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Le malattie cardiovascolari mantengono il primato come prima causa di morte in Italia, superando persino le neoplasie, ma la vera sfida del presente risiede nella crescente complessità clinica dei pazienti che presentano patologie croniche interconnesse. Il diabete, lo scompenso cardiaco e la malattia renale cronica si intrecciano in una rete di comorbidità che richiede un approccio radicalmente diverso rispetto alla medicina tradizionale, basata sulla specializzazione per singole patologie.

Durante il tavolo tecnico-istituzionale svoltosi presso Palazzo Pirelli a Milano e promosso da DiCo Sanità, è emerso un quadro epidemiologico preoccupante ma anche ricco di opportunità per ripensare l’assistenza sanitaria. I dati presentati da Fabrizio Oliva, Past President ANMCO, fotografano una realtà in cui oltre un milione di italiani convive con scompenso cardiaco, e di questi il 30% è diabetico, oltre il 33% presenta malattia renale cronica, il 22,7% è obeso e il 43% in sovrappeso. Questa interconnessione tra disfunzioni metaboliche, renali e cardiovascolari non rappresenta solo una sfida clinica ma anche economica di portata straordinaria.

L’impatto sui conti del Servizio Sanitario Nazionale è infatti devastante, come ha sottolineato Mario Giovanni Melazzini, Direttore Generale Welfare della Regione Lombardia. Le patologie croniche interessano circa il 30% della popolazione ma assorbono oltre il 70% della spesa sanitaria complessiva. Un paziente con scompenso cardiaco costa al sistema più di 12.000 euro l’anno, con oltre il 90% della spesa concentrata sui ricoveri ospedalieri, mentre per un paziente in dialisi con malattia renale cronica si può arrivare fino a 50.000 euro annui. Questi numeri non solo evidenziano l’insostenibilità dell’attuale modello assistenziale ma aprono anche la strada a ripensamenti strutturali del sistema di cura.

La Lombardia si propone come laboratorio nazionale per sperimentare nuovi modelli assistenziali integrati, superando la tradizionale separazione tra ospedale e territorio che ha caratterizzato il sistema sanitario italiano. Patrizia Rocca, dell’Unità Operativa Sistemi informativi e Sanità Digitale della Regione Lombardia, ha illustrato la visione di una piattaforma regionale integrata accessibile a tutti gli attori del sistema, dai medici di medicina generale agli specialisti ospedalieri, con percorsi co-progettati e tariffe definite per le prestazioni digitali. L’approccio non si limita ad aggiungere tecnologia ai vecchi modelli ma punta a riscrivere completamente i percorsi di cura partendo dai bisogni complessi del paziente e valorizzando il ruolo di tutti i professionisti attraverso il coordinamento delle Centrali Operative Territoriali.

Il sostegno istituzionale a questa trasformazione è stato garantito da Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione regionale Sostenibilità sociale, casa e famiglia, che si è impegnato a tradurre le proposte emerse dal confronto in atti legislativi concreti, lavorando in raccordo con la Giunta e la Direzione Welfare. Questo impegno politico rappresenta un elemento cruciale per la realizzazione di un cambiamento che non può limitarsi alle buone intenzioni ma deve tradursi in normative e finanziamenti adeguati.

La prospettiva del cittadino è stata rappresentata da Daniele Bonsembiante, Vicesegretario regionale di Cittadinanzattiva Lombardia, che ha identificato nella mancanza di informazione e comunicazione uno degli ostacoli principali che i pazienti incontrano nel loro percorso di cura. Le Case della Comunità devono evolversi per diventare il primo punto di riferimento sia per i cittadini che per i medici di medicina generale, rafforzando il rapporto di fiducia e migliorando l’accessibilità alle cure. Particolare attenzione è stata dedicata alle criticità nella distribuzione dei farmaci ospedalieri, un nodo che spesso compromette la continuità terapeutica e l’aderenza alle cure.

L’incontro ha coinvolto un ampio ventaglio di competenze, dalla dirigenza regionale ai clinici ospedalieri, dai rappresentanti della medicina generale alle associazioni di pazienti, delineando un approccio davvero multidisciplinare alla gestione del paziente cardio-nefro-metabolico.

La sfida che emerge da questo confronto non è solo organizzativa ma culturale: trasformare un sistema sanitario ancora largamente basato sulla logica specialistica in una rete integrata capace di prendersi carico della complessità del paziente cronico. La scommessa lombarda, se riuscirà a dimostrare la propria efficacia, potrà rappresentare un modello replicabile su scala nazionale, offrendo una risposta concreta alla crescente pressione che le patologie croniche esercitano sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

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