Trattamenti a base di testosterone rappresentano un rischio per la salute cardiovascolare dell’uomo di mezz’età? La domanda non è oziosa. La FDA, ovvero l’organismo americano di vigilanza sui farmaci, raccomanda studi che si spingano più a fondo nella questione. Supplementi di testosterone vengono di regola prescritti a soggetti maschi fra i 40 e i 65 anni d’età affetti da ipogonadismo, una patologia che compromette la produzione ormonale, a causa di un cattivo funzionamento dell’ipofisi, dei testicoli o di entrambi questi organi dai quali dipende questo ormone che determina effetti primari e secondari sulla sessualità maschile e su altri distretti corporei. Per esempio, al fuori delle funzioni sessuali, dove è sinonimo di erezione insufficiente, calo della libido o sterilità, la carenza di testosterone si manifesta come sarcopenia (perdita di massa muscolare dovuta all’invecchiamento), osteoporosi, diabete di tipo 2 oppure obesità. In attesa di maggiore chiarezza, i farmaci a base di testosterone sono ammessi (anche in Europa) al solo trattamento dei sintomi ad ampio spettro dell’ipogonadismo. Nei giovani, l’ipogonadismo come carenza di testosterone denota uno sviluppo limitato dei testicoli non solo come dimensioni ma anche a causa di una produzione di spermatozoi non adatta alla procreazione. Anche i trattamenti farmacologici steroidei, come radioterapia e chemioterapia, possono alterare i livelli di testosterone nel sangue.
La cura di tipo farmacologico non è sempre necessaria, se non siamo in presenza di ipogonadismo conclamato. Infatti, alcune indicazioni sul regime alimentare e sullo stile di vita possono bastare per migliorare i valori di testosterone. Modificare il proprio stile di vita introducendo l’esercizio fisico costante e una dieta equilibrata in micro e macronutrienti e che faccia perdere peso, fornisce un approccio utile a migliorare i livelli di testosterone e a ritardarne la naturale riduzione.
Ma, dicevamo, è negli adulti, segnatamente nei 40-65enni, che si attendono, ove ve ne fossero, gli effetti secondari cardiovascolari dei trattamenti a base di testosterone. A dire il vero, come suggerisce una metanalisi che si è occupata della questione, analizzando i risultati di altri studi sull’impatto dei trattamenti a base di testosterone, questo ormone parte sotto i migliori auspici per cuore e arterie, giacché gli vengono riconosciuti effetti potenzialmente favorevoli sul rischio cardiovascolare, come l’aumento della massa corporea magra a danno di quella grassa, e un miglioramento sensibile dei valori dell’insulina. Al contrario – ed è qui che casca l’asino – l’ormone maschile aumenta l’ematocrito e fa calare il colesterolo lipoproteico ad alta densità (HDL) ovvero il cosiddetto “colesterolo buono”. Due ragioni per imputare all’assunzione suppletiva di testosterone l’aumento dei rischi cardiovascolari occorsi in taluni studi clinici: ictus e infarto del miocardio. In base alla metanalisi citata, di recentissima pubblicazione su «The Lancet Healthy Longevity», che ha analizzato 17 studi clinici per un totale di 3431 partecipanti, non ci sarebbero evidenze che valori troppo elevati di testosterone causino conseguenze cardiovascolari nel breve e medio termine in uomini 45-65enni affetti da ipogonadismo. «In sintesi, la nostra ricerca indica che il trattamento con testosterone non ha aumentato i rischi di alcun sottotipo di evento cardiovascolare negli uomini con ipogonadismo – scrivono gli autori della ricerca, a contratto con le università inglesi di Aberdeen e New Castle – e non ha identificato alcuna caratteristica del paziente associata a un rischio significativamente aumentato di eventi cardiovascolari durante il trattamento con testosterone. Secondo i risultati della nostra analisi, l’effetto complessivo a breve e medio termine del testosterone sembra neutro». Anche perché, dati alla mano, «il testosterone non ha avuto effetti significativi sulla pressione arteriosa e sui valori di glicemia». Ragione per cui gli uomini affetti da ipogonadismo, possono continuare a essere trattati con il testosterone, in quanto il trattamento si è dimostrato sufficientemente sicuro da un punto di vista cardiovascolare nel breve e nel medio termine.
Frattanto, «uno studio in corso sta studiando la sicurezza a lungo termine del testosterone e – è la conclusione dei ricercatori inglesi – sono necessari studi futuri per analizzare il rapporto rischio-beneficio e il rapporto costo-efficacia della terapia con testosterone a lungo termine».

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