di Italo Richichi

La produzione di antiossidanti del nostro organismonon è sufficientea neutralizzarequella dei radicali liberie il risultatoè sempre in difetto.Ecco perché è necessarioaggiungere dall’esternotutti gli antiossidantinecessari per annullarelo svantaggio.Così, per combatterestress ossidativoe radicali libericonviene partireda quello che si mangia

Un sottile e veloce meccanismo biochimico condiziona la vera essenza della vita.

Nel corpo umano avvengono istantaneamente i processi biochimici che permettono a tutti gli organi di funzionare; durante le reazioni chimiche si formano molecole “da scarto”.

I radicali liberi sono molecole incomplete che vengono prodotte durante le abituali reazioni chimiche del corpo umano; sono corpi instabili che tentano di completare la loro composizione. In queste fasi, sono molto reattivi e producono fenomeni lesivi nei confronti delle cellule, producendo danni importanti per l’organismo. Nel 1956 Denham Harman, un ricercatore dell’Università del Nebraska, li definì come “scarti di prodotto metabolico” che con il passare del tempo si accumulano nell’organismo, svolgendo una potente e dannosa azione ossidante.

Dal punto di vista strutturale, i radicali liberi hanno una forte reattività in quanto possiedono elettroni spaiati, cioè hanno un numero dispari di elettroni, mentre di norma gli elettroni sono accoppiati.

Questo concetto può essere semplificato rappresentando un atomo, sotto forma di sistema planetario, al cui centro si trova il nucleo e all’esterno, su orbite diverse, gli elettroni (carica negativa).

In altre parole, la reattività dei radicali liberi dipende dalla distribuzione della carica (nube elettronica) e/o dal proprio potenziale di ossidoriduzione: quanto più è elevato il rapporto fra carica e volume, tanto più un radicale libero è reattivo; così tenderà a raggiungere la propria stabilità strappando elettroni, avendo un’esistenza molto breve (uno dei radicali più instabili, lo ione ossidrile, ha una vita dell’ordine dei nanosecondi).

I radicali liberi di maggiore interesse biologico sono quelli che fanno riferimento all’ossigeno, all’azoto e, in misura minore, a cloro, carbonio e zolfo.

Non è facile percepire il significato essenziale di questo delicato e continuo processo di formazione dei radicali liberi e il loro “tamponamento” con l’azione pronta e attenta degli antiossidanti, che ne annullano l’azione deleteria.

Purtroppo la produzione di antiossidanti del nostro organismo non è sufficiente a neutralizzare istantaneamente tutta la produzione dei radicali liberi e il risultato resta sempre in difetto. La bilancia di questo disequilibrio può essere rappresentata col piatto pendente dalla parte dei radicali.

In realtà, si può dedurre che tutti i danni molecolari prodotti in ogni parte del corpo aumentano col tempo, dando vita a lesioni irreparabili (malattie, invecchiamento, infezioni ecc.) fino a portare alla morte dell’individuo. Ecco perché è necessario aggiungere dall’esterno tutti gli antiossidanti necessari per annullare lo svantaggio; la natura dispone e offre abbondanti e diffuse quantità di antiossidanti nella frutta, nella verdura, negli ortaggi, nell’olio, nel vino… tali da poter soddisfare ogni esigenza.

Il Ministero dell’Agricoltura americano ha costituito una scala per misurare gli antiossidanti: la Scala ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity), in grado di valutare la quantità di questi alimenti da consumare quotidianamente per evitare i dannosi stress ossidativi.

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