
Agire sulle cause e non limitarsi a riparare gli effetti. Il cuore di questa rivoluzione concettuale nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, sottoscritta con vigore nella recente pubblicazione della Lancet Commision, coincide nell’attribuzione di una posizione di assoluto rilievo alla correzione di due fattori di rischio cardiovascolare fondamentali: l’ipertensione arteriosa e le dislipidemie. Questi elementi patologici presentano un vantaggio strategico di cruciale importanza, poiché le loro avvisaglie possono essere rilevate molto precocemente nella vita, in una fase evolutiva in cui la malattia aterosclerotica è ancora largamente prevenibile o, quanto meno, significativamente dilazionabile nel tempo, permettendo di affrontarla con minore urgenza clinica e maggiore efficacia terapeutica.
Questo approccio preventivo si contrappone nettamente alla logica degli interventi di rivascolarizzazione che, pur essendo talvolta necessari, non fanno altro che rimandare le conseguenze nefaste di un processo degenerativo ormai avviato, comportando costi elevati in termini di organizzazione sanitaria, assistenza ospedaliera e terapia farmacologica di protezione. La Lancet Commission promuove invece una strategia basata sul controllo pressorio preventivo, sulla terapia efficace mirata a target specifici, sull’utilizzo di terapie di combinazione quando necessarie, sull’ottimizzazione dell’aderenza terapeutica e sul trattamento integrato del profilo di rischio globale del paziente.
La realtà clinica attuale, tuttavia, rivela una preoccupante discrepanza tra questi principi teorici e la pratica quotidiana. Il livello di controllo dei fattori di rischio che si riscontra nei pazienti con malattia coronarica conclamata appare infatti molto al di sotto del limite accettabile, come dimostrano studi emblematici quali DA VINCI e SANTORINI, evidenziando una scarsa attenzione al concetto di prevenzione nella pratica clinica contemporanea. Questa situazione riflette il predominio di una mentalità tecnologica che privilegia gli interventi emodinamici, nella convinzione che ristabilire un flusso sanguigno efficace in un determinato distretto dell’organismo possa avere un valore salvifico sull’intero processo degenerativo dell’apparato cardiovascolare.
Il messaggio fondamentale che emerge dalla Lancet Commission è che intervenire sulla natura a tempo debito risulta essere molto più efficace che tentare di controllarla quando è diventata indomabile. La prevenzione attraverso il controllo precoce di ipertensione e dislipidemie rappresenta pertanto l’unica strategia realmente sostenibile per contrastare l’epidemia cardiovascolare globale, permettendo di impedire che le malattie si rendano manifeste piuttosto che tentare di curarle quando sono già pienamente sviluppate. In un mondo in cui le proiezioni epidemiologiche prevedono un drammatico incremento delle malattie cardiovascolari entro il 2050, questo cambio di paradigma dalla riparazione alla prevenzione non costituisce solo un’opportunità clinica, ma rappresenta una necessità imperativa per la sostenibilità stessa dei sistemi sanitari globali.