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In una recente revisione pubblicata su «Nutrients», i ricercatori hanno valutato se il Cilento in provincia di Salerno avesse dei tratti comuni con le “Longevity Blue Zones (LBZ). Le LBZ, spesso definite “Blue Zones”, sono regioni di tutto il mondo con profili geografici distinti ma che condividono una lunga aspettativa di vita dei cittadini. Queste regioni includono la prefettura di Okinawa in Giappone, la provincia di Nuoro in Sardegna, la penisola di Nicoya in Costa Rica e l’isola di Icaria in Grecia. Tuttavia, molti ricercatori ipotizzano che questo elenco non sia esaustivo, poiché altre LBZ potrebbero essere scoperte.

Le LBZ sono di particolare interesse perché, oltre ad ospitare le persone viventi più anziane del mondo, hanno la particolarità che gli abitanti raramente soffrono di complicazioni legate all’età.

Lo studio in oggetto mira a valutare se il Cilento meriti di essere designato con lo status LBZ, ovvero se fattori ambientali, nutrizionali o di stile di vita supportavano la longevità nella regione. In conclusione la risposta è sì. I fattori ambientali, dietetici e di stile di vita che possono contribuire alla longevità sono presenti in Cilento, pur con qualche differenza.

A questo proposito vale la pena ricordare che Ancel Keys, l’ideatore della Dieta Mediterranea (DM), già negli anni Settanta individuò il Cilento come luogo ideale della DM, tant’è che vi andò a vivere insieme alla moglie e qui perfezionò i suoi studi. Ma andiamo per gradi. Ancel Keys, l’epidemiologo americano considerato il padre della DM, nel 1942 fu incaricato dal Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti di mettere a punto quella che diventerà la famosa razione K. K è l’iniziale del suo cognome, un omaggio all’inventore. Si tratta di una razione di sopravvivenza individuale, suddivisa in colazione pranzo e cena, che le truppe americane ricevettero in dotazione al momento dello sbarco in Normandia.

Dalla razione K alla DM c’è un abisso ma non per l’inventore, evidentemente. Come Keys è arrivato alla DM sembra la trama di un romanzo. Subito dopo la guerra, partecipa a un convegno a Bruxelles, dove fra i relatori c’è un medico napoletano. Quando il medico prende la parola, lo fa per dire senza troppe perifrasi che al Cardarelli di Napoli dove lavora, di ricoverati per infarto non ce ne sono. Il convegno tratta i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, un tema caro ad Ancel Keys. Il suo Paese l’aveva incaricato di studiare l’impatto che l’obesità, il sovrappeso e le malattie metaboliche stavano avendo sulla popolazione americana. C’era preoccupazione per la crescita di infarti e ictus fra gli adulti ancora nel pieno dell’attività lavorativa. Di lì a poco Keys raggiunse la moglie a Oxford dove insegnava microbiologia. Lui era libero da impegni accademici. Stava trascorrendo l’anno sabbatico in Inghilterra. La coppia decise di prendere l’auto, caricarla delle strumentazioni che erano riusciti a mettere insieme grazie all’aiuto di alcuni colleghi di Oxford, varcare la Manica, attraversare tutta la Francia e due terzi d’Italia per recarsi a Napoli. Il dottor Mario Mancini li aveva invitati a verificare di persona che le sue affermazioni erano vere. Facessero pure tutte le interviste e gli screening della popolazione che volevano. Potevano iniziare con i pazienti del suo ospedale. Arrivati a Napoli, il primo impatto con la città è di quelli che ti spinge a dire ma chi me l’ha fatto fare. Non sono ancora scesi dalla macchina, non hanno ancora capito bene dove si trovano, che la prima notte l’auto sparisce. Rubata dal parcheggio interno dell’ospedale insieme a tutte le strumentazioni mediche. Il dottor Mancini è costernato e a partire da quel momento si prodigherà per aiutare i suoi ospiti. A partire da quel giorno, diventerà uno dei più stretti collaboratori di Keys e amico intimo della coppia. In base ai dati che Keys e la moglie riescono a mettere insieme, l’affermazione che il collega aveva formulato al convegno è confermata.

Tornato negli Stati Uniti, Keys ottiene i finanziamenti per uno dei più grossi studi multicentrici mai tentati prima. Insieme ad altri colleghi, decide di arruolare le popolazioni di sette Paesi, pescando fra coloro che sono disposti a farsi studiare per la relazione fra la dieta e le ricadute cardiovascolari. Là dove si consumano oli vegetali a discapito dei grassi animali, dove vige un regime di dieta povera, dove la carne viene sostituita con le proteine dei legumi, dove i prodotti dell’orto la fanno da padrone sulla tavola, dove il pane e la pasta esauriscono il fabbisogno di cereali, ecco che l’indice glicemico, il colesterolo e i trigliceridi hanno valori che non destano preoccupazione, tanto da non incidere sulla salute di cuore e arterie.

Frattanto Keys era tornato a Napoli per verificare se i dati che aveva osservato durante il primo viaggio erano ancora veri. Sorpresa, a distanza di qualche anno i napoletani hanno un profilo lipidico sballato, ovvero colesterolo e trigliceridi alti, proprio come il resto della popolazione occidentale. Com’è possibile? La western diet, figlia del consumismo di metà anni Cinquanta, al pari del coevo rimpasto sociale, con la formazione della massa dei lavoratori urbani più sedentari rispetto ai contadini dell’Italia rurale di prima del boom economico, innesca un cambiamento nello stile di vita che non ha precedenti.

Cosa c’entra il Cilento in tutto questo? Keys in Cilento vi aveva messo su casa. Lui e la moglie si erano innamorati della bellezza dei luoghi. Fu un colpo di fulmine. Il dottor Mancini che li aveva fatti venire a Napoli dieci anni prima li aveva portati in Cilento perché era convinto che in quella terra Keys poteva trovare i consumatori della DM che ancora non erano venuti a patti con la modernità, ovvero con il facile approvvigionamento dei cibi ipercalorici, a cominciare dalla carne e dagli insaccati, che a Napoli erano ormai di pubblico dominio e alla portata di molti portafogli. Certo non il roastbeef o il culatello, piuttosto la trippa e la mortadella. Per Keys vedere i contadini del Cilento intingere delle grosse fette di pane cafone nell’olio d’oliva per colazione, mangiare abbondanti piatti di pasta con la pummarola a mezzogiorno e una infinità di verdure dell’orto alla sera, accompagnandole con un pezzetto di formaggio, era diventato il suo nuovo credo alimentare, da esportare negli Stati Uniti allo scopo di invertire la brutta china di morti per infarto e ictus, di diabete e obesità a quarant’anni e di disabilità permanente già vent’anni prima della pensione.

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