Gli aerei sono pressurizzati. Il che significa che sono schermati contro la pressione d’alta quota, che diversamente sarebbe intollerabile per l’organismo. All’interno dei velivoli vi è comunque una carenza di ossigeno paragonabile a quella che si trova a 1800-2500 metri. È questa la ragione se sugli aerei il sangue ha a disposizione meno ossigeno del quantitativo ideale, reperibile a livello del mare. Non è un caso che piloti, hostess e steward rientrino fra le categorie più a rischio di ammalarsi di trombosi venosa profonda (TVP) ma anche di vene varicose. In costoro, sedentarietà e ipossia (mancanza di ossigeno) agiscono da detonatori per queste patologie.

E per il diabete? Il diabete non risente delle condizioni di volo. Ciò nonostante, chi è diabetico e insulino-dipendente, cioè chi è affetto dalla forma autoimmune (tipo-1), in cui l’organismo smette di produrre insulina, non può accedere alle professioni aeronautiche. Almeno, in Italia è sostanzialmente vietato. Questo perché coloro i quali rischiano la crisi ipoglicemica come il diabetico insulino-dipendente, rischiano di perdere i sensi, o anche solo il controllo, su mansioni che richiedono una soglia di attenzione sempre molto alta. Per questa ragione non può pilotare un aero o ricoprire altri incarichi dai quali dipenda la sicurezza dell’intero equipaggio e dei passeggeri di un aereo.  Ma oggi, grazie alla tecnologia, qualcosa sta cambiando. «Le persone con diabete ben compensato possono pilotare un aereo senza mettere a rischio la propria e altrui incolumità – afferma Felice Strollo, vicepresidente dell’Associazione Italiana di Medicina Aeronautica e Spaziale (AIMAS) – Gli strumenti per l’automonitoraggio della glicemia “indossabili”, sensori sempre più piccoli e performanti, potrebbero consentire di riscrivere le regole per l’accesso dei diabetici alle professioni del volo».

Sono queste le conclusioni del tavolo tecnico istituito a fine febbraio dall’AIMAS con l’Associazione Medici diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID), la sezione aeromedica dell’ENAC (Ente nazionale per l’Aviazione Civile) e l’Associazione Nazionale Italiana Atleti con Diabete (ANIAD). Il documento di consenso, pubblicato su «Diabetes Research and Clinical Practice», la prestigiosa rivista dell’International Diabetes Federation, ha messo a fuoco gli aspetti regolatori, le principali criticità nell’accesso delle persone con diabete alle professioni del volo, le buone pratiche a livello internazionale e ha analizzato i vantaggi delle più recenti innovazioni tecnologiche nel monitoraggio glicemico.

«Il tavolo tecnico ha valutato 72 studi scientifici pubblicati tra il 1946 e il 2020 – ha dichiaratoSandro Gentile dell’AMD– Gli esperti concordano sulla superiorità dei sistemi di monitoraggio della glicemia con sensori rispetto all’automonitoraggio mediante puntura del dito. Si tratta di apparecchiature piccole e sottili che, applicate alla pelle, consentono di rilevare in continuo il livello del glucosio. E questo 24 ore al giorno e 7 giorni alla settimana avvisando gli utenti quando i livelli diventano troppo alti o troppo bassi».

Oggi sono disponibili due tipi di sistemi di monitoraggio continuo del glucosio: il CGM in tempo realee il CGM a rilevazione intermittente detto anche monitoraggio ‘flash’ del glucosio. Entrambi i sistemi forniscono informazioni a riguardo dei livelli di glucosio attuali e pregressi, indicano l’andamento (la tendenza) e la velocità di variazione del livello di glucosio, fornendo così informazioni preziose per prevenire pericolosi sbalzi di glicemia.

«Nelle persone con diabete insulino-dipendenti queste tecnologie potrebbero migliorare l’efficienza lavorativa del personale di volo e di altre professioni critiche del mondo dell’aviazione – è il parere di Antonello Furia, Responsabile della Sezione Aeromedica ENAC – I tempi sono maturi affinché le autorità regolatorie europee e internazionali rivedano e armonizzino adeguatamente i requisiti medici per la certificazione e l’accesso dei diabetici alle professioni del volo. Gli imminenti voli dell’aviazione commerciale nello spazio suborbitale devono rappresentare fin da ora un’ulteriore sfida al fine di permettere in futuro ai piloti e ai passeggeri diabetici trattati con insulina di poter volare in sicurezza».

Attualmente l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) non permette alle persone con diabete di tipo-1 di ottenere il brevetto di volo commerciale. Le autorità di Canada (TC) e Stati Uniti (FAA) prevedono una certificazione medica speciale per le licenze di prima, seconda e terza classe, l’EASA (ente regolatore europeo) nega sia l’accesso alla professione che il rinnovo della licenza per i piloti che hanno sviluppato un diabete-1 trattato. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code