Interno del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi degli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato.

«Una donna in gravidanza è sottoposta a un test da sforzo cardiocircolatorio continuo, ma se osserva le norme alimentari e di attività fisica leggera consigliate, fare un figlio per lei può diventare un allenamento vantaggioso». Lo sostiene il dottor Mario Mignini Renzini, direttore Medico del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi e Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato. Che la salute delle donne in gravidanza ne possa uscire rinforzata è un fattore non secondario, valido anche per la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). È bene ribadirlo, perché, specie su quest’ultima, gravano ancora troppi pregiudizi e falsi miti. Uno di questi è la comparsa di una menopausa precoce.

I trattamenti di PMA possono causare una menopausa precoce che accelera la comparsa delle malattie cardiovascolari nella donna?
«La menopausa è un processo determinato dall’esaurimento dei gameti (ovociti), necessari per la fecondazione e la gravidanza. Nelle donne italiane la menopausa si presenta mediamente all’età di 53 anni. L’esaurimento dei gameti è indipendente da tutte le condizioni di gravidanza, di parto, di assunzione di contraccettivi, ma è “semplicemente” legato a un “consumo” mensile di gameti. Le conseguenze della menopausa, anche da un punto di vista cardiocircolatorio, sono legate ad una modifica dell’assetto ormonale e del metabolismo e possono quindi manifestarsi solo nel momento in cui l’evento menopausa si manifesta».

Mario Mignini Renzini, direttore Medico del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi e Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato.

Quali fra le malattie dell’apparato cardiovascolare sono inconciliabili con la PMA?
«La gravidanza raggiunta grazie ai trattamenti di PMA non è una gravidanza “diversa” da quella spontanea, se non per il fatto che potrebbe presentarsi in una donna di età più avanzata e/o per l’aumento del rischio di gravidanze gemellari, nel caso in cui vi sia il trasferimento di più di un embrione per ciclo. Nel caso di paziente affetta da malattia cardiovascolare e desiderosa di prole, è lo specialista in malattia cardiovascolare che deve dare “l’assenso” alla possibilità di cercare una gravidanza, considerando – sulla base delle fisiologiche modificazioni cardiocircolatorie della gravidanza – se la paziente è in grado di affrontarla. Se la gravidanza insorge spontaneamente o con PMA è condizione indifferente, ad eccezione della eventuale raccomandazione di evitare, per quanto possibile, il rischio di gravidanza gemellare limitando ad uno il numero degli embrioni trasferiti per ciclo di terapia». 

Differenze fra procreazione naturale e assistita, ce ne sono da un punto di vista cardiovascolare?
«La gravidanza ottenuta grazia a trattamenti di PMA non è diversa da quella spontanea, come già accennato in precedenza. Può essere invece registrata una differenza tra gravidanza singola e gravidanza gemellare – che siano esse raggiunte in modo naturale o mediante trattamenti di PMA – in quanto quella gemellare presenta maggiori rischi sia per la mamma che per i feti. L’incremento del numero di gravidanze multiple, registrato negli ultimi anni, è riconducibile sia all’aumento di trattamenti di PMA sia a un innalzamento dell’età della donna al momento della prima gravidanza. L’età della mamma, infatti, incide notevolmente sulla possibilità di avere una gravidanza multipla anche in maniera naturale. Dopo i 35 anni si assiste, in maniera variabile per ogni individuo, a una riduzione della fertilità legata anche alla diminuzione della quantità e della qualità degli ovociti disponibili».

Fra i trattamenti di PMA, come viene classificato il rischio di insorgenza di tumori?
«Quando si parla di terapie ormonali legate ai trattamenti di PMA le donne esprimono talvolta timori sui possibili effetti che queste potrebbero avere sulla loro salute, tra cui il rischio di sviluppare una patologia tumorale. Queste cure spesso vengono erroneamente definite “bombardamenti ormonali”, terminologia che mette in luce una preoccupazione diffusa ma che non rispecchia affatto le caratteristiche né gli effetti delle terapie ad oggi impiegate per la stimolazione ormonale, che, oltre ad essere estremamente sicure, vengono personalizzate in base alla anamnesi specifica della singola paziente».

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