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Ci sono titoli che non hanno bisogno di traduzione. “Robert F. Kennedy Jr: 1 year of failure” — un anno di fallimento — è quello che il Lancet, la più antica e autorevole rivista medica peer-reviewed del mondo, ha scelto per il proprio editoriale di fine febbraio 2026. Un titolo che occupa da solo la copertina, su sfondo bianco. Nessuna immagine, nessun orpello. Solo quella frase, lapidaria come una sentenza.
Robert F. Kennedy Jr., nominato da Donald Trump a capo del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) e confermato dal Senato nel febbraio 2025, aveva promesso di “ripristinare la fiducia” nella sanità pubblica americana. Dodici mesi dopo, il verdetto della comunità scientifica internazionale è implacabile: quella fiducia non è stata restaurata. È stata devastata.

Il catalogo dei danni
L’editoriale del Lancet non è un atto di parte. È un referto clinico. Il board redazionale elenca, punto per punto, ciò che Kennedy ha fatto in un anno: il licenziamento in massa di funzionari federali dell’HHS, la riscrittura di linee guida scientifiche consolidate da decenni, i tagli alla ricerca d’avanguardia, lo smantellamento delle politiche vaccinali, la promozione di quella che gli editoriali chiamano senza mezzi termini “junk science” — pseudoscienza spazzatura.

I numeri parlano da soli. Il bilancio federale 2026 proposto dall’amministrazione prevede tagli del 40% ai fondi del National Institutes of Health (NIH) e del 54% a quelli dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Kennedy ha sciolto d’autorità l’Advisory Committee on Immunization Practices, il panel di esperti indipendenti sui vaccini, sostituendolo con nomine a lui gradite. A maggio 2025 ha modificato le raccomandazioni sul vaccino Covid-19 via social media, scavalcando i comitati scientifici senza addurre nuove evidenze. E il risultato più eloquente di questa stagione: alla fine di febbraio 2026, gli Stati Uniti hanno superato i mille casi di morbillo dall’inizio dell’anno — il livello più alto in un quarto di secolo. Il paese rischia di perdere lo status di “eliminazione del morbillo” conquistato nel 2000.
La frase con cui si chiude l’editoriale è quella che resterà: “La distruzione che Kennedy ha operato in un anno potrebbe richiedere generazioni per essere riparata, e c’è poca speranza per la salute e la scienza americane finché rimarrà al suo posto.”

Il paradosso Kennedy
C’è qualcosa di profondamente paradossale nella vicenda di Robert F. Kennedy Jr. Erede di una delle famiglie più simboliche della democrazia americana, avvocato ambientalista, ex crociato contro l’inquinamento industriale, si è trasformato nel decennio scorso nel più influente propagatore di disinformazione vaccinale del mondo occidentale. La sua organizzazione Children’s Health Defense ha seminato dubbi sui vaccini durante la pandemia, contribuendo — secondo numerosi studi — a un abbassamento delle coperture immunitarie che oggi presenta il conto.
Ma il paradosso più sottile è un altro. Kennedy si è presentato come il campione di chi non si fida delle istituzioni mediche, di chi vuole “aprire i dati”, di chi sospetta che Big Pharma abbia corrotto la scienza ufficiale. Il Lancet è a sua volta lo stesso giornale che nel 1998 pubblicò — e nel 2010 ritirò — il famigerato studio di Andrew Wakefield che ipotizzava un legame tra vaccini e autismo. Una vicenda che ha alimentato per decenni una delle più dannose bufale sanitarie della storia moderna. I critici di Kennedy non mancano di ricordarlo, e non hanno torto: la credibilità scientifica si costruisce e si distrugge, e nessuna istituzione è immune.
Eppure la risposta di Kennedy all’editoriale — affidata finora alla voce del direttore del NIH Jay Bhattacharya, che su X ha scritto che “il Segretario Kennedy sta sistemando il disastro che loro hanno contribuito a creare” — suona come l’eco di un copione già sentito: quando non hai argomenti nel merito, attacchi la fonte. Kennedy ha definito le riviste mediche di prestigio “tutte corrotte” e beholden all’industria farmaceutica. Ha addirittura minacciato azioni legali contro alcune di esse. È il linguaggio di chi ha scelto la guerra culturale come sostituto della politica sanitaria.

Uno specchio del nostro tempo
La storia di Kennedy al vertice dell’HHS ci racconta qualcosa di più grande della sanità americana. Ci dice dove arriva, alla fine, la logica del “sistema è marcio”: non alla rivoluzione liberatrice, ma al caos burocratico, ai tagli lineari, alla sostituzione di un’ortodossia con un’altra — solo che la nuova è basata su ideologia e non su evidenza. Ci dice che la sfiducia nelle istituzioni, quando viene governata da chi quella sfiducia ha cavalcato per costruire il proprio potere, non produce trasparenza. Produce distruzione.
Il morbillo che torna nelle scuole americane non è una metafora. È una malattia altamente contagiosa che causa encefaliti e morti, eradicabile con un vaccino sicuro ed efficace da decenni. La sua risurrezione è la conseguenza diretta e misurabile di politiche che hanno indebolito la fiducia nei vaccini e ridotto le coperture. Sono i bambini a pagare il prezzo.
Il Lancet ha fatto il suo mestiere: documentare, valutare, giudicare alla luce delle prove. Il resto — cosa succederà a Kennedy, se il Congresso reagirà, se la sanità pubblica americana troverà il modo di resistere — è storia che si scrive ancora. Ma l’editoriale rimarrà. E quando tra vent’anni gli storici della medicina cercheranno un punto di svolta, troveranno quella copertina bianca con cinque parole.

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