programmati. Per esempio, chi è affetto da angina pectoris, può guidare ma solo se la terapia consente di controllare la sintomatologia. Se tuttavia costui denota episodi di angina a riposo, allora non può più. Stesso discorso per chi soffre di insufficienza cardiaca e dispnea. Si guida solo se i sintomi sono controllati. Non si guida più se i sintomi compaiono a riposo.
Inoltre, per citare ancora gli autori dell’editoriale spagnolo, poter guidare non è un vezzo o uno sport, bensì, prima di tutto, una necessità, talora un fattore essenziale per l’esistenza (si pensi a chi abita in posti sperduti, oppure a chi per motivi di cura deve recarsi periodicamente a farsi vedere da un medico). Pertanto, si può vietare la guida solo e soltanto quando il divieto diventa essenziale per l’integrità dell’automobilista, del motociclista o dell’autista, e per la sicurezza della collettività. A ben vedere, gli incidenti causati da sintomi cardiovascolari sono pochissimi, intorno all’1%, mentre il grosso degli incidenti (95%) avvengono per errori umani declinabili, a seconda dei casi, come distrazione, consumo di alcol e di sostanze psicotrope, per la giovane età, la sonnolenza, l’alta velocità, il traffico e per la scarsa manutenzione del veicolo, vedi alla voce battistrada e freni. C’è anche la scarsa manutenzione delle strade che causa incidenti ma, guarda caso, quando si redigono di questi elenchi non la si nomina mai, o mai abbastanza. Eppure, c’è eccome, e minaccia tutte le strade della penisola, no solo il centro di Roma a causa delle note buche di molte arterie stradali a traffico intenso.

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