Il consumo elevato di cereali raffinati aumenta il rischio di mortalità cardiovascolare e di malattie cardiache e cerebrali come l’infarto e l’ictus. Ciò accade perché la dieta a base di cereali raffinati favorisce la formazione di trombi e la pressione sistolica alta, due tra i più importanti fattori di rischio delle suddette condizioni patologiche. È quanto sostiene un filone d’indagine dello studio PURE (Prospective Urban and Rural Epidemiology) pubblicato sul «British Medical Journal» a gennaio di quest’anno. Nel concreto si tratta di un report sulle abitudini alimentari di oltre 137 mila individui d’età compresa fra 35 e 70 anni senza alcuna malattia cardiovascolare pregressa. I soggetti hanno risposto a dei questionari il cui scopo era quello di evidenziare il loro comportamento alimentare. L’osservazione è durata in media 9,5 anni e si è svolta in 21 paesi sparsi in più continenti. Sia tra i deceduti per cause cardiovascolari sia tra coloro che si sono soltanto ammalati vi è stato un consumo medio giornaliero elevato di questi prodotti. Stiamo parlando dei preparati a base di farina bianca di tipo 0 e di altre farine non integrali, che hanno la comune caratteristica di derivare da cereali dai quali sono state preventivamente eliminate le parti fibrose e le altre sostanze integrali che, se presenti ne modificherebbero il gusto, la consistenza e la fragranza caratteristiche. Il riferimento è a pane, pasta, pizza, crackers, corn flakes e gli altri cereali da breakfast, e a tutti i tipi di dolce come i croissant, i biscotti le torte nel cui impasto le farine ricavate da cereali raffinati sono l’ingrediente principale.

Uno dei vantaggi di PURE è quello di esaminare la dieta di popolazioni che vivono in contesti sociali ed economici differenti. Il che ha garantito un punto d’osservazione ad ampio spettro. La conclusione è che pur variando le coordinate sociali ed economiche delle popolazioni considerate, la dieta a base di cereali raffinati le accomuna tutte. Nell’insieme, questi prodotti rappresentano il 50% delle calorie che la popolazione mondiale assume quotidianamente, ragion per cui gli autori, nelle conclusioni di questo studio, suggeriscono di riconsiderarne il consumo. Solo con un consumo molto più ridotto di questi prodotti si riuscirebbe a invertire la rotta. Viceversa, numerosi studi prospettici focalizzati sul prodotto “concorrente” hanno già ampiamente dimostrato che la riduzione della mortalità passa da un consumo costante dei cereali integrali. Questo perché i cereali integrali hanno un effetto protettivo per cuore e arterie.

Discorso diverso per quanto concerne il riso bianco. Si tratta dell’alimento basilare del 60% della popolazione considerata da PURE, con picchi probabilmente ancora più alti nei paesi di Medio ed Estremo Oriente, dove esso è l’alimento di gran lunga più importante. Ebbene, a conti fatti, questo riso lo si può considerare un cereale raffinato a statuto speciale. Infatti, non sono emerse associazioni significative fra l’uso alimentare del riso bianco e l’aumento di patologie cardiovascolari tra coloro che hanno risposto ai questionari. Ragion per cui, le conclusioni sono che il riso bianco, al pari dei cereali integrali, non impatta sui fattori di rischio cardiovascolare.

Da un punto di vista geografico, lo studio ha dimostrato che il paese dove si consumano più cerali raffinati è la Cina seguita dal Sud-Est Asiatico, mentre il consumo maggiore di riso bianco avviene nell’Asia del Sud. Invece, il posto in cui i cereali integrali vengono consumati di più, proporzionalmente parlando, è l’Africa.

Nelle loro conclusioni gli autori auspicano che le politiche alimentari dei vari paesi vadano verso un bilanciamento fra i due tipi di cereali. Solo riducendo la quantità e migliorando la qualità dei carboidrati nella dieta si riuscirà a garantire una salute più stabile alle popolazioni. Il che, da un punto di vista cardiovascolare, significa migliorare le statistiche della mortalità cardiovascolare per tutte le cause, quella degli infarti non letali, quella dell’incidenza dell’ictus e dell’insufficienza cardiaca. Durante il follow-up considerato da PURE, s’è visto che il consumo di cereali raffinati ha impattato negativamente sulla salute cardiovascolare di quasi il 10% della popolazione. Da notare che le evidenze più marcate sono state poste in relazione a un aumento patologico dei valori di pressione sistolica. Ciò a dire che non sono solo i lipidi della carne rossa che provocano l’ipertensione e, di conseguenza, la formazione di trombi nelle arterie, ma anche quelli reperibili nei cereali raffinati e nella montagna davvero immensa di prodotti da essi derivati.

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