di Riccardo Segato

Stando a recenti stime, il triste primato di sovrappeso e obesità infantile nel nostro Paese è al Sud d’Italia e segnatamente in Campania. Un dato da non sottovalutare: l’obesità giovanile anticipa la comparsa di patologie tipiche dell’età adulta, fra cui diabete di tipo 2, l’ipertensione, l’iperlipidemia, con conseguente precoce esposizione ai principali fattori di rischio noti per le malattie cardiovascolari. Tra le cause sociali, la povertà diffusa, la mancanza di strutture sportive per vincere la sedentarietà e un livello di istruzione più basso dei genitori

Novembre 2015, Save the Children pubblica un rapporto molto duro sulle condizione minorile nel nostro Paese che non poteva passare inosservato a un giornale come il nostro, giacché il disagio giovanile assume anche la forma, per noi allarmante, dell’obesità. ‹‹Bambini senza. Origini e coordinate della povertà minorili›› è, tra le altre cose, un atto di denuncia sull’Italia a due velocità. Accanto a un Nord ampiamente modernizzato di cui l’infanzia recepisce pregi e difetti, al Sud un gran numero di bambini è costretto a confrontarsi quotidianamente con gli effetti devastanti della povertà che caratterizza lo status sociale della famiglia d’appartenenza. A conti fatti, la povertà viene descritta come mancanza di opportunità che agisce sulle condizioni di salute dei più piccoli. In concreto, al Sud i bambini sono più poveri in salute: accanto al dato di una mortalità più alta, spicca la piaga di sovrappeso e obesità. Al Sud sono quasi 2 milioni i sovrappeso e 2,2 milioni i sedentari. Nella valutazione di questo dato occorre partire dalla premessa che il fenomeno dell’obesità tra i bambini sembra aver assunto dimensioni preoccupanti in tutt’Italia. I dati del 2014 citati, diffusi dall’indagine ‹‹Okkio alla salute››, promossa dall’Istituto Superiore di Sanità tra gli scolari delle Elementari, mostrano un leggero miglioramento rispetto agli anni precedenti, tuttavia le percentuali sono ancora inclementi. Siamo il quinto paese dei 41 monitorati a livello mondiale per incidenza di sovrappeso e obesità, stando a stime internazionali peraltro confermate nel ‹‹Libro bianco›› della Società Italiana di Pediatria. Secondo tali stime, la prevalenza dell’eccesso di peso riguarda qualcosa come il 30,7% del campione analizzato, con punte complessive stimabili intorno al 10% per l’obesità e l’obesità severa. Fatto sta che quasi un bambini su 3 è in sovrappeso mentre 1 su 10 è affetto da problemi ben più seri, dalle conseguenze molto pericolose per la salute. A questo proposito, vale la pena rammentare quanto si legge sul sito del Ministero della Salute, e cioè che “l’obesità in età pediatrica si associa a una più precoce comparsa di patologie tipiche dell’età adulta, come il diabete di tipo 2, l’ipertensione, l’iperlipidemia, con conseguente precoce esposizione ai principali fattori di rischio noti per le malattie cardiovascolari”. Con l’avvertenza che una volta instauratasi, “l’obesità infantile è una condizione molto difficile da trattare e oltre il 60% dei bambini in sovrappeso prima dell’età adulta lo sarà anche nella fase iniziale dell’età adulta”. Per avere un’idea del danno permanente per le arterie e non solo rappresentato dall’obesità a tutte le età, ci viene in aiuto, a tacer d’altro, uno studio recente che paragona il precedente eccesso di massa grassa al rischio cardiovascolare nell’ex fumatore. Secondo gli autori di questo studio, apparso su un importante bollettino scientifico americano, sarebbe consigliabile prevenire l’aumento di accumulo di adipe sempre, poiché anche dopo che si è perso peso, il rischio cardiovascolare attribuibile al pregresso BMI massimo raggiunto cala molto lentamente. Tale rischio viene paragonato al rischio residuo che minaccia un adulto che per anni ha fumato e poi smesso, e che magari ha cominciato a fumare proprio durante l’adolescenza. Peraltro, la diffusione del fumo tra gli adolescenti è un altro nervo scoperto nel nostro Paese. Secondo la citata pubblicazione a cura della Società Italiana di Pediatria, il 4,7% dei maschi e il 3,7% delle femmine d’età compresa fra gli 11 e i 13 anni sostiene di fumare almeno una volta a settimana. Un consumo che cresce all’aumentare dell’età: oltre il 19% di maschi e femmine arrivati ai 15 anni ha dichiarato di fumare abitualmente.

Ma torniamo all’obesità. Dal rapporto stilato dalla sezione italiana di Save the children che, a livello internazionale, è descritta come la più grande organizzazione indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini, il dato italiano deve essere scorporato e analizzato nelle varianti regionali per capire meglio l’incidenza del fenomeno. Se in Sud Tirolo e in Val d’Aosta l’eccesso di peso è presente in meno di 1 bambino su 5, e in Sardegna, Piemonte, Friuli e Veneto in 1 su 4, in Campania in quasi 1 bambino su 2.

Se poi si allarga l’osservazione ai ragazzi d’età compresa fra i 16 e 17 anni, come fa appunto Save the children, sulla scorta questa volta di un’indagine Istat, ecco che arriva la conferma che le percentuali non si discostano di troppo: al Sud l’eccesso di peso è pari a oltre il 30% in tutte le regioni ad eccezione della più virtuosa Basilicata, mentre la maglia nera va alla Campania con una percentuale altissima, il 38,9%. Al Nord e al Centro le percentuali sono assestate rispettivamente sul 20% e 25%.

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Così come per gli adulti, il rischio obesità è strettamente correlato alla mancanza di attività anche fra i ragazzi. In una parola alla sedentarietà. I dati riferiscono che i bambini e i ragazzi italiani non sono molto sportivi, tant’è che tra i 3 e i 17 anni meno della metà (48%) pratica uno sport in maniera continuativa, mentre più di 1 su 4 (26,3%) si tiene lontano da qualsiasi attività. Se andiamo oltre il dato nazionale per affinare lo sguardo sul territorio, siamo messi in condizione di apprezzare le sensibili differenze tra le diverse aree geografiche. Dal che appare evidente che i bambini e ragazzi più sportivi (rispettivamente, nel 56,6% e nel 56% dei casi) risiedono al Centro e al Nord-Ovest, mentre appena 1 su 3 si diletta con lo sport al Sud. Di contro, il palmares per la mancanza totale di pratica sportiva va alle Isole, con più di 4 bambini e ragazzi su 10 in Sicilia e Sardegna (nel Nord, sono meno di 2 su 10). Osservati per genere, i bambini e ragazzi sono, in tutte le fasce d’età, più sportivi delle coetanee. Una distanza che si accentua negli anni a seguire. Nell’adolescenza (16-17 anni), i ragazzi che praticano sono il 53,1%, mentre le ragazze il 38,4%. A dire degli osservatori di Save the children “le scelte dei ragazzi sembrano condizionate dai livelli dell’istruzione dei genitori e dalla situazione economica delle famiglie, oltre che dalla disponibilità di campi da gioco, spazi attrezzati, associazioni sportive, realtà fondamentali di cui spesso i ragazzi lamentano l’assenza. Colpiscono in particolare le differenze nella pratica sportiva basate sulla percezione delle condizioni economiche della famiglia: in media, chi ritiene di avere risorse economiche ottime o adeguate pratica sport nel 63,5% dei casi; chi invece pensa di avere risorse scarse lo pratica soltanto nel 46,3% dei casi”. Che l’istruzione agisca da deterrente contro l’obesità è un dato sottolineato in più occasioni dai rapporti Istat. Infatti, se la premessa è che più il livello di istruzione è alto, più aumenta la consapevolezza di quanto siano importanti l’adozione di stili di vita corretti a scopo preventivo, la conclusione è che le madri laureate hanno un minor numero di figli in sovrappeso e obesi rispetto alle madri con la sola licenza Media. A conti fatti, “per ogni minore in sovrappeso con madre laureata, ce n’è uno e mezzo tra le madri prive di istruzione”. Per quanto riguarda l’alimentazione, un dato certo è che alla base di sovrappeso e obesità infantile c’è un consumo regolare di bevande zuccherate. Da solo il consumo quotidiano di bevande zuccherate aumenta la formazione di grasso viscerale a livello addominale.  A dire il vero, non solo le bevande zuccherate ma tutti i cibi dolcificati aumentano tale adiposità che, anche a parità di peso/contenuto di grasso, è un notissimo meccanismo che porterà i ragazzi in sovrappeso e obesi di oggi, una volta adulti, al dismetabolismo con aumento del rischio metabolico (sindrome metabolica, prediabete e diabete mellito) e del rischio cardiovascolare (infarto, ictus e molto altro), come dimostra lo studio condotto da alcuni ricercatori dell’università di Framingham (Massachusetts) e da poco pubblicato.

Fatto sta che, per correre ai ripari, nel Regno Unito, in accordo con il Ministero della salute, è stata messa a punto un App per smartphone in grado leggere il contenuto di zucchero negli alimenti provvisti di bar-code, allo scopo di facilitare i genitori nel riconoscimento del cibo e delle bevande più e meno salutari per i loro ragazzi. Grazie a questa App, sappiamo che una lattina di Coca-cola contiene fino a 9 zollette di zucchero e che un succo di frutta in scatola, formato piccolo, 6 zollette. ‹‹Sugar Smart›› è il nome di questa App, concepita per contrastare sia l’obesità sia la salute dentaria dei ragazzi. Forse qualcuno sorriderà all’idea di questo dispositivo tecnologico, pensandolo solo una trovata bizzarra. Ma se vale quanto ha dichiarato un medico inglese alla BBC, e cioè che il consumo giornaliero per un adolescente non deve superare le 5 zollette, ovvero i 19 g di zucchero, forse è il caso che i genitori la tengano a portata di mano quando fanno la spesa al supermercato, anche perché sembra veramente facile da usare. Sarebbe auspicabile che imparino a usarla anche i ragazzi. Per loro potrebbe essere divertente, oltre che salutare.

Che dite, aspettiamo che la testino oltremanica prima di porci il problema in Italia?

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