
È ormai noto a tutti – e se ne è parlato spesso anche su queste pagine – che uno stile di vita attivo ha ripercussioni benefiche sulla salute cardiovascolare: praticare regolarmente qualche attività ricreativa o sportiva aiuta a tenere sotto controllo non solo il peso corporeo, ma anche diversi fattori di rischio cardiovascolari, come la pressione arteriosa ed i valori di colesterolo.
Si sa anche che non tutti gli sport sono altrettanto salutari: abbiamo detto più volte che gli esercizi intensivi ed il lavoro assiduo con i pesi e con le “macchine” in palestra devono essere riservati a soggetti giovani ed in buona salute, mentre l’esercizio aerobico, la marcia, la corsa leggera, il nuoto, la bicicletta possono essere praticati in sicurezza e con giovamento, naturalmente adattando e graduando opportunamente il livello di sforzo, anche da persone più avanti nell’età.
Ma non tutti amano “andare a correre” o passare ore in palestra. Nel mondo reale, oltre all’esercito di teledipendenti il cui unico sport è quello di guardare, discutere, commentare il campionato di calcio o il grande slam, esistono nutriti manipoli di affezionati alle partitelle settimanali tra amici e colleghi. E costoro potrebbero chiedersi: il calcetto fa bene o fa male?
A colmare la lacuna giunge lo studio* pubblicato non molto tempo fa da un gruppo di ricercatori italiani, in cui si metteva a confronto l’efficacia del calcio praticato a livello non agonistico da parte di uomini adulti di mezza età, sani ma tendenzialmente sedentari, una o due volte la settimana, nel modificare positivamente i fattori di rischio cardiovascolari.
Lo studio registrava la struttura corporea (peso, massa, superficie corporea etc.), la pressione arteriosa a riposo, il profilo lipidico (colesterolo totale e frazionato, trigliceridi) e il consumo di ossigeno (VO2 max) all’inizio del periodo di osservazione, e ripeteva poi tali misurazioni dopo 12 settimane di allenamento in due gruppi di soggetti, il primo con un ritmo di attività basso (una volta/settimana), il secondo con un ritmo medio (due volte/settimana). In entrambi i gruppi, sia quello che giocava una volta che quello che giocava due volte la settimana, sono state messe in evidenza analoghe variazioni di diversi parametri, come peso corporeo, massa corporea, VO2 max, colesterolo totale e LDL (il colesterolo “cattivo”); in particolare, la riduzione del peso corporeo e del tasso di colesterolo LDL era significativa sia nel gruppo con basso regime di allenamento che in quello con medio regime.
Ecco di seguito la conclusione pubblicata dagli stessi autori: “i nostri risultati dimostrano che la pratica del calcio a livello non agonistico, una volta la settimana, è efficace nel migliorare alcuni fattori di rischio cardiovascolari (consumo massimo di ossigeno e colesterolo LDL) in uomini sani sedentari di mezza età.”
Buone notizie, dunque, per i torneanti del venerdì sera: le disfide tra scapoli e ammogliati, o tra diversi settori dell’ufficio, non sono soltanto un divertimento e una valvola di sfogo per ansia e aggressività, ma un valido aiuto per tenere sotto controllo i fattori di rischio che minacciano la salute cardiovascolare.
*Effects of low vs. moderate dose of recreational football on cardiovascular risk factorsRoberto Modena, Franco M. Impellizzeri, Alessandro Fornasiero, Federico Schena Eur J Sport Sci. 2023 Jun;23(6):1047-1055.